voi oggi – appunto recuperato per un post di più d’un mese fa…

28 dicembre 2009

Ma si, mi dico, a lei interessava capire, ed ero io a essermi arrabbiato, ad avere alzato la voce. Quel mio infervorarmi, quel mio venirmene fuori d’un tratto con un “voi”, che stava a significare borghesi, colti, attraenti, “voi” che ve lo potete permettere, ricchi, eleganti, seducenti andate a dire agli altri cosa fare, cosa loro devono fare, aveva uno stupido vizio d’origine; perché il problema è lì, diceva Gioia, ma il problema è lì per te, diceva, e questo è molto personale e non ha nulla a che vedere col male né col bene né con la storia né col cattolicesimo o la rivoluzione, e tu lo sai; a lei interessava comprendere, così mi diceva di bere meno e io iniziavo a dire “voi” facendo per altro un gran polverone, incapace di rimanere su un piano di discorso più logico, cioè meno personale, la maggior logica del quale, stranezza, mi faceva più problema del personale – forse, macché forse, certamente: l’ennesimo attacco di gelosia nei confronti del suo amico d’oltralpe, per quel che attraverso lei sapevo di lui, del suo modo di pensare e per quel che l’estate avevo visto e ascoltato.

La violenza è un’opzione, aveva detto, la violenza è un’alternativa disponibile, la violenza è sempre a disposizione, in effetti, nel cuore della convivenza fra estranei totali singoli e divisi la cui configurazione complicata non ne costituisce che il precipitato in cristallo, non è appunto che violenza minerale. Avevamo visto il film di Michael Mann, quella sera, Nemico pubblico, ci era piaciuto: meraviglia il modo in cui tiene la macchina, meraviglia la fotografia digitale, avevamo detto, e come spesso accade con film di genere nero e violento anche questo mi aveva avvicinato a malesseri elementari, languori che affiorano con blanda cadenza per insabbiarsi in pochi trasognati minuti e hanno a che fare con la violenza, l’ordine, le convenzioni sociali, il comportamento, l’adeguatezza e la compatibilità antropologica, e con una stupidità maiuscola  il cui peccato tuttavia non consta del suo essere, appunto, stupida, ma piuttosto della sua cieca fodamentalità, la faccia in ombra dell’obbedienza di un cane; seduto sul tram, sull’autobus, nell’abitacolo al semaforo, facendo fila ovunque si debba far fila, timbrando il cartellino ovunque si debba timbrarlo, ripetendo gli stessi gesti al lavoro, gli stessi discorsi a persone diverse, gli stessi sms, mentre tutto si fa sensibilmente, fisicamente arbitrario: tu sei qui, in questa posizione, alla periferia o al centro, nella più totale impotenza e nella più totale dipendenza e quest’acconsentire nel modo più radicale, individuale, soggettivo a ciò che ti è dato, non perché gli altri lo fanno, non per questo, non perché così fan tutti, questo contare ciò di cui disponi, gli spiccioli nella tasca interna del giaccone, l’orologeria di sopravvivenza e per il lento ma non detto miglioramento della qualità del vivere, ossia?, e ti chiedi semplicemente, perché?, perché non devo prendere quel che mi serve e che voglio prendere, perché sono inchiodato a un luogo e non posso andarmene ovunque intenda andare, perché non posso dormire quando ho bisogno di dormire, perché il tempo della mia vita è denaro, e denaro contato,  spiccioli, perché tutto questo, così?, e senti che ti porti dentro, sensibilmente, fisicamente un clandestino che chiede perché, perché non posso sparire… Il bello è che altre volte, chiacchierando con lei mi era capitato di dire che “questi”, riferendomi alla sinistra o agli ex esponenti della sinistra, avessero conservato della resistenza il buon mito o l’avessero deretorizzata, sembravano non soltanto dimenticare che c’erano le armi e che molte persone erano pronte a uccidere e che molte persone avevano ucciso regolando conti e questioni poiché all’atto di nascita la nazione non c’era, nasceva dal trauma, e a ogni evoluzione a ogni snodo a era riemersa con le bombe le stragi gli omicidi le gambizzazioni i regolamenti di conti; ma questi, in particolare, dicevo avevano dimenticato che essere comunisti, implicherebbe in origine la pronta e preventiva disposizione alle armi e a far fuoco malgrado Togliatti e la svolta del ’48. La violenza è un’opzione, aveva detto il Cahier, mutuando da un teorico autenticamente comunista come Costanzo Preve, che aveva intervistato, il concetto. Voi oggi non potete più capire questo: com’essa sia dentro alla politica e non fuori dalla politica, semplicemente rimossa, nascosta, quasi che non possa più essere pensata se non come peccato, mentre è dentro alla politica come il sesso è dentro ai calzoni (e sotto le gonne): il sesso stesso della politica; e una concezione a cui sfugga o che deliberatamente rimuova questo fatto è una concezione che considera i rapporti componibili, il dominio finzione, il sesso vicarietà. Gioia diceva che analizzare un periodo attraverso le categorie morali del male e del bene avrebbe potuto essere utile per fare letteratura, per prendere parte, per autodeterminarsi – penso, diceva; dunque sono e sono e la penso esattamente così; ma un’analisi del genere rischiava di mistificare qualsiasi fatto storico e bisognava negarla…

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