ma questa è fantascienza!

7 novembre 2009

Forse, pensavo, la domanda che mi è saltata ieri in mente e sulla quale mi sono arrovellato chiedendo per esempio a Gioia – “madò che pippozzo!” – di chi, fra Eluana e suo padre, potesse essere attributo la santità  – poiché in definitiva assai poco, le dicevo, ho pensato al corpo occultato e non-morto di Eluana  e molto invece ho badato al dramma e alla figura del padre – presuppone in capo al testo di Giulio Mozzi, che non saprei definire se non come un testo di immaginazione (ma questa è fantascienza!, potrebbe dirne un detrattore) una politicità in certo senso militante, cioè più marcata di quella discendente dal fatto che attorno al caso si sia infoiata la più pornografica realpolitik, e/o di quella derivante dall’annessione nell’agenda politica di questioni bioetiche (testamento biologico); una politicità cioè di schieramento e azione entro un determinato scacchiere di forze in lotta, onde Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi acquisisce connotati che non ha o che ha in parte, cioè quelli di un testo contro; non solo contro Silvio Berlusconi massone puttaniere e anticristo, ma contro la chiesa terrena caduta in tentazione e peccato, trattata alla stregua di una prostituta facilmente raggirata. Non credo che gli amici cattolici praticanti cui pensavo ieri si sarebbero mai spinti al punto di dare pubblicamente dell’assassino a Beppino Englaro e del complice a chi ne ha abbracciato la causa, ma sono abbastanza sicuro delle loro difficoltà (Rosy Bindi per esempio confessa di non sapere se si sarebbe comportata analogamente) nell’ammetterne legittimità e giustizia. Ecco cosa sfocavo: che il testo è soprattutto per loro, cristiani cattolici cioè universali, poiché proprio all’universalità dei cristiani è rivolto – certamente nella forma di una provocazione a tratti divertita, all’improvviso invece serissima – da un luogo esterno al loro immaginario (“non sono in grado di condividere queste immaginazioni”: da ciò la tentazione del protestantesimo) eppure antropologicamente interno, anzi comune. Chi scrive rende soprattutto un servizio, forse il miglior servizio che un cosiddetto intellettuale può rendere alla  non-società e non-repubblica che è la comunità cui egli stesso impoliticamente appartiene: facendo scorrere la linfa viva dell’immaginazione nel tronco di un immaginario morto – si leggano le  magnifiche pagine sulla burocrazia celeste, o quelle sulla destinazione d’uso della santità di Eluana, in quanto martire della tecnica. Ed è rivolto loro, pensavo, proprio qualora ravvisassero nell’uccisione da parte del padre mediante l’avallo dalla legge secolare il santo sigillo del martirio.

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