fragmentum 1999

4 luglio 2009

ma quell’amore?,

quale?

qual’era?

l’amore che è dentro, dentro sconfitto, fra ossa e occhi sbarrati … vivo, almeno? d’un tratto in questo tramonto!, pensavo, ma come? possibile?, che cazzo ci fai lì fuori!, dicevo, e dappertutto!, e quando sei uscito?!?, che non può sopportarsi sepolto in case e matrimoni in progetti e relazioni e che non può essere detto e che talora disdegna anche il sesso, che uccide sé stesso – un’implacabile ascesa d’aurora brulica piano a sommergerti trascina fuori, in un fluido più fluido dell’acqua e certo irreale…, rallenta, rallenta!, dicevo…

e allora rallentavo, accostavo al guard rail, l’erba del clivio era rasata e odorosa e l’acqua del povero Bacchiglione infestato era placida e verde striata di rosa e anche qui e lì marroncina e gialla e cobalto, e io ero incredulo per quanto mi stava accadendo e dicevo, ma cosa sei?, sei tu, cazzo!, e qui?, proprio qui, adesso, così?, e lentamente aprivo la portiera, scendevo, giravo attorno alla macchina andavo al guard rail e lo scavalcavo e piano, facendo attenzione percorrevo la scarpata dell’argine e non so cosa mi stesse accadendo, ma ero felice e sussurravo a quanto sentivo, sei tu!, sei tu!, e andavo sull’acqua, quell’acqua che so bene ch’è lurida e infetta, ma era rosa

e immergevo le mani in quel rosa

e mi veniva da bagnarmi il viso

e sentivo i pezzettini d’erba odorosa appiccicati alla fronte e alle guance

e mi portavo le mani alle tempie

e saltellavo sulla riva

e ridevo

ridevo e dicevo

porca vacca!

qui eri!, qui!

dopo tutto questo tempo, qui!

qui!

e facevo gridolini ridendo

e saltellando guardavo i podisti e dicevo

podisti!

podisti!

E agitavo le braccia per salutarli

qui eri!, qui!, adesso, in questo momento!, dov’eri?, dove t’eri andato a ficcare!

ringraziavo

quand’ecco sentivo un peso all’inguine e qualcosa chiamava

stronzi!, al plurale parlavo, non si può mai stare in un Mondo che l’altro reclama e si scazza!, sempre così siete, cazzi di Mondi!, e v’amate, in realtà, voi che a vicenda vi fondate reciprocamente vi smentite, fessi!, disonesti! E mi mettete in mezzo a me!, dicevo, e poi qualcos’altro chiamava, dall’alto

signore?, dice,

signore?

signore, ripete

e io mi giravo con la testa nelle mani, avevo capito, è così che va

bisogna venirsene via!

signore, si sente bene?, dice la voce dall’alto della dorsale

e li vedevo, i ciclisti

cazzi di ciclisti!

bellissimi

e pensavo agli Emissari vestiti da ciclisti con i buchi per le ali, su questa via di Damasco fra la Guizza e i Quattro Martiri

e io risalivo con le mani sulle tempie

e questi marziani che mi guardavano fissi e come si guarda un feto nel monitor

si!, dicevo con il fiatone

tutto bene, signore?

si!, si!, dicevo

sto bene!, benone!, tutto bene, e scivolavo sull’erba umida piena di moscerini

e mi rialzavo

ecco!, adesso torno

ah bene!, facevano gli angeli

e io mi scrollavo l’erba appiccicaticcia

e mi passavo le mani sul viso bagnato

devo avere anche sudato, perché avevo una luna scura sul petto e gli aloni sotto le ascelle

allora noi andiamo!, dicevano loro, si, è tutto okay, ho capito, non è il momento

comunque so chi siete,

eh?

siete Voi!

ah…, fanno guardandosi

adesso ritorno!, ritorno, non c’è problema

presto, però per favore…

ma sì, certo!

e mi giravo a guardare verso il fiume, e poi dicevo, va bene, bisogna tornare,

arrivederci!, dicono gli angeli infilando le pedaliere, dovevano avere un rapporto astrale sul rocchetto, mezza pedalata erano già a venti metri, cazzo, non avevo nemmeno spento il motore, pensavo,

e mi giravo di nuovo e avevo un po’ male

alla pancia, un male bellissimo, come quando si viene di notte senza toccarsi che bisogna proprio che tutti i fluidi del corpo e tutte le fibre facciano uno sforzo enorme perché non c’è nulla di reale e non c’è nulla che faccia attrito è pura forza di spirito che solleva e mescola e spinge

ventre universo

quella sensazione violentissima che si ha soltanto nel sogno

nel vuoto

che cos’è!, cosa sei!,

e il batticuore

guarda te, se proprio qui, continuavo a borbottare e sentivo che già mi prendeva la voglia di ragionare, cos’è?, cosa sei?, dicevo, chiudendo, che senso ha?, che ci ritornerò migliaia di volte in questo posto

e magari a quest’ora (certo, senz’automobile)

e ci saranno tramonti altrettanto meravigliosi

e podisti con cani e parenti

e l’erba dell’argine sarà tagliata

e così odorosa di genitali

e ciclisti naturalmente, ciclisti!

e la stessa rarefazione d’automobili

eppure, niente

da non crederci

niente

e, pensavo, dove andrò adesso?, è per questo, mica per niente che poi ci si scazza, pensavo, e le donne in particolare chiudon la testa sempre a pensare e a dare valore alle cose, come diceva Vanda ai bei tempi terribili “i miei pensieri devono avere oggetti concreti sui quali far presa”, capisci? e lo diceva col viso bianco d’una tensione tremenda, i cui veli si laceravano, “perché devo sapere cos’amo, devo essere certa di quello che so, perché amare quanto non posso conoscere mi fa impazzire”

non so se mi spiego, dicevo

e pensavo al lavoro e pensavo alle cose e pensavo: strano, ma vero, e a suo modo anche giusto, la gente non può mica impazzire, si lega a quello che sa e che si lascia conoscere, e rende reali i rapporti

ruote ferrate

necessità scelte (!)

e io?, che passo il mio tempo a pensare e pensare, che so benissimo che non c’è senso che si possa curare davvero, eppure sono costretto a pensare e pensare, perché è nella mia natura, e non posso mai smettere, perché è un bisogno, voglio dire, fa parte di quel che in me è, tutti questi pensieri che sono prove di collegamento, e io so che non collegano e pure non posso non farne sicché che le cose significhino, e questo bisogno è tanto violento che nello smarrimento, nel distacco, nella fine, o nella paura della fine, diventa l’unico, non si mangia più, non ci si veste più, non si fa più l’amore, non si desidera altro e diventa paranoia delirio indiziario e schiude le porte alla dimensione demonica – ch’è dimensione di verità, anch’essa, purtroppo

e poi t’imbatti,

così,

in questi misteri

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Una Risposta to “fragmentum 1999”

  1. Gioia said

    Non so perchè ma a rileggerlo – mi è capitato più volte – questo frammento mi mette addosso una strana calma, quasi una pace, come essere fuori dal tempo

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