sei e dieci/sette e venti

21 gennaio 2010

Libero dal lavoro, il tempo solennemente programmato per fare la cosa sarebbe stato dalle 14.00 alle 19.00. Cinque ore, quindi – niente male – malgrado la proiezione delle filmine di Melies con musica dal vivo al centro culturale San Gaetano insieme alla mamma e lo zio, il pagamento di assicurazione e bollette, l’acquisto un libro per l’amica di Gioia che avremmo visto l’indomani in tarda sera, la delibazione di un sandwich alla porchetta sotto il Palazzo della Ragione (il tram poi ha le sue durate), avesse comportato una prevedibile erosione. Alle 15.00, però, arrivato a casa, avvitata la moca, acceso il computer – ci mette dieci minuti buoni – fatto laborioso capolino al cesso, versato in tazza il caffè, infilato il giaccone imbottito perché avevo un freddo cane, mi sono sentito, chissà come mai, esausto. Sicché, vestito a festa, poiché alla mattinata con la mamma e lo zio mi ero messo in testa di tenerci (ho anche promesso loro la visione in 3d e schermo enorme di Avatar), ruvidamente incappottato, mi sono buttato sul letto.

Qualche minuto, pensavo; giusto il tempo di incamerare un po’ di calore. Ho tolto le scarpe e tirato sù la copertina marrone. Mi ha svegliato alle 18.00 una provvidenziale telefonata di Gioia. Ciao tesoro, come va?, stai scrivendo? Ho fatto la spesa, per stasera, dopo il film. Hai visto che nebbia, fuori? Fai attenzione, quando vieni a prendermi. Vai piano, mi raccomando. Il caffè, nella tazza gialla, era già zuccherato. La luce, nella stanza, era già accesa. La sigaretta, appoggiata al posacenere, era già rollata. Per guadagnare la mezz’ora impegnata a scrivere queste quattro righe marce, non essendo poi così sporco né malvestito, ho deciso di evitare la doccia, tenermi addosso il completo grigio, da autoferrotranviere, e il giaccone imbottito. Infilando una vecchia faccia pacata, prima di uscire, ho controllato la tabella che ho chiesto a Gioia di aiutarmi a compilare. Il tempo solennemente programmato per fare la cosa, il giorno dopo, sarebbe stato di quattro ore e mezzo: dalle 10 alle 14.30. La 3 mi informava che da febbraio sarebbero cambiate le numerazioni di servizio. Il taccuino, invece, che stasera avrei visto A single man, di Tom Ford. Ho svuotato il deumidificatore, che era pieno, e dimenticato le chiavi di casa sulla scrivania.

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Una Risposta to “sei e dieci/sette e venti”

  1. Gioia said

    Cosa direbbe Tom Ford della tua mise da autoferrotranviere non possiamo saperlo, ma anche lui, dall’altro della sua classe – noblesse oblige – sarebbe stato costretto a riconoscere che lo stile working class (hero) ha sempre la sua profonda dignità. Secondo me facevi la tua figura e stavi bene.
    Per quanto riguarda invece la tabella di marcia non rispettata, eh, lì bisogna munirsi di sveglie, orologi e calendari. Come con le diete, comincia da lunedì, senza sgarrare. I tre giorni di interzona, usali come prove generali.
    Nel frattempo, tanto per tirarti su il morale:

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