senza contar tutto il resto

5 agosto 2009

In piedi alle 7, tre ore di sonno, portata Gioia in stazione, cercata non senza difficoltà un’edicola aperta per acquistare il Mattino e veder se c’è roba su konz – potrà ricevere visite?, ne avrà ricevute?, avrà visto o sentito qualcuno? Max mi diceva: è terrorizzato e solo, Annamaria, la sua morosa storica, non sapeva niente, dalla Germania dove da qualche mese lavora si è però immediatamente precipitata; è l’unica persona su cui possa contare, lui non ha un soldo, anche se pare che “gli amici” non intendano appioppargli spese legali – trovato un baretto letto il Mattino da cima a fondo, molto smilzo del resto in questo periodo: quattro pagine dedicate a truffatori invero assai originali, amanti cioè di soldi facili belle donne e auto costose, poi in banca, prelevati i mille euro prestati dalla Cirri, la mia sorella più piccola, quindi alla posta, pagate le multe, tornato a casa a recuperare casco e altri soldi, lasciata giù l’auto salito sul tram, letto Davide di Carlo Coccioli da pagina 137 a pagina 145, passato alla centrale di polizia per dissequestrare la moto, recato by feet all’autorimessa dov’era depositata, sborsati altri 130 euro di trasporto e custodia, quindi in moto dal concessionario per la revisione – col rischio di 1700 euro di multa più 3 mesi di sequestro amministrativo per circolazione senza libretto ancora sotto requisizione – constatato che le ruote son troppo grandi e vanno sostituite: montate nuovissime quest’inverno con notevole risparmio grazie all’amico che lavora in Aprilia: un affarone, ecco qui il risultato; ordinate le ruote, corso  all’officina delle revisioni, incappellato nel logaritmo viario fra Sheraton, “Archi di Luce”, Ikea e Raccordo A4, arrivato troppo tardi, tornato dal concessionario, che riesce a farmi firmare ugualmente i documenti (cosa cazzo mi ha mandato a fare, allora?), tornato by feet in centro a prendere il tram, sentita nel frattempo sia Gioia, che mi teleguida in queste delicate faccende inventando le palle che sparo a mia madre cui riesco a nascondere i fatti e a farmi dilazionare il prestito dell’auto, che mia madre stessa, appunto, che mi racconta della visita guidata di ieri alla chiesetta di Pozzoveggiani, bevuti un caffè e una coca da Mario, che però non c’era, guardata la bancarella dei libri usati, di fronte al bar, preso da luttuoso disgusto e conati di inutilità e sgovenate meditazioni sulle 18 multe che mi rimangono da pagare, guardata una rumena bellissima con un vestito bianco molto semplice e trampoli da 25 centimetri, domandatomi come cazzo faccia Gioia a volermi bene, fesso come mi ritrovo, salito mestamente sul tram, riaperto Davide di Carlo Coccioli lasciato a pagina 145 fino a pagina 152, accarezzato il bastardino dei vicini che fa sempre un sacco di feste e somiglia preciso al cagnetto di Cirri morto qualche anno fa e seppellito in campagna – un posto fra  olmi isolati e argini maestosi dove ogni tanto si reca a pregare e in cui una volta mi ha accompagnato,  bellissimo, ma che non saprei mai rintracciare – chiesto a mia sorella maggiore, che vive con me, un anticipo sulla quota del mutuo, ritirato in camera al fresco dell’interrato, messo in mutande, fatta una doccia, risposto all’appello della natura, svuotata l’acqua del deumidificatore,  girata una cicca, sentita nuovamente Gioia “sei sveglio?, ma era tanto seccata tua sorella?, bacio”, aperto il computer, salvato quel che ho potuto dalle due acche crashate iernotte, letto vibrisse che è il sito del maestro, dove tira aria un po’ strana, come dire?, di sgombero, aperto il taccuino, incrociate le cose appuntate ieri al lavoro: “il tono del Davide è quello del giubilo, del trionfo, della festa, Davide è un romanzo giubilante (guarda la parola giubilo, diocaro, sul vocabolario)…” chiuso il taccuino con gran capatonda, pancia intronfiata e prurito – aperta la finestra e guardato il cielo sull’erba alta oggi azzurrissimo.

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