incipit

18 giugno 2009

“Non me ne frega niente delle dimensioni. L’Italia è piccola, questo si sa. Figurarsi la provincia, specie quella in cui vivo: tutto ciò che la tocca lo è. Tutto ciò di cui è fatta. Ma si può dire lo stesso dell’esistenza di una persona? Dei suoi sentimenti e degli eventi che contribuiscono a suscitarli, alimentarli, plasmarli? E’ davvero più eclatante, se si è vissuti in America, in Russia oppure in Cina, ciò che si prova allorché nella sua allucinante estraneità lo sconosciuto – diciamolo: il vecchio – si affaccia un bel mattino allo specchio; o quando inaspettatamente, con quel suo segreto rumore di foglio, il respiro si straccia – e siamo solo al terzo dei venti gradini che ci separano dalla porta di casa? Magari sì e apparirò ridicolo, ma quel libro – il mio libro – che non presentando nulla di lontanamente autobiografico è passato pressoché inosservato persino ai suoi destinatari naturali – amici e affetti – è stato l’evento capitale della mia vita da adulto, il sesamo attraverso il quale mi sono lasciato alle spalle una giovinezza favolosa, insincera, rovinosa e sterminata per fare ingresso un altro tempo, certo assai differente ma non meno spinoso, confuso e irto di incognite”.

Quattro anni fa, pensavo. Dio santo. Dove sono stato?

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