A metà febbraio Daniele Luttazzi ha portato a Padova Va’ dove ti porta il clito, monologo scritto una quindicina d’anni fa, aggiornato e riveduto, parodia del (quasi) omonimo best seller per zitelle di Susanna Tamaro, che, a suo tempo, querelò Luttazzi per plagio, perdendo la causa. Alcuni quotidiani locali, pubblicando la notizia dello spettacolo, hanno ritoccato il titolo, sostituendo con tre puntini le lettere centrali della parola clito. Bizzarro. Non è proprio attorno a quel particolare anatomico – e a ciò che vi è vicino – che gira il mondo?

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Strano, le aveva raccontato. Strano cosa? Strano come anche nelle situazioni più pazzesche ci sia un pezzo di noi altrove, assente. L’ultima volta che aveva fatto a botte con qualcuno, le raccontò, risaliva alla pubertà, ai tempi del patronato e dell’organizzazione grest, quando con i due amici d’allora – l’Idraulico Agiato e il Chierichetto Trentenne – si era presentato a Don Pacchia persuaso di avere la vocazione. Ma non ricordava più il motivo preciso, le disse ingoiando i placebo antistress, e mentre colpiva Leonardo e la sua mente ricostruiva i motivi di quell’antica scazzottata si domandava se Leo, incredibilmente leggero rispetto alle aspettative, avesse mai fatto a botte in vita sua.

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cena

21 febbraio 2010

E’ l’ora di cena, le macchine sono in funzione, e Poldo, meticoloso, sta disponendo le vettovaglie sul tavolo di montaggio. Sopra il margine della tovaglietta (due strappi di scottex azzurro), in un contenitore di plastica opaca s’intravvede una bistecchina semicarbonizzata in un flutto verdeblù di tegoline e spinaci; in un analogo contenitore, alla destra del vuoto lasciato dalla pasta pomodoro-pecorino-zucchine, ancora nel forno, di fianco a due pacchetti di creackers, verdeggiano invece ciuffi di lattuga da condire. Oltre alla bottiglietta di minerale ci sono un paio di arance, una banana, un kiwi e uno jogurt, mentre nel recipiente sotto il mio naso fuma una fagiolata knorr. Abbiamo inoltre ordinato, insieme, una porzione di patate tex-mex, giù all’Old Wild West e Diego, il capo, che sta facendosi un giro di controllo, dovrebbe portarcele.

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in ginocchio

18 febbraio 2010

Ho preso diciotto multe lo scorso anno per avere infranto sempre nello stesso luogo e grosso modo alla stessa ora una barriera della zona a traffico limitato di cui non mi accorgevo, né mi sarei mai accorto se, alla rinfusa, a zaffate, non avessero iniziato a fioccare i verbali. La mia unica fortuna è stata quella di non possedere l’auto, ma di averla soltanto avuta in prestito da mia madre per un paio di mesi: non avessi dovuto restituirla, giungendo i verbali con molti mesi di ritardo (ma pensa) ne avrei collezionate molte di più.

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(fiume)

13 febbraio 2010

Lunedì, mentre torniamo dalla visione pomeridiana di Avatar con mamma zio e sorella – ai quali avevo promesso che avrei pagato il biglietto – recandoci dalle parti di Mario, il mio maestro, per mangiare una pizza, Gioia telefona alla collega con cui spartisce un ciclo di presentazioni filmiche per prendere in merito accordi precisi. La collega, sconvolta, si scusa per non avere risposto al messaggio ricevuto da Gioia nel pomeriggio, ma sicura di averlo visto e conservato, promette di leggerlo al primo momento di respiro e mente libera: suo padre, spiega, sofferente di una forma di Parkinson non grave ma necessitante cure, uscito di casa la sera di sabato per la consueta passeggiata del dopocena, non ha più fatto ritorno e da quel momento è disperatamente cercato da famigliari e amici (anche attraverso Facebook), dalla redazione di Chi l’ha visto (immediatamente allertata), nonché da polizia e carabinieri, specie negli appezzamenti circostanti Montegrotto, località in cui abita.

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alison stark, cameriera

12 febbraio 2010

«Tutto quel che mi va a genio, o è immorale, o è illegale, o ingrassa».

il teorema del devastatore

11 febbraio 2010

La settimana scorsa mi è stato recapitato un romanzo che avevo letto, in dattiloscritto, fra il marzo e l’aprile del 2005. L’autore, già vincitore di alcuni concorsi letterari e autore di Dal vuoto assoluto – un falso Brett Easton Ellis, pubblicato nel 1996 da Stampa Alternativa, era stato consigliato dal responsabile per la narrativa italiana della Mondadori, che pur ne aveva riconosciuto il valore, di provare a bussare alle porte di editori più piccoli e intraprendenti, come quello che un paio d’anni prima, non senza rischi, aveva avuto il coraggio di dare alle stampe il sottoscritto (Sironi). Attraverso mia sorella che, probabilmente, mi faceva ancora un po’ di pubblicità, l’autore aveva saputo di me e della mia amicizia con Giulio Mozzi sicché, ottenuti numero e recapito, dopo una breve e incasinata telefonata – ero al lavoro, credo – spedì una lettera di presentazione che iniziava così: salve, anzitutto mi scuso per l’invadenza. Mi chiamo Lorenzo Moneta, ho trentacinque anni, vivo e scrivo a Roma. Se un giorno diventassi famoso (sic!!), detesterei telefonate come quella di oggi e e-mail come questa, ma le chiedo di portare pazienza… è una cosa a cui tengo veramente tanto.

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Alla luce di questo episodio (l’eccidio di Porzus, che si commemorerà il 10 febbraio, ndr.) c’è da chiedersi quale contributo reale diede la lotta partigiana in Italia per il ritorno della democrazia. Così scrive Dino Messina, storico al soldo del Corsera in data 4 febbraio, commentando un’intervista a Elena Aga Rossi, autrice con Victor Zalavsky di Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca (Il mulino, 2007) apparsa lo stesso giorno sulle colonne di Avvenire. Ora, non faccio certo lo storico e non so quale sia lo stato dell’arte presso i più smaliziati addetti ai lavori; so però che aria tiri da qualche tempo nell’Italia del settantaquattrenne Uomo Nuovo, e in particolare nell’alleato Nordest legaiolo in cui vivo. Sarò moralista; ma benché debba confessare oltre a una dose di ignoranza anche certa parzialità di giudizio, trovo che la questione, così come posta da Messina, detti un falso problema e, facendo velatamente il gioco della Rimozione butti, per così dire, con l’acqua anche il bambino.

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Baciami ancora (o cose che capitano al signor Rezzonico) di Gabriele Muccino con Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore, Daniela Piazza, Adriano Giannini, Francesca Valtorta, Valeria Bruni Tedeschi, Primo Reggiani, Lina Bernardi

Tempo fa Aldo, Giovanni e Giacomo si dilettavano in sketch godibilissimi indicati come contributi di una fantomatica tv svizzera. Le situazioni demenziali, che di volta in volta si trovavano ad affrontare, vedevano soccombere sempre il povero signor Rezzonico (Giovanni), osteggiato dall’intollerante vicino di casa, il signor Gervasoni (Giacomo), e salvato in extremis da Über (Aldo), solerte e maldestro poliziotto del Canton Ticino. Il signor Rezzonico era costantemente in pericolo di vita (un pitone che fa capolino dalla siepe; un singhiozzo che lo porta a infilare la testa nel forno e a inalare il gas; una pallina da ping-pong incastrata in gola), il signor Gervasoni non alzava un dito per aiutarlo, Über accorreva pericolosamente scoordinato, sparando a destra e a manca. Le scenette – che si chiudevano tutte con la massima dello sfortunato protagonista “Tutto è bene quel che finisce bene. Perché potevo rimanere offeso…” – erano assai divertenti e i tre comici assolvevano a meraviglia il loro compito. Poi la tv svizzera smise di essere trasmessa e il signor Rezzonico cadde nel dimenticatoio. Almeno fino al 29 gennaio di quest’anno, quando i cinema sono stati invasi da migliaia di copie di Baciami ancora.

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gioia on: a single man

4 febbraio 2010

A Single Man di Tom Ford con Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode, Nicholas Hoult

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo, scritto nel 1964 da Christopher Isherwood, A Single Man è un film algido e doloroso. Presentato in concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, l’esordio di Tom Ford, enfant prodige della moda (suo il merito di aver risollevato le sorti della maison Gucci), è stato salutato da critiche entusiaste e ovazioni da parte del pubblico in sala.

Il racconto si sviluppa intorno ai diversi momenti di una giornata di George Falconer, stimato professore universitario, inabissato nell’elaborazione della perdita del compagno, deceduto qualche mese prima in un incidente stradale. Flashback dei diciannove anni passati assieme suscitati da dettagli di pura quotidianità a cui s’intrecciano ricordi di gesti affettuosi e intimi, accompagnano il protagonista durante il suo lavoro, a casa, mentre si veste o si prepara per uscire, negli incontri fortuiti con un giovane sconosciuto e un suo studente, con l’amica del cuore, Charlotte, mentre ordina da bere nel locale in cui, anni prima, iniziò la storia d’amore con Jim, fino agli ultimi istanti della sua vita.

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