diego d’estate

22 novembre 2009

Poco dopo avere letto le bozze del pamphlet di Giulio Mozzi Corpo morto e corpo vivo (Transeuropa), ma prima di averne discusso insieme, in seguito a una conversazione con Diego, il mio capo attuale (all’epoca in disgrazia presso la direzione) buttai giù il pezzullo che segue, senza tuttavia ave’l còre de postàllo. In questi giorni, tuttavia, fra febbricola debòscia e dispersione, sembra stia smarrendo non soltanto l’estro, ma qualsivoglia reminiscenza di pudore.

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Quante storie, ‘sta Setola, saran cazzacci sua, no?, sbraita Diego, sorridendo. Travaglio, piuttosto. Ecchì lo regge? Sempre a parlare come il primo della classe, con la verità in tasca, sempre in giro a far spettacolo. Pensa, dice Diego (che tiene un bel blog de ccìnema), ho scritto un piccolo post in cui dicevo appunto ‘sta cosa. Nun l’avessi mai fatto! Un puttiferio. I travaglini in armi! Mioddio, mioddio! Allimortè! Non glielo puoi mica dire che la Setola è meno ludro di qualsiasi pop star che idolatrano. Non glielo puoi mica dire che Travaglio è altrettanto vanaglorioso e primafiga e ammanicato. Ma ‘nnamo, che sul Berlusca c’ha ammannito ‘na fortuna! Che farebbe senza di lui? Eppòi sai che noia!

Dici che cambia il vento?, gli faccio. Dici che la gente inizia a rompersi i coglioni anche di questi? E’ iniziata la parabola discendente?, dico – ogni tanto Diego mi da l’impressione gossippàra di prenderci (basta, in effetti, sia gossip). E’ informatissimo, si diverte. Ci sta dietro, voglio dire. Ma sono troppo veemente, butto sul serioso – guai! – e distende le gambe sotto il tavolo di montaggio. Allora aspetto qualche secondo.

Che fosse proprio Sal Da Vinci, quel cesso che ascoltano a Palazzo Grazioli?, chiedo. Ma non lo so!, fa lui. E poi non è affatto un cesso, Sal Da Vinci. Gli rispondo con il tema di C’era una volta in America. La riconosci?, faccio. Sorride. Poi gli domando: Eluana Englaro santa? Eh? Sottoscriveresti un appello per la beatificazione e la conseguente la santificazione di Eluana Englaro? E perché mai?, fa lui – già più vellicabondo. Il mio maestro ci sta scrivendo sopra. Mi ha dato da leggere un dattiloscritto. Eluana Englaro martire. Martire? Martire, si. Martire de che?, fa. Martire alla rovescia, cito. Cioè: le hanno inflitto la vita. Suo malgrado, faccio. Secondo te esistono i martiri loro malgrado? I martiri che non hanno deciso? I martiri involontari e inconsapevoli? E che ne so! Che domande sono? Cos’è sta roba? Ma no, dico. Non è niente, stavo solo… Immagino di si, sbotta Diego in contropiede. Immagino che esistano sia i martiri inconsapevoli, sia i martiri loro malgrado, sia i martiri che non decidono. Eluana Englaro: martire della tecnica, cito. Eeeh? Ehm. Si, così. Ettù, turututtù che c’azzi (contrazione di “azzecchi”, credo)? Oh, faccio. Niente – sto ruminando: “potrebbe ancora avere figli…” – Niente.

Non ho molta testa, né forza, oggi. Un gran pastone. Lascio perdere. Prima, però, giù al bar del lavoro, ho origliato una conversazione fra due ragazzi, probabilmente studenti, dell’età di Diego. La Setola, dicevano, è la dimostrazione che la politica non è che un’allucinazione, un grandissimo bla-bla che non serve a nessuno, se non a chi la fa. Non che abbia fatto bene a piazzare veline e similari (questa cazzo di parola, diosanto!), dicevano; eppure la Setola sta dimostrando quel che tutti sappiamo: basta una decina di persone, per giunta part-time, per governare. La cosiddetta crisi ci sarebbe ugualmente. La nazione andrebbe avanti lo stesso. Ora un po’ meglio, ora un po’ peggio. Ma avanti, come è sempre andata. Non che sia merito della Setola, dicevano. Ma è molto meglio adesso, l’Italia, di prima.

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