inizi diaristici non cartacei d’anno – n° 4

9 gennaio 2010

2009

Da capodanno a oggi è passato veloce e bene se non altro con Gioia che dopo avermi confessato – fra natale e capod’anno – di non avere un buon periodo grosso modo dalla visita agli Archi Di Luce e al Palazzo Che Si Torce – tre settimane, le ho detto;  tre settimane cosa? Tre settimane orsòno, dico, da quando siamo andati a veder gli Archi: ricordi? E lei per tutta risposta è scoppiata a piangere – sembra avere avuto un ritorno amoroso in grande stile. Bene! La recessione natalizia, forse la più acuta da quando stiamo insieme – cosa sarà stato a generarla?, forse l’aver realizzato che il viaggio in Francia con ogni probabilità andrà a farsi benedire?, e com’è, allora, che stava tirandosi giù alberghi prezzi e prenotazioni da fissare entro un mese, ha detto (volendo far le cose per bene), per Cannes? Non è un po’ troppo presto?: la volta scorsa, per Cannes, aveva prenotato in febbraio, se non ricordo male…

In ogni modo:  Parigi è in bilico, ma Cannes evidentemente no! Crisi grossa sua e dimagrimento mio (nella mia stupefacente pochezza trovo persino il modo di rallegrarmene). Pianti dirotti prima e dopo natale, umor nero imperituro. E io che pensavo – e gliel’ho anche detto – il periodo peggiore fosse stato quello fra ottobre e metà novembre.  Ha sorriso, fatto spallucce. Temevo il peggio, dopo dicembre. Preparati, mi dicevo. Mano davanti e mano dietro. E invece a ridosso del capodanno una sia pur gracile avanguardia di sesso-disgelo, benché mi sia parso stesse tutto nella sua testa, quasi facesse da sé, “ad uso e consumo”, quindi un’inaspettata fioritura di dolcezza… fosse stato un capodanno memorabile!, macché: prima la moto ferma sotto la neve, finito il lavoro, con lei e Costanza che vengono a prendermi nella tormenta – sembra di essere a Fargo, dico: ci hanno messo un’ora e dieci per fare otto chilometri – poi mesti scampoli di tombola da Costanza (faccio tombolino e vinco una equomarmellata solidale Busnardo: mi dicono importante) quindi ci accompagnano nei pressi di casa di Daniel ma non si sa perché ci mollano a un chilometro e noi non riusciamo a reagire, Gioia vestita d’estate non spicca parola ma so che potrebbe uccidere, la neve ai polpacci, entriamo da Daniel che sembriamo pupazzi e mentre il numero del taxi (per andare a dormire da me) non ne vuole sapere di liberarsi esplode un’incredibile litigata fra lei con il phon ai piedi blu e Daniel che versa vodka di straforo intorno ai destini abitativi dell’imperscrutabile Konz, che Daniel vedrebbe bene da me malgrado io sia in bolletta stracciata oltre che denunciato dai condòmini in seguito alle disavventure occorse con gli ospiti palestinesi la scorsa primavera, e Konz nullatenente  e col cane di Olivia a carico abbia rifiutato un lavoro da operaio tipografo con la scusa di doversi preparare per dei concerti da tenere in marzo nei dintorni di Salisburgo (dura cambiar classe). I giorni seguenti mi metto di buona lena sulla sua tesi di dottorato: costante, dedito completamente; non si fa sesso, del resto non ce ne è nemmeno il tempo: straordinari a manetta al lavoro e anche sul suo, di lavoro, non si scherza, ma pian piano intorno alla tesi cresce una primavera: inizia a piacerci davvero passare il tempo leggendo e correggendo, sentiamo quasi che addirittura potrebbe venire a mancarci questa cosa che insieme stiamo facendo – intendo dire seria, di lavoro; e siamo precarissimi, ma andando a dormire distrutti ci rendiamo conto che il modo in cui ci abbandoniamo è diverso e in qualche giorno, lo so lo sento e lo vedo, è come se la vincessi, la circondassi lentamente costringendola un’impercettibile resa! E questo nonostante io sia nel frattempo nuovamente incappato in un paio di giorni di para violenta disperatamente occultata a causa di un calo di desiderio o così mi è stupidamente sembrato, visto che poi le cose sono andate benone, e d’un tratto ho compreso una cosa molto banale, vera, temo, ma che potevo comprendere molto prima e cioè che la persona che più lei ha desiderato – a parte me e, forse, in privato, anche più di me – era sempre la stessa, sempre quella, senza troppe variazioni sul tema, e mentre io mi incalcolivo e contabilizzavo su tutti i possibili sembianti maschili – che pur c’erano, ma erano come dire?, una tantum – lei si imperlava sullo stesso! Che coglione! Che strafesso! Come me, ho pensato. In certi periodi di insoddisfazione. Ma si! E, quando stavo insieme a Barbara, di disaffezione. Su cento volte, settanta, se non ottanta, ho pensato. Perché se è come me, cento, saranno state, in tre mesi. Settanta di sicuro. Perché settanta grosso modo, e per difetto, devono essere state proprio materialmente le volte, pensavo, se si contano i giorni e la frequenza che lei dice. Controlla, mi dicevo, camminando su e giù in baleniera, al lavoro. Enùmerati. Innùmerati. Algebrìficati. Instatìsticati – stica- in – sta – esticazzi! Cazzo! Ozzi, cioè oggi, appena sistemi internet, conta quando è stata la Festa di Roma – più o meno quando hai sclerato sulla bottiglia di vino bianco francese della Cleofe: prima della serata occhieggiante dell’incontro con Mario dal Vecchio; quando Mario parlando delle editor e degli scrittori  e di quel piccolo mondo antico erotico della cazzo di Piccola Editrice – Max McVanni, per esempio: al terzo incontro si era già fatto l’Evelina Giambonetti; Rique Hindrilaz: si è fatto la Cappellotto (sorella minore di Gianfranco, il noirista), per non parlare dell’ex assessore viceonerevole Pfui, che ci ha provato con tutte – disse: vedi, Leo, tu, tecnicamente, sei un mona. Controlla, mi dicevo: mona. Quando è stato  Torino quand’è che invece c’è stato Salonicco e poi controlla Roma. Ricorda cosa è successo in quei dintorni: è suppergiù un mese. Connetti la parola Parigi a tutto ciò che ti capita a tiro. Come direbbe Mario: fai aritmetica. Conta quante volte ti ha parlato di quella persona e chiediti da quanto non la senti più nominare. Perché lei è brava, amabile e corretta. Ma tu sei cotto e molto impaurito: hai dalla tua la paura, cioè la forza della natura. Roma finisce il 31 ottobre. La bottiglia di vino francese è giovedì 23 ottobre. Mario è il 10 novembre. Salonicco inizia il 14 novembre. Torino inizia il 21 novembre. E’ un mese, come vedi. Dall’inizio di Roma alla fine di Torino. Roma Salonicco Torino. E facci caso: è il mese di Parigi. E Parigi = lacrime. Parigi, dunque. Parigi riemerge drammaticamente con gli Archi Di Luce. Gli Archi sono la stessa sera del Palazzo Ritorto. Roma Salonicco Torino Archi e Palazzo. Annota: il Palazzo Ritorto ricorda – ha detto Gioia – non so quale zona tecnologica di Parigi. E non dimenticare che lei, commossa, disse: quanto sarebbe bello esserci stati!, cioè: andarci?? Tutte quelle lacrime. Tutta quella commozione. Violenta. Troppo violenta. Parigi Palazzo Ritorto Lacrime. Il 24 dicembre, dopo quella cena sfortunata all’Anfora e l’ancor più sfortunato prosieguo: Barbara che telefona in piena contrattazione pro tregua. Il 29 dicembre, di ritorno dal Delta, dopo aver visto Minnie & Moskowitz: ancora: fiumi di lacrime… Insomma pensieri così, scoperte fatte camminando su e giù per la baleniera, marroni per terra, al lavoro. Quasi che ti ci aggrappi (ai pensieri), così il tempo passa, in quel bunker. E pensi che lei le cose, tutte le sue cose, le dice – sebbene le dica mentre si scherza. Sebbene, onestamente, siano spesso scherzi pesantucci.  Ma fondamentalmente  pensi che Gioia è sincera. E poi questa cosa che lei difende: questo fatto che lo fa da sola  “come voi maschi”. Lei sa benissimo, d’altronde, che io non penso ad altre. Che bisogno c’è, allora? Non ora, per lo meno. E lei, questo,  sembra considerarlo normale. Normale una fava, diocaro!

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6 Risposte to “inizi diaristici non cartacei d’anno – n° 4”

  1. Gioia said

    Mon cher,
    pour toi:

    Je t’embrasse tendrement

  2. la francia è sopravvalutata. di biancheria porca se ne vende a bizzeffe anche qui da noi.

  3. mbrt0 said

    perfettamente d’accordo, lu. ehm. qualche consiglio, in città?

  4. se il discrimine è la zozzeria, i mutandoni di postalmarket si situano ancora a livelli ineguagliabili.

  5. mbrt0 said

    e volendo parlar di colori?

  6. bianco/nero purchè spaiato, of course.

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