allegria di naufragi

7 agosto 2009

Stazione, polizia, motorizzazione, concessionario, mamma. Da mamma: riesco a eludere più che sensate obiezioni alla palla sparata per ottenere da Cirri il prestito di 1000 euro che mi è servito a dissequestrare la moto che tuttavia non mi hanno restituita non essendo pervenuto il fax vidimato del libretto di circolazione  da parte della motorizzazione civile e chiudendo oggi sia concessionario che officina abilitata alla revisione  per andare in ferie – ergo sono a piedi o meglio in auto, di mia madre, dalla quale ho ottenuto mediante ulteriore arrotondamento pallistico un’ennesima dilazione del prestito-auto riuscendo contestualmente – avendo detto che i mille euro servivano come anticipo  sulle spese all’avvocato delle famigerate 18 multe – a rasserenarla sull’onestà dell’avvocato stesso e soprattutto circa la mia salute mentale. Uno strepitoso guizzo affabulatorio mi ha miracolosamente permesso di nebulizzare il terzo grado per il quale ero stato convocato in foschia misticheggiante e di convincerle a far desistere mia cugina, avvocatessa, dal raccogliere informazioni sulla pura e semplice esistenza, in primo luogo, e in secondo  sulla reputazione – “dite al coglione che 1000 euro di anticipo sulle spese per una causa del genere sono una truffa!, tanto vale pagarle!” – dell’avvocato suddetto, tessendo laudi intorno ai  suoi santi trascorsi di umile volontario comboniano e motivandone la temporanea irreperibilità – “come, non c’è?, oh signore!, non non si fa trovareeee?” – con un viaggio di lavoro presso la missione africana dei frati che già l’ospitò – “gli anni più belli della mia vita” – in qualità di contabile tuttofare (il che per altro è vero). Puoi parlargli di me?,  ha detto Cirri. Ti prego! Gli diresti se mi trova un posticino, lì con loro?, ha continuato, illuminandosi tutta. Ehm. Certo. Appena torna. Sicuro. Che bellooo! Mia madre si è subito associata: piacerebbe tanto anche a me!, sarei andata subito, avessi potuto, qualche anno fa! Nel frattempo è arrivata l’altra sorella, quella che vive con me, ed è in cassa integrazione. E’ entrata imprecando perché quelli del CAAF hanno fatto casino e si è trovata a pagare in una volta sola tasse da ripartire in tranches stagionali. Niente da fare, le hanno detto, fa fede quel che lei ha scritto – non importa, racconta, avesse dato disposizioni all’impiegato, e l’impiegato avesse garantito di fare quel che lei domandava. Quella di questo mese è la sua ultima busta – sia pur da cassintegrata: l’azienda, infatti, chiude i battenti (bancarotta in forte odor di fraudolenza). Pagate le tasse, mia sorella possiede 34 euro. Non mi risulta abbia fatto colloqui, in questo periodo. In azienda, mi ha detto, non ci vuol tornare più. Mi hanno rotto il cazzo!, ha sbottato. Sto per uscire quando mia madre, richiamandomi in cucina e chiudendo la porta (strepiti e boati dal salotto) mi fa: fra due anni, quando ti passerò la proprietà della casa in cui vivi (di cui sto pagando le rate trentennali), non ti aspettare che mi accolli le spese. Spiegati, le faccio. Farò una donazione, dice. Ma ci saranno da sborsare più o meno 2000 euro di notaio. Mi spiego?

Fuori, sotto il sole, aprendo la portiera, sto sudando. Ho 43 anni, penso. Finirò di pagare fra circa 27 anni. Avrò 70 anni. Con ogni probabilità non percepirò pensione, perché lo stato non sarà più in grado di erogarne. Avrò destinato – lo sto facendo – una percentuale dello stipendio a una pensione integrativa, sempre che qualche catastrofe culturale (l’estinzione dei cinema) o scandalo finanziario (la definitiva bancarotta nazionale) non sfracelli ogni cosa. Avrò, se  va bene, qualche miracolato soldo di liquidazione. Vivrò come adesso, penso. Nel seminterrato, con meno della metà dei soldi che guadagno ora, quindi circa 450 euro. Se avrò fortuna, di sopra, ci sarà qualche affittuario; lo immagino sempre più giovane, rispetto a me, con il passar del tempo… Duemila euro?, dice Gioia, poco dopo, al cellulare. E dove li trovi? Ti rendi conto si o no che fra una puttanata e l’altra stai accumulando montagne di debiti? Irresponsabile! E poi cazzo, è come una muffa! Non fa che rigenerarsi! Te ne rendi conto? Quand’è che pensi di affrontare la cosa? Lo capisci che ne sarai sopraffatto? Ti rendi conto che oltre a tutte le cazzate che fai, sei legato, sempre più? Che se non decidi ora di liberarti, casa e famiglia ti risucchieranno, e soccomberai? Ricorda che io, questa vita, non la faccio!

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