pierluigi on: luca casarini (e altro)

9 dicembre 2009

In relazione al post la lega sinistra e in particolare ai commenti a esso seguiti ricevo e pubblico, con il suo beneplacito, questa lettera di Pierluigi. Si sarebbe dovuto trattare di un ulteriore commento, come mi pare si evinca anche dall’impianto del testo. Ma un disguido tecnico (forse la lunghezza) non ne ha reso possibile, in quella sede, la pubblicazione. La consistenza e articolazione  dell’intervento mi hanno fatto pensare si prestasse meglio a essere pubblicato indipendentemente, come post a sé stante. Al testo di Pierluigi seguiva un ulteriore commento a nome di Donatella, che riporto in cauda.

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Qualcuno che prende Luca Casarini sul serio però c’è. Tanto per fare un esempio: io.

Pochi per la verità, è vero, ma lo stesso discorso è riproducibile per le varie anime della sinistra (non intendo il PD, e tanto meno Di Pietro). Pochi, divisi, dispersi, isolati, vetusti, vinti, inutili, inconsistenti, inesistenti.

In realtà ci sei, esisti, non sei da solo, e nemmeno in pochi, semplicemente ti hanno reso invisibile.

Mi conforta vedere che qualcuno, in questo caso renerzogher, pur criticamente fa almeno uno sforzo per non cadere nella trappola dei facili cliché.

Se si desidera capire una qualsiasi realtà, o fenomeno, la prima cosa da fare è cercare di avere informazioni, se non complete, almeno attendibili. Chiaro che rifarsi agli articoli de il Giornale, Libero o analoghi strumenti di Berlusconi non aiuta. Non aiuta, e personalmente ritengo un po’ indecoroso raccogliere e rimpallare la roba scritta da giornalisti la cui professionalità e deontologia si è ben dimostrata con il caso Boffo (per fare un esempio tra i tanti).

Seguendo il link del post e andandosi a leggere l’articolo che conclude così: “Perché nella parabola del no global diventato piccolo imprenditore c’è una costante: un tempo era l’esproprio proletario, adesso è l’obiezione fiscale, ma ora e sempre guai a chi gli tocca il portafogli.” il messaggio è quello del personaggio opportunista interessato al proprio tornaconto personale (così fan tutti, così faremmo tutti potendo, il più bravo tra noi è Berlusconi) circondato da una pletora di beoti fumati che gli danno corda mentre lui scorazza per la città con BMW, Porsche, Ferrari, poi stanco di arraffare facendo lo scavezzacollo, fa famiglia, mette la testa a posto e diventa il peggiore dei conservatori. Sembra la descrizione di un santone di quelle nuove religioni dove il furbacchione di turno, dotato di carisma, compare ogni tanto in Limousine di fronte ai suoi fedeli psicolabili finché non arriva il momento di scappare con il malloppo.

A nessuno (a parte renerzogher) è venuto il dubbio che questo quadretto si presenta un tantino poco credibile e forse qualcosa non quadra?

Andando a leggere “La stampa”, uscita nello stesso giorno dell’articolo riportato, si riusciva ad avere qualche elemento di comprensione in più: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200911articoli/49507girata.asp

L’articolo ad un certo punto recita: “La sede della ditta è a Marghera, a casa sua. Dipendenti zero. L’ha aperta in settembre. E due mesi sono sufficienti per capire i problemi di un mondo che non è propriamente quello da cui viene lui.” E poi: “Casarini, si rende conto che diranno tutti che è passato dall’altra parte? «Ma non è vero. Io resto dalla parte degli sfruttati. E i nuovi sfruttati sono i piccoli imprenditori, gli artigiani. È il Paese che produce e quindi dovrebbe essere aiutato e invece si scontra con tutto un sistema di difficoltà»”. Continua: “Lei è un uomo di lotta. Ha pensato a qualche manifestazione? «Beh, potrei cominciare a fare obiezione fiscale non pagando l’Irap, ad esempio»”. E poi: “Quindi lei giustifica l’artigiano o il commerciante che fa un po’ di nero? «Ma certo. Se no come fa a vivere? Uno è costretto a evadere. Lo so che eticamente è discutibile. Ma io vorrei sapere anche dove vanno, i nostri soldi. A finanziare le guerre? Io non ci sto»”.

Se è vero che possa insorgere una certa perplessità e il chiedersi dove voglia arrivare a parare, è anche chiaro che due mesi di partita iva non sono sufficienti per cambiare mentalità. Evidentemente, l’apertura di questa, era strumentale per lanciare un certo tipo di iniziativa o, se si vuole, battaglia. Che poi questo nuovo “fronte” sia chiaro o condivisibile è questione diversa, ma certo casca l’impianto de il Giornale del no global diventato piccolo imprenditore, e da ciò, conservatore.

Gioia dice “E adesso ci vuol proprio una bella forza d’animo a dire: compagni, autocritica…”

In realtà si tratta di una iniziativa concertata con “i compagni” e l’autocritica non serve perché non vengono abbandonate le tradizionali analisi e terreni di lotta, piuttosto si cerca di allargarne il respiro.

Gioia dice “Casarini, cos’è? Cosa diavolo ha fatto? E soprattutto, con quale coerenza?”

Qui non guasta una premessa. Casarini è solo un portavoce, assieme ad altri, di quello che è stato chiamato movimento “no-global” (movimento che nel frattempo ha subito delle trasformazioni, chiederebbe di essere chiamato in maniera diversa, ecc. ecc.), in particolare rappresenta i “centri sociali del nordest” (la definizione, dal punto di vista letterale, non è corretta perché nel nordest esiste almeno un altro importante schieramento rappresentato, per rimanere a Padova, dal C.S.O. Gramigna) aderenti all’area dei disubbidienti. E’ un militante tra i tanti, in grado di essere a suo agio nel confrontarsi con i mass media, che si è reso disponibile a espletare questo ruolo. Tutto qui. Non è l’ispiratore, la testa pensante di questo movimento, dà semplicemente il suo contributo di riflessioni, come tanti altri, e di sicuro le sue non sono quelle che hanno il maggior peso, pur avendo una certa autorevolezza per il gran lavoro (che poi vedremo) che fa.

Quindi la domanda avrebbe un maggior senso formulata in questo modo: “Che cosa hanno fatto, cosa hanno ottenuto i “no-global”, o eventualmente, l’area tra questi, rappresentata da Casarini?” Ad una domanda posta in questi termini mi sento di rispondere in prima persona, perché io partecipo alle attività di un’associazione che si riconosce nelle analisi del suddetto movimento.

L’associazione si chiama “Ya Basta”, si occupa di intrecciare rapporti e sostenere popolazioni in diverse aree del mondo, schiacciate dal capitalismo-liberismo ed in lotta contro questo tipo di logica. Questa associazione fa parte di un più vasto gruppo di associazioni che, sempre per rimanere nell’ambito locale gravitano attorno a Radio Sherwood. Tra le tante, ricordo “razzismo stop” l’associazione per la difesa dei lavoratori (ADL) che fa parte del più ampio coordinamento conosciuto come “Cobas”, poi esistono comitati contro la speculazione edilizia, la svendita del territorio e l’avvelenamento ambientale, gruppi che lavorano per i diritti delle donne, contro la mercificazione dell’immagine e della dignità femminile (si, esistono ancora le femministe), persone che contribuiscono, senza averne l’egemonia, al comitato “No Dal Molin”, altre che si occupano di open source – software libero, copyright e diritti digitali, gruppi che si occupano di agricoltura biologica, OGM, che hanno dato vita a due gruppi d’acquisto, altri gestiscono una libreria itinerante, alcuni ragazzi partecipano ad una polisportiva che ha portato i suoi “atleti” a giocare con delle squadre in Palestina. Mi fermo qui perché non ricordo tutto e finirei per annoiare.

Premesso che chi si spende in queste associazioni, non lo fa “per gli altri” perché lo spirito non è quello della carità cristiana, ma piuttosto quello di testimoniare che c’è chi dice “no io non ci sto” a questo orrore, alla sua logica e alla sua violenza, e che per questo cerca di costruire una rete di “mutuo soccorso” e di resistenze. In quest’ottica, per rispondere alla tua domanda retorica, cosa ha ottenuto Casarini e chi come me dedica tempo, impegno e risorse in queste cose?

L’associazione Ya Basta: http://www.yabasta.it/ importa, confeziona e vende due container di caffè all’anno prodotti dalle comunità zapatiste in Chiapas. Il caffè viene pagato il triplo di quanto veniva in precedenza offerto dai “cojotes” al soldo delle multinazionali. La quantità importata da queste comunità, diffuse in un vasto territorio, è stata sufficiente a sconvolgere l’equilibrio del mercato al punto che, dopo sanguinose ma inutili scorribande di formazioni paramiltari, i cojotes sono stati costretti a pagare allo stesso modo le altre comunità presenti nella regione. Nelle comunità di resistenza zapatista, Ya Basta ha avviato progetti di potabilizzazione dell’acqua, ha installato turbine per la produzione di energia elettrica, ha costruito due cliniche dove, con frequenza trimestrale, medici, pediatri, dentisti e ginecologhe visitano gratuitamente e svolgono formazione per gli attivisti sanitari locali. Grazie agli sforzi e alle competenze di Radio Sherwood, è stata costruita e attivata una radio: Radio Insurgentes.

Un’ altra emittente è stata messa a disposizione dei Sem Terra in Brasile, dal quale si importa lo zucchero e in patagonia (Radio Mapuce) dove le comunità forniscono prodotti di artigianato.

Cambiando continente, anche in Palestina è stata realizzata una radio e da questi territori si importava, fino a qualche hanno fa, l’olio. Ora non è possibile essendo la Palestina diventata un enorme campo di concentramento, ma continuano le iniziative di solidarietà e sostegno.

La vendita dei prodotti di queste popolazioni http://www.yabasta.it/?article199 non è un business, non si tratta infatti di commercio equo-solidale, non c’è alcun ritorno per noi, i proventi vengono in gran parte girati alle comunità ed il resto serve alla gestione della trasformazione e commercio. Nessuno percepisce uno stipendio o compensi. Quando andiamo in Chiapas ci paghiamo il viaggio e le spese, stesso discorso per gli operatori sanitari che svolgono lavoro totalmente volontario.

Queste, ed altre, sono le cose realizzate e mi piace pensare che a nostro modo abbiamo contribuito alla resistenza di queste popolazioni, resistenza che è anche la nostra a questo stato di cose, e che almeno in parte, conforta me e la mia compagna quando, come altri, impegniamo alcune domeniche a vendere, in vari mercatini, i prodotti dell’associazione (cosa che a quarant’anni suonati preferirei risparmiarmi). Quello che fanno le altre associazioni non lo conosco nei dettagli, ma ti posso dire che ad esempio “Razzismo Stop” http://www.meltingpot.org/, oltre a varie iniziative e conferenze, offre assistenza legale gratuita agli immigrati, organizza corsi di italiano con 6 insegnanti volontari e mette a disposizione, con la presenza di un tutor, una sala computer per connettersi e utilizzare skype o quant’altro serva, sempre gratuitamente.

L’ ADL http://www.associazionedifesalavoratori.org/ impegnata nel fronte sindacale di base, si occupa in particolare di categorie di lavoratori appartenenti al mondo delle cooperative, dei call-center e del precariato in genere, che altre organizzazioni sindacali generalmente non fanno grandi sforzi per difendere. Alcune di queste vertenze, portate in tribunale con sentenze favorevoli, hanno determinato l’inserimento di garanzie nei contratti che in precedenza non erano contemplate.

Gioia dice: “Ha mai lavorato, Casarini, in vita sua?”

Non conosco i dettagli della vita lavorativa di Luca Casarini, ma ti posso assicurare che da molti anni lavora, e anche molto, nelle attività che ruotano attorno a Radio Sherwood e al centro sociale “Rivolta” di Marghera.

Il Rivolta è uno dei centri sociali più grandi d’Italia, con molti stabili ed attività. Sono presenti locali insonorizzati per le prove dei gruppetti musicali della zona, ci sono 2 bar-osterie, laboratori per riparazione di biciclette e motorini, vengono organizzati concerti settimanali, conferenze e cene di solidarietà. Qui hanno una sede distaccata la redazione del progetto di produzione multimediale e d’informazione http://www.globalproject.info/ e la redazione di Radio Sherwood http://www.sherwood.it/. Davvero pensi che tutto ciò non preveda un gran lavoro per essere tenuto in piedi?

Continuando con le tue parole: “Ha tentato anche di diventare imprenditore? Anche di altri? Di sé stesso, mi par lo sia sempre stato…”

Sarà…. ma di certo, Luca Casarini, non ne ha avuto un tornaconto economico. Non ci si arricchisce affatto a lavorare a tempo pieno per le attività e le associazioni di cui abbiamo parlato.

E per finire: “Casarini è un esaltato fasullo, cioè costruito, per cui non vedo come riesca a essere portavoce di qualcosa”

Conosci così bene Casarini? Hai così tanta sicurezza da ergerti a giudice con un’affermazione del genere? Non ti pare di essere un tantino arrogante? Nella tua mente sono contemplati il “beneficio del dubbio” e l’umiltà?

Mi verrebbe voglia di risponderti in maniera secca e drastica, non lo faccio perché io preferisco mantenere una certa confidenza con il “dubbio” e a tuo beneficio vanno le ottime recensioni cinematografiche ed altri interventi dotati di maggior equilibrio, senza dimenticarmi che volendo bene ad Umberto, che stimo, c’è da sperare che anche tu abbia analogo spessore.

Io Casarini lo conosco da quando entrambi avevamo 16 anni, lo ho ascoltato in vari dibattiti, ci ho discusso e non sono mancate, è vero, le bevute e i reciproci aneddoti. Luca è un caro amico che mette il cuore nelle analisi e nel suo far politica. E’ una persona che non si limita a disquisire ma si impegna a fare, anche se questo comporta essere considerato un pagliaccio.

E’ disposto ad avere un ruolo pubblico, nell’unico modo che ci viene concesso per non essere invisibili, con i riflettori che non verranno puntati sulle cose che portiamo avanti, ma solo per illuminarci se saremo disposti a fare delle boutade in cui verremo coperti di merda.

Visibili in questo modo è comunque meglio che invisibili, per chi avrà la voglia, e l’intelligenza accompagnata dall’umiltà, di non fermarsi alla superficie.

Pierluigi

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Ho una cosa anche io da dire Gioia: in questi tempi bui sono sempre benvenuti gli sforzi per cercare di capire chi cerca nuove strade, nuove provocazioni, altri modi per resistere. Tutto ciò può ovviamente essere messo in discussione, analizzato e anche contrastato e questo può arricchire un po’ tutti, come sempre fanno gli sforzi per pensare, ma il livore personale, l’attacco verso qualcuno che neanche conosci ma di cui ti ergi a giudice ha più del conato di vomito e, come tale, a mio avviso, dovrebbe essere relegato nel luogo preposto che immagino ben conosci.

Donatella (la compagna di Pierluigi)

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Una Risposta to “pierluigi on: luca casarini (e altro)”

  1. renerzogher said

    Grazie di questo articolo. Non sarei riuscita a dire con tale precisione le mie ragioni.
    Per fortuna esistono ancora persone (e mi auguro siano tante)che si informano, che si attivano, che reagiscono. E soprattutto che riescono ancora a ragionare con la propria testa e la propria coscienza.

    RenerZ.

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