tutto questo per dire?

3 dicembre 2009

Fine novembre e inizio dicembre irrequieti e frammentati. Poche ore di sonno alimentazione squilibrata e carenza vitaminica con brospasmo persistente gonorrea maldischiena da tensione e ineluttabili difficoltà finanziarie dovute al fatto che mia sorella grande, residente da me, dopo la bancarotta fraudolenta dell’acciaieria per cui lavorava, smessa la cassa integrazione, è definitivamente disoccupata e di conseguenza non è in grado di sborsare la quota per la stanza; contemporaneamente Ivan, il salvifico coinquilino degli ultimi mesi, decide di punto in bianco far fagotto – mona io a non aver preteso la caparra; questo proprio quando la tragica multiutility cittadina decide di conguagliarmi il gas e la non meno lugubre filiale di banca inizia a piallare – previa mia indicazione, naturalmente – la bustapaga per accantonare parte della cifra necessaria a pagare le 18 multe buscate fra gennaio e fine febbraio quando, rincoglionito dall’amore e da un lustro di disabitudine all’automobile, sono sistematicamente entrato e uscito dal centro attraverso due varchi della ZTL, pressoché alla stessa ora, senza accorgermi della loro presenza. Per il resto vado a lavorare, ricevo telefonate e visite per la stanza, vedo insieme a Gioia – che ha l’orticaria e i nervi per sovraccarico lavorativo – qualche film, cerco di stare in contatto con Cirri e mia madre che stanno poco bene e tendono a scazzare, giro con l’automobile (che odio), pago tasse balzelli e quant’altro; ma tutto ciò sarebbe quasi normale e controllabile non fosse che, per fare un esempio, tutte insieme – a meno di non farmi prestare i soldi – le tasse non riesco proprio a versarle, o che andar dal dottore per l’impegnativa dei raggi alla bocca che serviranno a un nuovo dentista per fare il preventivo (dio solo sa come farò: non ho ancora pagato le sei estrazioni del passato inverno), significa tornar dal dottore dopo aver sbagliato gli orari d’ambulatorio, recarsi al policlinico per prenotare la visita, ricevere una telefonata il giorno prima perché c’è stato un disguido, spostare la visita che però a breve solo di pomeriggio quindi chiamare Diego per un cambiotùrno oppure chiedere un permesso tenendo conto che siamo in dicembre ossia il mese clou; o che, più banalmente, quando ho il tempo libero, rompo la poltrona ikea della scrivania rovesciandomi addosso la tazza del caffè, incasino il computer che non si connette più al cellulare (per le fotografie: mi stavo appassionando), a causa della depressione indotta dalla partenza del coinquilino e di Cirri che ha scritto  l’annuncio AFFITTASI con la cifra sbagliata dimentico la ricarica nella tasca interna della giacca indossata per andare la presentazione libresca dell’insegnante di Gioia, il mese nel frattempo finisce, la tariffa decuplica e me ne accorgo nel cuore della notte, mentre torno dal lavoro allorché Gioia mi fa il culo perché mi fermo al baracchino a comprare una birra – è così che butti via i soldi!; o ingolfo la motocicletta proprio il giorno in cui la macchina di mia madre serve a Cirri che ha rotto il radiatore della sua o perdo il taccuino che contiene il pensiero, scordo le chiavi al lavoro e il tabacco e la spesa al bar dove per farmi perdonare il fatto di non avergli più scritto il parere sul dattiloscritto del suo Batosta con figlio né aver tentato di metterlo in contatto con Mario o con Giulio, o almeno con Bruno Kleiber, Max McVanni o Heman Zed e Laura Liberale, ho speso gli ultimi soldi per offrire qualcosa da mangiare e da bere da Jose F. Quìla che quando ha saputo il prezzo della mia stanza ha abbassato gli occhi in un modo che mi ha cavato qualsiasi desiderio di domandargli come andasse a Vicenza se stesse ancora a servizio da Trevisan (temo di si) e se questo singolare impiego gli  fosse di giovamento quantomeno da un punto di vista diciamo creativo. Me lo sono visto sfilare capochino spingendo il piccolo carrello con la colazione (Trevisan non gli dà il vitto e gli concede l’uso del bagno soltanto durante il giorno) dall’angolo cottura del tinello in cui Quìla dorme alla camera da letto, rabbrividendo per lui nella fosca e lattiginosa luce di una di queste contratte albe d’alto inverno, lo scrittore sotto le pesanti coltri damascate del mezzo baldacchino ottocentesco tante volte descrittomi da Draga, e le orecchie ancora colme del racconto fattomi  invece da Brekane, che li aveva incontrati alla festicciola di presentazione del volume di versi La lotta amata, dell’ex terrorista Eido Impreglio, brevemente introdotto dall’attore feticcio (di Trevisan) Fulvio Falzarano cui lo stesso aveva dato a leggere un brano intitolato – se Brekane, mi disse, non aveva compreso male – Lo stato puro; alla metà del quale tuttavia lo scrittore, assai costipato e tutto  infaldigliato in plaid e mantelle, aveva abbandonato la piccola sala ricavata dal vecchio caveau della Banca Popolare di Vicenza, spinto su una sorta di poltroncina a rotelle dal suo  giovane e taciturno traduttore argentino, che appunto era Josè Ferdinando – chiaro che poi per spesa e tabacco non son più tornato…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: