gioia on: la prima cosa bella

31 gennaio 2010

La prima cosa bella di Paolo Virzì con Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Marco Messeri, Fabrizia Sacchi

Spassoso e commuovente, La prima cosa bella è un piccolo gioiello che rinverdisce i fasti della commedia all’italiana e, con ogni probabilità, il miglior film di Paolo Virzì.

Bruno, insegnante quarantenne in perenne crisi, torna a Livorno, suo paese d’origine, per rivedere Anna, la madre, gravemente malata. I ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, dominati dall’ingombrante presenza materna, delineano i tratti di una donna coraggiosa e fragile, candida e vitale, vittima della sua entusiastica fiducia nel prossimo e dei pregiudizi dei maligni: troppo bella e ingenua per non essere facile preda di maliziosi approfittatori e naturale bersaglio di pettegolezzi di quartiere. Con levità mai scalfita dagli eventi, Anna si prende cura dei figli, tentando di preservarli dai traumi dovuti all’abbandono del padre, ai continui cambi d’alloggio, all’instabilità della situazione. I figli, una volta cresciuti, risultano assai più deboli – in particolare Bruno – e frustrati della madre. Oppressi, in gioventù, da troppo amore e dall’incombente precarietà, in età adulta rinunciano, per viltà e insicurezza, a “vivere”: Valeria, la sorella più giovane, bloccata nella routine di un matrimonio senza slanci, nasconde l’innamoramento per il suo datore di lavoro; Bruno, insegnante di liceo, ha perduto la passione per la scrittura, per la compagna e per la sua stessa esistenza. Sarà ancora una volta la madre, benché in punto di morte, a infondere a entrambi un impulso vitale.

Metafora appena accennata sull’Italia, provinciale ed esuberante che, dopo il boom economico, imbocca un lento e doloroso declino di progressiva chiusura e devitalizzazione, La prima cosa bella è soprattutto un omaggio a un’attrice superba quale Stefania Sandrelli e a alcuni dei personaggi da lei portati sullo schermo, in particolare l’Adriana de Io la conoscevo bene (1965). Se nel film di Pietrangeli la protagonista soccombeva alle umiliazioni e alle meschinità subite, in quello di Virzì riesce a sopravvivere alle angherie grazie alla sua straordinaria forza d’animo – che ricorda quella di Luciana in C’eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola – e all’amore per gli adorati figli. Oltre alla Sandrelli, davvero immensa, il cast, di ottimo livello, vanta una sempre più brava Micaela Ramazzotti, naïf e seducente, Valerio Mastandrea, forse alla sua miglior interpretazione e Claudia Pandolfi che, se ben diretta, dimostra di essere un’attrice incisiva e convincente.

Forte di una sceneggiatura impeccabile – scritta da Paolo Virzì, Francesco Piccolo e Francesco Bruni – La prima cosa bella raccoglie l’eredità di Monicelli e di Risi (altro film citato è La moglie del prete, ironico smascheramento dei pregiudizi all’ombra di absidi e altari, nell’Italia bigotta del 1971) per raccontare un’emancipazione femminile accidentata e inconsapevole che, soprattutto oggi, epoca reazionaria e oscurantista, appare (quasi) un miraggio.

La regia, sapiente e matura, mescola il presente a flashback degli anni ’70, ambienta quasi tutto in interni, resi ancor più claustrofobici dall’uso del grandangolo e imbastisce con grazia e maestria una splendida sequenza di ballo, a una sagra, tra madre e figlio. Toccante e divertente al contempo.

Film assolutamente da non perdere.

Gioia

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