chiamata

7 novembre 2009

Mentre riguardavo il pamphlet di Giulio Mozzi Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi (Transeuropa) letto durante l’estate  ancora in gestazione, baloccandomi con l’idea di santità e in particolare con l’elemento – inespresso, nel testo – della “chiamata” e provando a figurarmi la chiamata stessa a partire dal destino di divisione (glorioso sovente, durissimo immancabilmente) di coloro che dal dio o dall’ideale sono decisi, ho ricordato certi vecchi conoscenti cattolici praticanti che mi hanno fatto saltare in mente una domanda infida poiché, così mi pare, ciò che nel libello concerne una possibilità di salvezza per la chiesa terrena, diverrebbe vano: non è che i cristiani cattolici e in generale coloro che negli eventi concernenti Eluana abbiano in verità sentito la profondità dello scandalo possano dichiararsi d’accordo circa la beatitudine della ragazza e la sua santificazione secondo tutto ciò che propone Giulio (soprattutto ciò che concerne la stupenda disamina delle virtù attive o maschili, e passive o femminili) ravvisando tuttavia, proprio nell’uccisione da parte del padre Beppino Englaro, anche in quanto avallata dalla legge secolare, l’elemento che trasforma la prova durissima alla quale il dio l’aveva chiamata, separandola nel più drastico dei modi e suscitando ogni genere di divisione, nel suo martirio cioè nel preciso sigillo della sua, appunto, santità?

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