una doverosa precisazione

11 dicembre 2009

Leggere e ascoltare Vittorio Feltri fa sempre schifo. Anche quando sembra dire o far cose deontologicamente, oltre che eticamente, dovute. E fa schifo soprattutto in simili circostanze, poiché più che in altre sembra, ma non è.

Le dichiarazioni rilasciate il 5 dicembre in relazione al (falso) ritiro della montatura ordita in settembre ai danni dell’ex direttore di Avvenire don Dino Boffo, diffamato in qualità di omosessuale attenzionato – cioè immagino: omosessuale tenuto d’occhio dalle forze dell’ordine in quanto molesto; e va da sé, non piacendogli la gnocca, assai più riprovevole della Setola, i cui costumi, vergogna!, proprio lui!, Boffo!, intendeva svergognare – ne offrono esempio.

A parte banali considerazioni sul tempismo congiunturalmente strumentale della ritrattazione (è ora che la Setola e il Papa faccian la pace: questo bordello di guitti crocifissi e tribunali non è bene, non piace), né Feltri né il Giornale si scusano con Boffo per i guasti cagionati, ma riaffermano piuttosto che, sebbene in assenza di omosessualità attenzionata «… la cosa, forse, sarebbe rimasta piccina… una bagatella», la condanna per il reato di molestie telefoniche, invece, è e rimane vera. Di conseguenza: “«Né scuse né lacrime», né tantomeno «una retromarcia», ma solo «una doverosa precisazione»”.

Fatto salvo che a sentir lui, non il Giornale avrebbe dovuto produrre prova, ma Boffo, ciò che appesta nella (falsa) ritrattazione Feltrina è la tendenza all’azzeramento dei termini in predicato finalizzata all’apertura di spazi d’insinuazione, invenzione e perversione di qualsivoglia oggettività. In parole povere: tutto e il contrario di tutto – con pròtto, coltre di fumo e congrua pioggia di merda.

Ai grotteschi encomi per l’«atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione», seguono per esempio affermazioni di questo tenore: «se Boffo, nel mezzo delle polemiche, invece di segretare il fascicolo lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagatella e non di uno scandalo… sarebbe ancora al suo posto».

Affermazioni in cui gli stessi complimenti per le qualità dell’ex direttore rilanciano a ogni buon conto – con il tono appropriato, naturalmente, al servizietto pro Vaticano – un’ombra, sia pur vaga, di sospetto: se si è dimesso e non ha desecretato vorrà dire che qualcosa temeva e che possono esserci altre carte, altre prove della sua omosessualità molesta & attenzionata.

In secondo luogo – e a parte quanto viene inopinatamente ribadito intorno a chi sia tenuto a provare cosa (non è immediato, fra l’altro, a quale fascicolo si faccia riferimento; a chi possa desegretare e soprattutto a come si possa desegretare una cosa che non esiste o non è nella disponibilità dell’interessato) – si noti in quale modo, cioè mediante quale espediente retorico, l’oggetto della diffamazione, ossia l’omosessualità molesta & attenzionata di Boffo, venga dissimulato. E con esso, naturalmente, la diffamazione stessa (corsivi miei):

«Personalmente non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziario che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali».

Con il sopore, ecco come. Una dosata, anodina illeggibilità. Ci ho messo un quarto d’ora, alle prese con questo passo, per far mente locale. Gli ingredienti della montatura, inoltre, non erano immediatamente disponibili nemmeno scorrendo il resto dell’articolo. Sopore, signori! – cioè barba, distrazione, omissione garantite.

Eppure è uno che parla chiaro, Feltri. Pane al pane, e frocio al frocio. O no? Si. Di solito si: uno che non le manda a dire, secondo i suoi affezionati.

Ero io allora che rileggendo il passo citato slittavo avanti, oppure era scaltro lui nel dire facendo sentire tutt’altro? Chi, in effetti, alla terza lettura del passo riportato – magari al bar, di mattina – non sarebbe stato tentato di soprassedere e andare al sodo? Né scuse, né lacrime, né tantomeno ritrattazioni. Qui si, che capivo! Queste sì erano affermazioni degne di Feltri! Come anche: il dovere – il dovere! – nel più pieno ossequio della deontologia professionale, di segnalare un errore.

Ora: era la qualità dell’errore che, in quanto scribens, mi interessava. Il modo in cui questa qualità fosse espressa, testualmente, e al tempo stesso pervertita. Perché il necessario – cioè il vero – nel passo riportato c’é. Non solo viene confessato il più stronzo errore deontologico che un giornalista possa commettere: non verificare i fatti né l’attendibilità delle fonti; ma anche il suo essere stato perpetrato personalmente. In questo stesso passo tuttavia Feltri abbandona l’immediatezza intimidatoria e grossolana che normalmente lo contraddistingue in favore di un linguaggio specifico, settoriale qual’è quello di una disciplina (giuridica) differente dalla sua (giornalismo); abbracciandolo in modo ligio e burocraticamente impersonale, onde appunto: illeggibilità, distrazione, omissione; nascondendo così il contenuto delle sue affermazioni nella neutralità (generale e astratta) dell’idioma giuridico, garante imparzialità. E’ mediante siffatta modulazione – un’anticaglia, per altro, di un regime!, di un’antichità! – che egli fa impunemente suonare la spudorata montatura ai danni di Boffo come un errore tecnico, cioè banale, non intenzionale – una sorta di intoppo procedurale: cose che capitano, come si dice; e che quando capitano abbisognano, fra un tiro di pipa e un borborigmo (mentre gli altri crepano), di doverose  precisazioni.

Così anch’io, una volta tanto, ho sentito la doverosa urgenza di precisare. Quanto appunto leggere Vittorio Feltri faccia schifo. Persino, e a maggior ragione, quando ammette di farlo.  Cioè, sempre: totalmente, inemendabilmente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: