sguardocorpo

15 dicembre 2009

Ero al lavoro l’altra sera e stavo approfittando di un momento di pausa per dare un’occhiata alla posta elettronica quand’è apparsa la foto di Silvio Berlusconi con la bocca ingrumata e il volto stracciato. Ho corrisposto sadicamente a quell’ostensione saccheggiando con furia la sorprendente oscenità dell’immagine – la sua ottusità – e soltanto in un secondo momento il freddo e prolungato giubilo del corpo ha lasciato posto, mortificante, al disgusto: non mi bastava, avrei voluto di più.

Dopo qualche istante ho chiamato il mio capo, domandandogli se avesse sentito quel che era successo. Avendo due cellulari pazzeschi, di quelli con i quali sei sempre connesso alla rete, era già informato di tutto. Ma non gli erano ancora pervenute immagini dell’accaduto, sicché si è soffermato e abbiamo sfogliato dapprima le foto, quindi un video gremito di folla, reiterato in un orribile loop, al quale nel giro di pochi secondi se ne è aggiunto un secondo.

Diego, che ha vent’anni secchi meno di me ed è forse il miglior capo abbia mai avuto, c’è rimasto male. Niente di esagerato; non si interessa molto, d’altra parte, di politica. Però no, ha detto, questa roba no.

Soltanto un paio d’ore prima mi aveva chiamato dalla mia postazione, alle macchine, presso i monitor – dove normalmente sta lui. E sghignazzando mi aveva mostrato il video, tratto da una nuova trasmissione televisiva, in cui una sformata cinquantasettenne, ex infermiera in pensione, si cimentava in una sorta di spogliarello sulle note di Give it to me (Dammelo). Ho pensato che quella persona emulasse Madonna come avrebbe potuto fare un mongoloide: la proceduralità nel gestire, l’inintenzionalità vegetativa del comico, tragico, grottesco, dato fisico suggerivano verginità o innocenza fin quasi ontologiche. Ho pensato che le fosse stato fatto qualcosa.

Diego va pazzo per questo genere di cose: sono secoli che c’è La corrida, mi dice, intendendo: cos’è, ti scandalizzi, adesso, per questa sciocchezza? Non mi scandalizzo né mi diverto, gli dico. Provo in realtà una noia logorante, una spossatezza che non riesco a nascondergli e, ai suoi occhi, mi invecchia.

Sono io a stupirmi di Diego, invece, la sera, guardando la faccia spaccata di Berlusconi. E’ la prima volta, gli dico, che quest’uomo mi appare umano: il dolore fisico e il sangue che ne incrosta il volto deplastificano la zona grigia cucitagli addosso dai lifting lasciando spurgare l’età – che poi è  grosso modo l’età di mia madre. E’ nel fare questo pensiero, nel condurre Berlusconi alla persona di mia madre, che inizia la pena – e con essa il disgusto. Perché non una statuina spaccata in faccia infligge a mia madre l’enormità che aggalla nello sguardo di Berlusconi; ma quello sguardo, lo scandalo la negazione e il non-darsi-ragione che contiene, io li conosco.

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Una Risposta to “sguardocorpo”

  1. marta turato said

    sì.

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