lido 4

6 settembre 2009

Pretto manifesto di una mente che da tempo ha smarrito senso di sé, della posizione da cui osserva il mondo, dello stato in cui versa la compagine sociale e politica presso la quale per decenni ha creduto di avere dimora, Le ombre rosse del pensionato Citto Maselli, la più brutta e irrecuperabile pellicola vista finora a Venezia, mi ha fatto male al cuore. Vi si narra il naufragio dell’amoroso incontro fra i giovani di un centro sociale romano, strenuamente versato in un meritorio novero di attività pressoché missionarie e un manipolo di famosissimi vecchi intellettuali marxisti intesi a trasformarlo in una prestigiosa istituzione culturale. Premiato dal sindacato dei giornalisti per l’impietosa autoanalisi politica ed encomiato da alcuni critici per il coraggio con il quale, da sinistra – naturalmente con i soldi del fondo recentemente tagliato per lo spettacolo – affronta il disastro generazionale culturale ed elettorale della sinistra stessa, Maselli non disconosce l’amarezza e a tratti il livore che alimentano i più profondi motivi di questa sua uscita, ma confida nella scossa e auspica che il film, sia pur dolorosamente, possa servire a provocare un dibattito sulle ragioni – dalle ambiguità di chi partendo rivoluzionario si è poi venduto sul mercato, alla sterile intransigenza dalle tonalità messianiche di chi invece è rimasto duro e puro – che ne hanno determinato gli esiti; dibattito del quale, tuttavia, nei termini in cui esso viene a delinearsi nel corso del film, non solo non può darsi urgenza ma risulterebbe pernicioso se non addirittura offensivo anche soltanto formularne l’abbozzo. Non che io creda vi sia qualcuno disposto a prender sul serio la cosa. Né, d’altra parte, che le sordità e le afasie cristallizzatesi in un trentennio di metastasi identitaria e disintegrazione storico-ideologica siano questioni irreali. La semplice presa in carico del problema, per altro puramente verbale e nei modi in cui esso verrebbe riportato da qualsiasi rotocalco di regime, pare anzi l’unico remoto riverbero di una realtà alla quale chi filma, come un sonnambulo, sembra tornare dopo decenni – concesso, beninteso, vi abbia mai veramente messo piede; sospetto che si fa più dolorosamente fondato man mano che il film entra nel vivo (si fa per dire). La qualità delle immagini, la ricostruzione degli ambienti, la natura dei personaggi accumulano quantitativi di deficienza e improntitudine (una su tutte: il misterioso fondatore del centro sociale che, sconfitto e disilluso, si suicida a birrette) semplicemente sbalorditivi, mentre i velari dell’arteriosclerosi obnubilano tutto ciò che in questo film, e non è poco, investe la sfera della parola. Formulato il problema – il disastro storico-generazionale della sinistra – tutta l’empiria necessaria a metterlo in scena si rivela tanto sballata per selezione e dosaggio quanto lo sarebbe, in un documentario sul volo degli uccelli – che, rimanendo in metafora, sarebbero i giovani del centro sociale – filmare il nuoto di un banco di tonni. Cos’è successo ai nostri vecchi?, viene da domandarsi: mica son presi così Philip Roth, di cui è uscito in questi giorni l’ennesimo romanzo, o Cormac Mc Carthy, autore de La Strada, di cui è stata presentata la tutto sommato passabile versione cinematografica. Cos’è successo ai loro cervelli? E’ stato il partito a ridurli così? La militanza? Ho l’impressione di si: quel che di essa, bene incistata nell’odiato sistema, permane. Come può essere promosso e premiato, infatti, un film del genere; come può trovare una sola persona disposta a finaziarlo se non attingendo a fondi pubblici, mercè la salda occupazione di posizioni di potere, sia pur residuale, e potendo far leva su cospicui  e rodati sodali – il problema della cosiddetta sinistra è cosituito, si direbbe, dai molteplici Maselli ancora in circolazione: molto più che uno sparuto manipolo di insignificanti ancorché potenti pensionati – annidati in altrettanti gangli, pretendendo di illustrare quei mali di cui si è l’evidentissima e colpevolmente inconsapevole incarnazione? In tempi di putrefazione antropologica, sfascio economico, mutilazioni alla spesa, accade di assistere all’incoraggiamento, al finanziamento e finanche all’encomio di ottantenni palesemente viziati, avulsi dal mondo, completamente immersi nelle magagne di quegli ex rivoluzionari datisi a mercato e carriera nelle fatuità rifritte di quei baroni universitari in fregola nelle pauperistiche verità monolitiche di quei missionari della rivoluzione che un film come Le ombre rosse vorrebbe criticamente rispecchiare, rendendo almeno conto di come la strega che si intende cacciare coincida con il suo cacciatore; il cui unico pregio invece consta della propria categorica inguardabilità, trascorrendo di inquadratura in inquadratura dal piano malinconicamente inclinato del fraintendimento multiplo (estetico-artistico) a quello inesorabilmente orizzontale dell’equivoco assoluto (politico-esistenziale).

Annunci

Una Risposta to “lido 4”

  1. Gioia said

    Persi i valori assoluti e in balìa di se stesso… Purtroppo uno dei mille problemi che ha questo disgraziato magma che in Italia ancora qualcuno tenta (con nostalgica fantasia) di chiamare sinistra è il suo totale scollamento dalla realtà. Molle, insignificante, vigliacca, si affanna, in apnea, a rincorre una destra criminale che, in una società ormai lobotomizzata e asfittica, ha uno scarto irrecuperabile. E mentre quotidianamente si assiste, privi di indignazione (e questo è imperdonabile), alla bancarotta – politica, morale, economica, sociale – di questo paese, gli imborghesiti comunisti che furono, ammorbiditi nei gesti, nelle parole e soprattutto nelle convinzioni, ci propinano l’ennesimo insostenibile, inutile e posticcio tentativo di critica dall’interno. Compagni, autocritica. Peccato che quella in questione non graffi, non morda, non scuota. Ottenendo, tragicamente, di allontanare ancor di più la base dalla dirigenza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: