taccuini idrofobi

19 ottobre 2009

“E allora dico: ogniqualvolta abbiate a sentire un vostro conoscente, peggio se amico, porre a proposito di una persona più o meno cara che – trovandosi in una situazione dolorosa, nella quale, certo, sia andata a cacciarsi da sola, anche magari con indizi di perversione, anche magari diabolicamente (con margini cioè di reiterazione) – chieda il vostro aiuto o la vostra comprensione… ogniqualvolta, dicevo, abbiate a sentir porre da un conoscente o peggio un amico la domanda: come mai a me non succede?, sappiate di avere a che fare con un fascista, con un egoista della specie peggiore, con un idiota marcio, totale e malvagio. Uno stronzo da allontanare  con la massima risolutezza, soprattutto se politicamente di sinistra; e qualora di estrema sinistra, a maggior ragione, da  schifare a universale ludibrio. Non prima tuttavia di avergli posto, a vostra volta, la seguente domanda: come mai a tuo avviso ti succede, in questo preciso istante, di essere menato a sangue e a tradimento  dal sottoscritto che pur essendo più grosso e forte non pare pago di calci giocchiate e pugni ma ti aggiusta, mentre già stai per terra del tutto inerme, con una mazza da baseball e una chiave inglese? Come mai a tuo avviso succede proprio oggi a quest’ora in questo modo e soprattutto:  succede proprio a te? Non prima, altresì, di aver risposto per lui: mah… succede perché potevo perché mi andava perché sei più debole e appunto, banalmente, a prescindere da come sei e quel che dici,  perché sei te…”

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3 Risposte to “taccuini idrofobi”

  1. Gioia said

    C’è differenza tra volontà e casualità. Se vado per strada a cento all’ora contromano e pure bendata, è facile faccia un incidente. Se sono nel mio appartamento e l’inquilino del piano di sopra dimentica il gas aperto e ci fa saltare per aria, il caso vuole che io sia particolarmente sfortunata. Se una persona cara si mette in una situazione dolorosa, se ti è davvero cara, l’aiuti. Se ti è davvero cara, però, oltre ad aiutarla cerchi di non farla essere recidiva nei propri errori, magari proponendo alternative. La sospensione di giudizio, in generale, è sempre pericolosa. Si tende, altrimenti, a mettere tutto sullo stesso piano: “va bene una cosa, ma anche l’altra”. Ti faccio un esempio. Hai davanti a te uno studente (universitario, cioè che ha scelto di fare l’università, quindi non di una scuola obbligatoria – Lettera a una professoressa e don Milani non c’entrano). Lo interroghi e lo studente non sa nulla. E nonostante ciò ha un atteggiamento supponente, cafone. Chissà che trascorsi dolorosi avrà avuto con genitori che non gli hanno insegnato l’educazione. Magari hanno divorziato quando lui era giovane. Con enormi sofferenze. Magari questo atteggiamento scostante è una forma di difesa. Tu che fai? Intanto se sei serio lo bocci: non lo compatisci considerandolo un demente e sei onesto con te stesso. E non ti viene da pensare “anch’io ho avuto sofferenze, anch’io sono stato male, ma non mi comporto così”? Perché non ti comporti così? Per educazione, per umiltà, per senso di responsabilità?
    Ma tu parlavi di una persona cara. E non di un semplice conoscente. E comunque avrei da obiettare: puoi permetterti un atteggiamento secondo te stronzo con un conoscente o uno sconosciuto, ma non con una persona cara. Perché? Se sei coerente con questo modo di pensare, dovresti esserlo con tutti, non solo con le persone a te vicine.
    Esiste il libero arbitrio. Esiste la responsabilità. Vale per te e vale per tutti. Una persona a me cara – per lo meno all’epoca in cui capitavano queste cose mi era cara – aveva la propensione, per narcisismo e civetteria, a mettersi in enormi casini sessual-sentimentali. E fin qui niente da dire. Lei aveva certe abitudini e faceva certe scelte, io ne facevo altre. Ciò non ci ha impedito di essere amiche e volerci bene. Ma la persona in questione, avendo l’irresistibile desiderio di mettersi al centro dell’attenzione, non faceva che rendermi partecipe delle sue avventure e disavventure con ricatti morali del tipo “tu che sei più fortunata di me, stammi vicino”, “tu che sei più forte di me, aiutami”, “tu che sei più serena di me, tienimi compagnia”, “a te che le cose vanno meglio e la sorte ti assiste, sii dalla mia parte e non dalla sua (dalla sua stava a indicare una serie di ragazzi con cui lei aveva avuto relazioni e che erano anche miei amici o conoscenti, ecc.)”. All’ennesimo “beata te, tu sì che sei fortunata, io invece…” – e son convinta stesse realmente male – , ho tentato di spiegarle che io non ero più fortunata (sarò stata un po’ fortunata, un po’ sfortunata, nella media), semplicemente tentavo di fare scelte diverse e a me certe cose (che a lei capitavano costantemente) non succedevano. Me ne saranno capitate altre, ma non quelle. Come mai? Evitavo di mettermi in certe situazioni. Banalmente: come mai a me non capita di sentirmi dire dagli uomini con cui sono stata “non posso lasciare moglie e figli per te”? Perché evito di mettermi con gente sposata e con figli, forse. Se un’altra persona sceglie, per una serie di motivi che non ho voglia di indagare, rischiando di fare psicologia spicciola, sempre uomini sposati e con figli, può aspettarsi frasi di quel tipo. E cioè: “non posso lasciare moglie e figli per te”. Eppure non mi considero una fascista per questo, meritevole di calci e pugni (che, a quanto mi risulta, è un atteggiamento fascista, ma anche qui, stiamo banalizzando) e non considero lei meritevole della gogna. Semplicemente a ognuno il suo. “I wanna destroy the passer by” credo che venisse intesa dai Sex Pistols in modo un po’ differente. Con meno romanticismo e senza persone care di mezzo.

    • mbrt0 said

      Una risposta da par tuo, Gioia. Veramente splendida. Merita attenta e ruminata riflessione – quel che dovrei far sempre, passando da cose buttate là su di un taccuino riesumato dopo mesi se non anni a testi un po’ più seri. Ma così, leggendo rapidamente, mi viene da provare ugualmente fastidio. Perché mi capitava di stare fra un amico e una persona cara che non si sopportavano. E di fare una fatica boia a sopportare l’uno e l’altra.

  2. Gioia said

    Certo, eppure, ripensandoci col distacco degli anni e di altri sentimenti nei confronti di entrambi, ti renderai conto che la persona cara in questione dalla sua non aveva solo la sfortuna. Alcune situazioni erano, io credo, volutamente al limite della sopportazione. Ma, come sai, il legame ha terreno fertile nel delirio, e a volte, se la persona cara questo dettaglio lo ha appreso, consciamente o inconsciamente, lo usa a proprio vantaggio. Ripensa a quel periodo e alla sua liberatoria disgregazione…

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