gioia su Up!

26 ottobre 2009

Up di Pete Docter e Bob Peterson

Up è un film di pura grazia. I palloncini colorati che strappano da terra la casa di Carl, burbero settantenne col rassicurante volto di Spencer Tracy, per condurlo assieme al boyscout Russell fino alla Terra del Fuoco, sono il simbolo stesso della fantasia libera, ariosa, spensierata; il primo oggetto che un bambino ha tra le mani e sfida la forza di gravità, fisica e mentale, spingendolo a immaginare mondi possibili. Ciò che della Pixar non smette di meravigliare è come essa riesca a coniugare genio creativo e tecnica impeccabile con una gentilezza di sguardo che, senza mai perdere levità, diviene di prova in prova più profonda. Tutta la prima parte del film – dall’incontro in tenerissima età di Carl e Ellie, sua futura moglie, al loro matrimonio, dall’interezza della convivenza al dolore per la sterilità, dalla quotidiana complicità di un amore smisurato, alla malattia e alla morte della donna – annovera sequenze fra le più struggenti e poetiche della storia del cinema.

La dolcezza infusa nei loro gesti – lei energica e vitale, lui più timido e impacciato -, la semplicità e l’entusiasmo fanciulleschi che nutrono la loro consuetudine – dal modo in cui arredano la casa o dipingono assieme la cassetta della posta, alle piccole azioni affettuose, la mattina, andando al lavoro, dalle lunghe passeggiate ai margini della città, ai picnic sulla collina –, rimandano a un immaginario chapliniano in cui la parola diventa superflua e le espressioni del viso e del corpo disarmanti per la delicata discrezione. Con intelligenza narrativa e garbata sensibilità, all’asse portante del racconto, vale a dire il viaggio di Russell e Carl, si intrecciano problematiche attuali quali la cementificazione selvaggia, l’economia cannibale, la parallela solitudine di anziani e bambini.

Come in ogni favola, anche in Up è facile individuare un semplice e praticabile insegnamento morale. I piani di lettura del film, tuttavia, sono molteplici. L’altruismo e la generosità come sentimenti dominanti, l’amore come vero motore dell’azione – il viaggio è una promessa fatta a Ellie fin dall’infanzia, è per lei e in sua memoria che Carl decide di partire – la gratuità nell’agire, senza prostrarsi al cinismo e al tornaconto, sono solo alcune fra le tematiche affrontate dal film.  La sceneggiatura, semplice e lineare, ma al tempo stesso ricca e stratificata, è un vero e proprio scrignodi invenzioni. Ragione e sentimento sono calibrati con un nitore che induce a immaginare gli autori come persone mirabilmente riuscite a conservare un’intatta letizia infantile. Dalla commozione si passa al divertimento, dalla suspense alla tenerezza, senza mai avere l’impressione di trovarsi di fronte a standard scientificamente testati di un’industria potente (ruolo in cui ormai è totalmente versata la Disney, vera e propria multinazionale della finzione), ma al gioiello di una bottega d’artigianato, all’ingegno di una factory di inesauribili talenti in cui Lasseter & co. possono ancora permettersi la libertà di sperimentare e di emozionarsi, meravigliando e spiazzando il pubblico d’ogni età. Meritatissimo, quindi, il recente Leone D’Oro alla Carriera, conseguito dalla Pixar a Venezia.

Interessante il parallelo, da più parti messo in evidenza, tra Up e Gran Torino di Clint Eastwood. In un’America in cui i padri paiono ormai assenti, il testimone passa dal nonno al nipote, saltando una generazione, quella degli anni ’80, ai valori della quale, in parte, è attribuita la responsabilità dell’odierna bancarotta morale. Il tentativo di ritrovare un’innocenza e una dirittura che consentano di superarla investe quindi il legame tra i depositari di un’etica solida e immacolata (Carl in Up e Walter in Gran Torino) e coloro che andranno a popolare il futuro (Russell e Tao il ragazzo asiatico, vicino di casa di Walter). In entrambi i film, in fondo, ciò contro cui si lotta è l’avidità cieca, il potere, la violenza, in nome del rispetto reciproco, degli affetti, della dignità, della fantasia.

Dopo aver aperto con successo il Festival di Cannes 2009, Up è nei cinema anche in versione 3D.

Film assolutamente da non perdere.

Gioia

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