reliquia

18 agosto 2009

La faccenda dei dialetti è come quella delle osterie. Splendide, certo, alcune: rustico guarnito, e finto povero tout court. Due fette di prosciutto, una lacrima di rosso. L’autenticità, la veracità, il popolo, la tradizione. Tutto ristrutturato ad arte: i ferri nel camino, la cianfrusaglia ai muri, la polvere sui fiaschi. Sicuro. Ma la messa è finita, volenti o no. E questo metter sotto vetro si attaglia agli obitori, ai commercianti d’organi, agli animali morti.

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