gli attriti di scurati

11 agosto 2009

Su Repubblica il 7 agosto c’era un’intervista di Loredana Lipperini ad Antonio Scurati, secondo arrivato – per un solo voto di scarto – al Premio Strega 2009, assegnato il 2 luglio scorso, con Il bambino che sognava la fine del mondo. Nell’intervista Scurati si scagliava contro Tiziano Scarpa, vincitore del premio con Stabat mater, il quale qualche giorno prima aveva rilasciato a Vanity Fair un’intervista in cui, sia pur con la consueta misura – dote di cui, in tutta franchezza, Scurati non par minimamente attrezzato: “Scarpa è il simbolo della degenerazione della società italiana” – non gliele mandava esattamente a dire.

Lucio, il mio collega laureato in lettere, mi mette al corrente della diatriba. Ama entrambi gli autori, ma si schiera a gran voce con Scurati, che considera prima che un grande scrittore (Scarpa, nell’intervista a Vanity Fair, lo definisce un “ottimo scrittore”), uno fra i più lucidi intellettuali del corrente panorama culturale. Lucio si è laureato con una tesi sulla canzone d’autore, ma credo abbia fatto un esame sulla comunicazione di massa portando in discussione anche alcuni saggi del bergamasco (prima che romanziere, esperto di mass media). Benché adori cantautori e poeti, o proprio perché ha di queste venerazioni, mi colpisce molto il significato che attribuisce alla parola “intellettuale”. A parte la decrepitezza (e la connessa puzza – di vate) dell’aura relativa alla “figura” (evidentemente dura a morire; Scurati, tra l’altro, si vorrebbe engagè), mi sorprende non soltanto che, per Lucio, in quanto docente universitario e  autore di testi scientifici, Scurati sia o eserciti la funzione  dell’intellettuale di mitologica memoria (io direi che semmai è ed esercita la funzione di accademico); ma soprattutto che  come intellettuale-di-professione egli possa obiettivamente vantare una consistenza culturale superiore a quella di Scarpa – un semplice, pur se eccellente, “scrittore”. Il colpo di grazia (o dello Strega), tuttavia, Lucio me lo infligge declamando un passo della suddetta intervista, allorché staccando gli occhi dal foglio, con l’estatica espressione di chi abbia appena saggiato l’incontrovertibile, afferma: ma la senti questa frase, che roba? Cazzo, è magnifica. Ora, non so, ditemi voi: riporto il contesto per intero e giro la “frase magnifica” in corsivo:

“Nell’intervista a Vanity Fair Scarpa elenca i miei successi in campo giornalistico, accademico, editoriale e dell’organizzazione culturale insinuando l’infame sospetto che li abbia conseguiti grazie a favori da parte di potenti. Questa è una tipica mentalità da spirito del risentimento, una delle sintomatologie più chiare della degenerazione sociale”.

Capire, al limite – ammesso ci sia qualcosa da capire – capisco – voglio dire: “se lo dice lui”. La frase del resto mi sembra troppo mal congegnata, inutilmente sonora, opinabile, vacua e – ripristinatone sintatticammente il senso – furbamente  generica, per perderci più di un istante: fa schifo.

Riporto un’altra pepita, da intellettuale d.o.c., oltre che da artista di prima grandezza:

“L’unica possibilità per chi prova disagio è stare dentro la macchina, consapevolmente, e fare attrito con la propria persona”.

Anch’io ogni tanto faccio attrito, devo dire. Ma preferisco il cesso.

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7 Risposte to “gli attriti di scurati”

  1. Gioia said

    Scurati è fantasioso. Non si può certo dire non sia originale. Per esempio, un paio d’anni fa mi sono imbattuta in una sua intervista su Glamour – mensile femminile – in cui, sull’onda di “Una storia romantica”, da poco pubblicato, diceva la sua sull’amore eterno. Alla giornalista diceva che no, non esite più l’amore eterno, per colpa delle donne e dell’introduzione della pillola anticoncezionale come contraccettivo di uso comune. Che, a pensarci, come pensiero è piuttosto originale. Quasi spericolato. Ma proseguiva – insegnando Teorie e Tecniche del linguaggio radiotelevisivo ha voce in capitolo – dicendo che un altro colpo mortale all’amore eterno veniva dato da serial come “Sex and the city”, modello di emancipazione immorale e libertina. Ora, dopo cinque minuti di “Sex and the city” anche un bambino capirebbe che le quattro protagoniste ricche, famose e uscite dalle pagine di Vogue (pilastri del serial sono scarpe e borsette), altro non vogliono che il principe azzurro. Quello delle favole. Certo, sono un po’ più libere nei rapporti coi maschietti rispetto a nonna Abelarda, ma è difficile non pensare a “Sex and the city” come a un prodotto (sì, proprio un prodotto) estremamente conservatore. Scurati è un creativo. Ha creatività da vendere. Dotato di enorme immaginazione. Infatti, nella famigerata intervista di due anni fa proseguiva confidando alla giornalista che mai avrebbe potuto innamorarsi di lei e pensare di avere un rapporto duraturo, eterno. Perchè in fondo agli occhi della donna “vedeva” tutti gli uomini passati e le cose fatte. Non solo è fantasioso ma anche aperto di vedute, moderno. Postmoderno.
    Ognuno considera intellettuale o artista chi vuole, mi par di capire. Non ci sono regole. Forse l’unica è quello di trovare il presunto tale nella prorpia lunghezza d’onda.

    • mbrt0 said

      Eh, Gioia, anche tu! Sei prevenuta. Non hai compreso la provenienza dell’autorità di Scurati (in effetti: un autore più autoritario che autorevole). Egli è infatti una forza del passato, pasolinianamente; una ben nota forza del passato.

      • Gioia said

        “Io sono una forza del Passato.
        Solo nella tradizione è il mio amore.
        Vengo dai ruderi, dalle chiese,
        dalle pale d’altare, dai borghi
        abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
        dove sono vissuti i fratelli.
        Giro per la Tuscolana come un pazzo,
        per l’Appia come un cane senza padrone.
        O guardo i crepuscoli, le mattine
        su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
        come i primi atti della Dopostoria,
        cui io assisto, per privilegio d’anagrafe,
        dall’orlo estremo di qualche età
        sepolta. Mostruoso è chi è nato
        dalle viscere di una donna morta.
        E io, feto adulto, mi aggiro
        più moderno di ogni moderno
        a cercare fratelli che non sono più”.

        Lo so, è crudele: come buttar giù un castello di sabbia con un carroarmato…

  2. mbrt0 said

    vedi perché ho paura di te?

  3. Donata said

    Cara Gioia,
    non possiedo la tua cultura, ma leggo:
    “Dotato di enorme immaginazione. Infatti, nella famigerata intervista di due anni fa proseguiva confidando alla giornalista che mai avrebbe potuto innamorarsi di lei e pensare di avere un rapporto duraturo, eterno. Perchè in fondo agli occhi della donna “vedeva” tutti gli uomini passati e le cose fatte. Non solo è fantasioso ma anche aperto di vedute, moderno. Postmoderno.”
    Più che aperto di vedute, moderno, mi sembra un conservatore razionaloide, che sa mettere giù la storiella in modo colto, facendo esercizio di comunicazione (ah, come vorrei anch’io saperla mettere giù così!). Non posso innamorami di te perchè vedo tutti gli uomini passati presenti futuri, cioè è DIO. Ma il messaggio che si coglie nei sottotitoli è offensivo.
    L’amore eterno non credo appartenga alla ragione, o all’esercizio più o meno elevato della comunicazione, né tanto meno alla sfera divinatoria: credo sia amare consapevolmente e senza condizioni, in quel momento, che senti eterno.
    Donata

  4. Gioia said

    Cara Donata,
    infatti la frase “dotato di enorme immaginazione” ecc. era ironica. Concordo con te su tutto il piano. Scurati ne esce (spesso, se non sempre) come un conservatore misogino. Quell’intervista era pesantemente offensiva e retrograda. Sul moderno, postmoderno e forze del passato, si citava Pasolini proprio perchè lui, che diceva di essere una forza del passato era più moderno di ogni moderno. Al contrario di Scurati, che si definisce outsider e originale, ma a me pare di sentir odor di polvere, se non d’incenso…

  5. mbrt0 said

    Ciao donata, il tuo commento mi ha fatto tornare in mente una concezione suppergiù nicciana – o meglio, che veniva utilizzata in modo nicciano (cioè alla Nietzsche) del Tempo con la T maiuscola, che avevo sentito questa primavera in una conferenza su differenti concezioni, appunto, del tempo… il tempo è fatto di attimi ma gli attimi non-sono (un po’ come accade con la materia, che atomicamente è vuota), e in qualche modo sono o riconducibili al suo “anti”, cioè l’eterntà. Bel commento!

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