inizi diaristici non cartacei d’anno – n° 2

5 gennaio 2010

2007

Su ieri, capodanno a casa di Pier, finito alla cazzo & con Pier che dorme, magari dopo. Adesso su stasera, primo dell’anno. Cena di avanzi dalla donna di Mario (“che spreco, Leo, che spreco”, dice sovente). Tutto bene, almeno sotto il profilo della buona educazione, salvo il fatto che mi presento a mani vuote. Ma alla fine quando rimaniamo io e lui per strada, solito dramma. Cessa il discorso, sale lo spaesamento, gela la voglia di comunicare. Io interrotto, rincoglionito. Lui prova a dire qualcosa, ma cosa?, non so, poi niente.

Ci salva, per così dire, Barbara, di ritorno da Abano con la Uno bordeaux. Anche perché l’autobus non arriva. Ci porta, prima Mario, poi me, a casa. Muta anche lei, contagiata. Con Mario che la chiama Barbarella (mi hanno sempre un po’ infastidito, questi diminutivi: l’unico che ricordo di avere utilizzato direttamente in faccia alla persona interessata è con il povero Giulietto) almeno qualche sorriso. Sono assurdamente mortificato. Finiti i discorsi. Tutto buio e squittii. Quando Barbara mi molla sotto casa (se ne va di corsa), salendo le scale penso: finalmente è finita. Questo tunnel temporale, nella mia vita: Mario, Barbara.  Finalmente a casa, penso – manco avessi fatto le fatiche di Ercole. Sempre costipato, in questi cazzi di giorni. Stomaco duro come un sasso. Ma almeno qui, nella stanza, non fa male. E poi sono stato bravo. Non ho bevuto. Me ne ero fatto un punto d’onore. Due mezzi bicchieri di bianco e due mezzi di rosso. Stop. Dio solo sa. Ma ce l’ho fatta. E niente stronzate. Bòn. Questa faccenda del tunnel temporale significa quel giorno, quei giorni, che io mi sono messo insieme a Barbara e al tempo stesso a Mario – per la scrittura. Se hanno capito che sono altro da quello che credevano, io non ho ancora capito che cosa sono loro. Non importa. Non importa, perché problemi? D’accordo. Niente problemi. Studiare. Così ho qualcosa di cui parlare con Mario. Di quello che si studia, parlare con lui. E Daniel? In mezzo al guado, dico (a Mario). Dice (Daniel) che il talento che dio gli ha dato è sedurre. Ma lui vorrebbe una casa un lavoro una famiglia, dico. Povero Daniel, dice Mario. Tunnel temporale, ho pensato, salendo le scale. Finalmente a casa. E in fondo alla stanza ho lanterna e picozza.

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