alle 4 del mattino

19 ottobre 2009

del dieci maggio dell’anno scorso mi sono svegliato e su un foglietto volante che l’indomani ho inserito nel taccuino del periodo, ho frettolosamente annotato:

“Dovrei fare una scheda per tutti i miei colleghi di lavoro. Che animale ricordano. Oppure che oggetto. O che automobile. Che odore hanno. Qual’è la loro mansione. Se fanno altri lavori. Se ne hanno fatti altri. Se hanno morose, mogli, fratelli, sorelle, genitori e figli. Di che cosa parlano. Se qualche ritornello o tormentone o fissazione domina il loro discorso. Che cosa desiderano. Qual’è la loro opinione politica. Che cosa gli piace. Quale bestemmia dicono più spesso. E poi cercare di far lo stesso anche per i vecchi colleghi. E quelli più vecchi ancora. E poi un po’ per tutte le persone che appaiano, o siano apparse, conservandosi per un certo periodo con qualche stabilità e frequenza, nel raggio attivo della mia vita”.

Immagino di essermi riaddormentato di botto. E come un sasso.

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Una Risposta to “alle 4 del mattino”

  1. monica said

    non sono apparsa e non mi sono conservata, però sono al lavoro e non ho voglia di lavorare e ho appena scoperto questo luogo dove posso leggere le cose che scrivi e sono contenta e eccitata perché mi piace che scrivi perché mi piace cosa scrivi e come scrivi e boh, per gioco, o passatempo, ho pensato di rispondere alle domande che faresti ai colleghi, perché mi sembra una cosa divertente, un modo per scrivere un po’, e io avrei sempre voglia di scrivere e non lo faccio mai. ciao

    Ricordo il piumino bianco sul letto quella volta che avevo la febbra altissima e le allucinazioni e il piumino diventava sempre più grande e lo ricordo perché suuccedeva spesso anche quando non avevo la febbre ero nel letto e vedevo il piumino divnetare grande senza peso però non mi pesava addosso solo si ingigantiva sopra di me copriva l’orizzonte io sotto vedevo solo piumino e anche le mani dievnatavano grandi in quel modo senza sensazione fisica ma spaienza io sapevo che stavano ingrossandosi e sapevo che se le avessi mosse ne avrei sentita la grossezza ma non le muovevo perché richiedeva uno sforzo che non potevo fare perché non voeelvo accorgermi che invece erano piccole o non grosse e forse per questo io dicevo alle mani o a un dito, il mignolo, o il medio, di muoversi, ma non potevano muoversi perché prima di muoverlo non sapevo dove fosse il mignolo e il mignolo stesso non sapeva dove era e non poteva rispondere al comando di muoversi lui per primo o da solo, per muovere il mignolo o la mano, avrei dovuto prima fare lo sforzo di muovere un pezzo di mano a caso, avrei dovuto mandare alla mano il comando di muoversi e sentire lo sforzo farsi strada nel braccio giù verso la mano e poi dalla pianta della mano nelle dita e stare a vedere cosa e come si sarebbe mosso per primo e da lì sarei potuta risalire al mignolo e alle singole dita e capire se erano grosse o no, be’, quella volta della febbre, invece, mi sono svegliata e sono andata in cucina e ho preso le forbici (che io fino all’anno scorso chiamavo al singolare, la forbice) per tagliare lo spago che tiene insieme il pollo e sono tornata in stanza e ho nascosto le forbici sotto un quaderno sulla scrivania verde di quando eravamo ancora bambine, ho svegliato mia sorella muovendole la spalla che sporgeva dalle coperte verso di me e le ho detto “Dani, ho preso la forbice nel caso in cui il piumino mi soffocasse, se vedi che taglio il piumino fermami”.

    Ricordo la macchina marroncino chiaro di papà, era una Passat, mi pare, la macchina con cui si andava in ferie, noi due distese dietro testa contro piedi, perché papà voleva partire di notte per evitare il traffico e quando le ferie erano finite e tornavamo io distesa con gli occhi chiusi mi svegliavo sempre prima di arrivare a casa e mi concentravo sulle curve e sulla velocità della macchina per calcolare a che altezza fossimo, se poco prima del cancello, o ancora sul vialone prima di girare a sinistra nella strada del paese, ricordo anche la macchina arancione della nonna di Ale, siamo stati in Sicilia con quella macchina, in autostrada quando mi è venuta fame lui ha detto mangiamo senza fermarci così risparmiamo tempo e avevamo i panini da riempire con le mozzarelle e io ho aperto il sacchetto della mozzarella fuori dal finestrino dalla macchina in corsa in autostrada e l’acqua lattosa della mozzarella è colata veloce sulla fiancata della macchiana e lui quando siamo arrivati e scesi lui ha detto Va bene, una macchina così vecchia e carica e sporca nessuno tenta di rubarla.

    Un tempo Ale mi diceva “Tu non hai odore”, e lo diceva come fosse un difetto, lui me lo faceva passare come una particolarità, e in quanto particolarità una cosa di cui sarei dovuta essere contenta perché ce l’avevo solo io, e solo lui se n’era accorto, e perciò era una cosa speciale che io avevo e che lui aveva notato, poi, però, un’altra volta si è arrabbiato e mi ha insultato e minacciato perché diceva che avevo l’odore di sesso fatto con qualcun altro e io non avevo fatto sesso che con lui, o forse da un po’ di tempo non lo avevo fatto con lui, non ricordo bene la situazione, ricordo solo che ero sorpresa che potesse sentire il sesso fatto con un altro

    dopo di lui nessuno mi ha parlato del mio odore, ma io ho me ne parlo perché so che puzzo, di fumo vecchio e di capelli lavati una volta meno del necessario, e di vestiti non cambiati tutti i giorni, e non ho odore di sporco, ho un odore

    Con mio papà non lo so perché mi sono accorta che quando gli parlo non mi sente o non mi ascolta. Lui mi parla di cose che ha visto in documentari, o che ha letto da qualche parte (non in libri, i libri li legge un po’, ma in modo strano), per esempio, l’utlima volta che sono stata da lui voleva sapere se la luce che ha montata sopra lo specchio del bagno andrebbe bene anche a me per la mia casa e io gli ho detto devo fare le prove, e ho fatto le smorfie da scimmia che si trucca, e forse poi ho anche detto Vado a fare la prova se riesco a togliermi i peli del mento e lui mi ha raccontato che aveva letto nella Welt online che l’irsutismo delle donne dipende anche da questioni ormonali e che si possono fare delle cure e poi ha aggiunto che l’articolo finiva con la conclusione che forse è meglio ancora il metodo della ceretta – mentre parlava mi guardava e secondo me era preoccupato che forse in sua figlia ci potessero essere degli ormoni sballati e che col tempo gli ormoni sballati si stessero sballando sempre di più perché divento sempre più pelosa e brutta e forse ha pensato con un po’ di schifo o orrore a una figlia femmina invasa da ormoni maschili, con anche pulsioni maschili e tutto il resto. io ho solo detto Già, con tutto quello che già assumiamo senza saperlo e lui ha parlato del fatto che non ha niente contro le medicine, e mi ha elencato i quattro diversi tipi di medicine che prende adesso, la cardioaspirina, la medicina per aumentare la produzione di urina per chi ha la prostata ingrossata, la medicina contro il riflusso gastrico e la medicina per mantenere regolare il battito del cuore così le pile del by-pass durano due anni in più. ha detto che di due l’efficacia è certa, delle altre mah. poi, forse, siamo stati zitti per un po’.

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