corpo morto e corpo vivo – un sogno di luglio

24 ottobre 2009

Alla festicciola tenutasi lo scorso martedì presso l’associazione culturale Lanterna magica Giulio Mozzi, oltre alla raccolta di racconti Sono l’ultimo a scendere (Mondadori), ha letto alcuni passi tratti da un secondo libello intitolato Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi,  di cui è prevista l’uscita in libreria per il 4 novembre. Alla diffusione di questo pamphlet, edito da Transeuropa, “scritto in pochi giorni in reazione a eventi di scottante attualità”, Giulio  – sia per la scabrosità dell’argomento sia per la minore visibilità garantita da un piccolo ancorché coraggioso editore – ha detto di tenere in modo particolare.  Gioia e io siamo tra i fortunati che hanno potuto  leggere e discutere il testo insieme a lui quando ancora era nelle fasi iniziali di elaborazione e in luglio, dopo la prima corposa conversazione in merito, feci un sogno quantomai bizzarro che la mattina seguente tentai di fissare su carta. Ne riporto qui sotto, appena un po’ “trattata”, la trascrizione.

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Oggi pomeriggio ho sognato Beppino Englaro. Ho sognato che Beppino Englaro, anni fa, diceva a un amico che non ce la faceva più a vedere sua figlia “in quello stato”. Che stato era?, gli domandava l’amico. Uno stato aberrante, diceva Beppino Englaro. Non di morte, non di vita. Diceva così.

Ho poi sognato che intervenivo nella conversazione. Dicevo che avrei voluto morire in pace. Che la mia anima non rimanesse mescolata nel corpo. Ma dicevo anche di non credere all’esistenza dell’anima. Beppino e il suo amico alzavano le spalle. Scusatemi, dicevo.

Poi sognavo particelle di anima. E cellule. Particelle di anima intrappolate nelle cellule irrigidite. Cellule di anima, la cui separazione dalle cellule di corpo non riusciva a compiersi. Come vedere una femmina di animale con un feto penzolante dalla vagina. Non nato, perché non separato. L’anima nasce completamente con la morte, dicevo.

Poi ero in camice bianco. Studiavo la corruzione dell’anima nelle cellule. Studiavo la morte per ibernazione dell’anima. L’anima ibernata nel limbo tecnologico della non-morte, infatti, moriva. Quando il corpo non veniva lasciato morire, l’anima disseccava nel corpo. Le cellule di anima erano la pellicola secca, spezzata, che si poteva vedere commista al liquido nero della decomposizione. Il mio maestro me la mostrava. Anche lui era in camice.

L’anima, diceva,  analogamente al corpo in seguito al congelamento, muore. Diceva così. Le cellule di corpo, singolarmente prese, invece no. Le cellule di corpo – singolarmente o in grappoli funzionalmente compositi – si rendevano disponibili alla fecondazione da parte di altre anime le cui cellule, tuttavia, fossero  vive. Studiavamo questo, in laboratorio. Campi di coltura per l’anima. Studiavamo come  fosse possibile.

Quando mi sono svegliato ero tutto sudato.

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4 Risposte to “corpo morto e corpo vivo – un sogno di luglio”

  1. laura liberale said

    Incredibile, Umberto.
    Lo sai che è credenza presso diverse culture che l’anima lasci il corpo solo a decomposizione ultimata, quando non restano che le ossa?
    Fino ad allora il morto può diventare un revenant e il suo stato è alquanto pericoloso.

    • mbrt0 said

      Ciao Laura, che bello vederti qui. No che non lo sapevo. Chissà l’immaginazione che cosa va a pescare, a quali strati attinge quando sogna.
      (Uffa devo già andare al lavoro!!!)

  2. carletto said

    Di sicuro non fai dei sogni particolarmente piacevoli. Quindi, un sincero consiglio, continua a dormire, non si sa mai che ne esce qualcosa di bello.

  3. Pierluigi said

    Un sogno intenso, non un classico sogno che si scioglie in maniera disordinata e sfumata, ma piuttosto il frutto quasi razionale, evidentemente un probabile frullato, non completamente tritato, di tue riflessioni, suggestioni, pensieri, elaborati nella vita cosciente.
    E’ un sogno che avrei potuto fare anch’io stordito dalla violenza di questi sacerdoti di un ideologia religiosa che violano senza pietà, nei loro sacri altari, corpi, anime, famiglie, dolore e amore. Il tutto circondato dal latrare di cani che s’azzuffano per agguantare un brandello di questo corpo-anima violato. Un latrato sempre più forte , intenso e quotidiano in questo triste periodo di questo triste paese.

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