gioia on: baciami ancora (o cose che capitano al signor rezzonico)

6 febbraio 2010

Baciami ancora (o cose che capitano al signor Rezzonico) di Gabriele Muccino con Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore, Daniela Piazza, Adriano Giannini, Francesca Valtorta, Valeria Bruni Tedeschi, Primo Reggiani, Lina Bernardi

Tempo fa Aldo, Giovanni e Giacomo si dilettavano in sketch godibilissimi indicati come contributi di una fantomatica tv svizzera. Le situazioni demenziali, che di volta in volta si trovavano ad affrontare, vedevano soccombere sempre il povero signor Rezzonico (Giovanni), osteggiato dall’intollerante vicino di casa, il signor Gervasoni (Giacomo), e salvato in extremis da Über (Aldo), solerte e maldestro poliziotto del Canton Ticino. Il signor Rezzonico era costantemente in pericolo di vita (un pitone che fa capolino dalla siepe; un singhiozzo che lo porta a infilare la testa nel forno e a inalare il gas; una pallina da ping-pong incastrata in gola), il signor Gervasoni non alzava un dito per aiutarlo, Über accorreva pericolosamente scoordinato, sparando a destra e a manca. Le scenette – che si chiudevano tutte con la massima dello sfortunato protagonista “Tutto è bene quel che finisce bene. Perché potevo rimanere offeso…” – erano assai divertenti e i tre comici assolvevano a meraviglia il loro compito. Poi la tv svizzera smise di essere trasmessa e il signor Rezzonico cadde nel dimenticatoio. Almeno fino al 29 gennaio di quest’anno, quando i cinema sono stati invasi da migliaia di copie di Baciami ancora.

Il film inizia con i vecchi amici de L’ultimo bacio (2000) all’aeroporto, in attesa di riabbracciare Adriano (Giorgio Pasotti), di ritorno a Roma dopo dieci anni di lontananza da moglie e figlio – di cui due passati in un carcere colombiano per spaccio di cocaina. Ma l’uomo che scende dall’aereo non ha più nulla del vecchio Adriano, giovane rampante e immaturo. Si è trasformato. Sarà stato il carcere, la droga, il senso di colpa per aver abbandonato la famiglia. Fatto sta che a scendere dall’aereo è il signor Rezzonico – o almeno così deve essere sembrato al pubblico in sala, vista la somiglianza sconcertante tra i due – stavolta rimasto tragicamente offeso. Capelli radi e stopposi, legati in uno sparuto codino, occhi sbarrati e liquidi, incisivo cariato che fa bella mostra di sé (pudico segno di un dipendenza da droghe pesanti?), abiti eccessivamente larghi e fuori moda dagli anni Ottanta. I luoghi comuni con cui è apparecchiato Adriano, e che in questo caso muovono al riso vista l’infausta corrispondenza fisica col personaggio interpretato da Giovanni Storti, sono i medesimi con cui vengono caratterizzati gli altri protagonisti. Paolo (Claudio Santamaria) è un maniaco depressivo. Dunque ha continui sbalzi d’umore, quando non prende le pastiglie resta a letto tutto il giorno e, abitato da forti pulsioni autodistruttive, chiude brutalmente la nascente relazione con Livia (Sabrina Impacciatore), l’isterica ex moglie di Adriano, e si suicida, sparandosi alla tempia, in un abortito omaggio a Il cacciatore (1978) di Michael Cimino. La psicologia dozzinale, tipica della peggior rivista femminile patinata e modaiola, da cui Gabriele Muccino ruba a man bassa, è sconsideratamente utilizzata anche per delineare i tratti della coppia in crisi formata da Marco (Pierfrancesco Favino) e Veronica (Daniela Piazza). Essendo un conservatore, il marito, oltre a votare Alleanza Nazionale, non può che tenere un’acquasantiera nel corridoio, rifiutare la visita dall’andrologo per appurare una plausibile sterilità, fare scenate di gelosia alla moglie frustrata e rattrappita che, da parte sua, lo tradisce, innamorandosene, del primo artista di belle speranze e libertino di successo che le sussurra un complimento. La creatività del giovane amante e la sua disinvoltura come seduttore è suggerita dalla presenza di un pianoforte e di fotografie di nudi femminili alle pareti, dalla casa di campagna arredata con gusto e dal fare l’amore appoggiato alla finestra del tinello. Ma l’avventura avrà breve durata. La donna, che con rapidità sorprendente rimane incinta, viene buttata fuori di casa dal ragazzo, sconvolto dalla notizia, e torna, mogia e sconsolata, da Marco. D’altra parte, a sentir le dichiarazioni del regista, Baciami ancora è un film sulla maturità. “La vita non ci dà sempre le cose come noi le vogliamo” suggerisce uno degli interpreti, “l’importante è che ce le dia”, afferma un altro. In questa perla è riassunta la crescita dei personaggi: i trentenni insicuri e inaffidabili, sognatori ed egoisti, sono diventati quarantenni adulti e responsabili, come risulta evidente da asserzioni di questo calibro – a metà tra gli aforismi di Paulo Coelho e quelli di Massimo Catalano, che impazzava con Arbore a Quelli della notte, con i suoi “Meglio essere belli, ricchi e in salute piuttosto che brutti, poveri e malati” – e dal tentativo di recuperare rapporti ormai sfasciati con prole ed ex coniugi.

Adriano, che per tutto il film, pur gestendo il negozio di Paolo e percependo un buon reddito, continuerà a mantenere una pettinatura raccapricciante, a non andare dal dentista e ad abbigliarsi come uno sfollato (i segni, devono prevalere i segni!), si riavvicinerà al figlio che, inizialmente riluttante, nell’arco di poche settimane capitolerà di fronte alla redenzione del padre (non manca il momento epifanico con sguardo rivolto a un Cristo crocifisso); e inizierà una relazione con Adele (Valeria Bruni Tedeschi), madre solitaria, tradita dal consorte bigamo e vacua quanto basta per non sfigurare all’interno del gruppo di insulse e approssimative caricature.

Carlo (Stefano Accorsi) e Giulia (Vittoria Puccini, che ha sostituito Giovanna Mezzogiorno), veri protagonisti del dittico mucciniano, ormai separati e in attesa di divorzio, dopo una lunga serie di tradimenti, hanno recuperato un’apparente stabilità, l’uno con la giovanissima Anna (Francesca Valtorta) e l’altra con Simone (Adriano Giannini), un aspirante attore. Un malore di Carlo causato dallo stress e il conseguente timore di un destino segnato da una patologia incurabile, permettono, però, alla coppia di riavvicinarsi durante l’esiguo numero di giorni di attesa dei risultati delle analisi, scoprirsi follemente innamorati, concepire una seconda figlia, e interrompere le nuove relazioni senza il benché minimo imbarazzo.

Infine Alberto (Marco Cocci), l’unico del quartetto di amici a non essersi voluto accasare, disorientato dal suicidio di Paolo, decide di andarsene. D’altra parte, si sa che poi c’è sempre qualcuno che parte. Ma dove arriva se parte. Ciao.

Baciami ancora è un film inconsistente e sciatto, che scivola involontariamente nel ridicolo. Applicando una grossolana semplificazione dei testi di Zygmunt Bauman, autore, tra gli altri, di Voglia di comunità (2001), Amore liquido (2003), Vita liquida (2005), a personaggi degni della peggior fiction televisiva, Muccino confeziona un’opera ipocrita e conservatrice, perfettamente in linea con L’ultimo bacio, già apoteosi della banalità che, però, dissimulava la sua pochezza grazie al ritmo sostenuto da spot pubblicitario e ai virtuosismi registici. Abbandonate le dimostrazioni di bravura e rallentato il passo, non resta che una pellicola noiosa e reazionaria, suggellata da una chiusa di tal fatta: “In tutto questo affannarsi, inciampare, cadere, rialzarsi, la cosa più meravigliosa è la meraviglia di esserci ancora (…) dopotutto moriamo solo quando non riusciamo a mettere le nostre radici”. Conformista e mediocre, del tutto analogo alla società che vorrebbe mettere alla berlina, il film naufraga a causa delle tracotanti ambizioni di un regista (e sceneggiatore) che si prende troppo sul serio. Fosse stato scritto – come involontariamente suggerito dal richiamo al signor Rezzonico – per Aldo, Giovanni e Giacomo, che in quest’ultimo periodo soffrono di una certa stanchezza, la comicità dei tre ne avrebbe ribaltato pienamente il senso, trasformando Baciami ancora in una commedia esilarante, mentre così non rimangono che 140 minuti di tedio insostenibile.

Gioia

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2 Risposte to “gioia on: baciami ancora (o cose che capitano al signor rezzonico)”

  1. marta turato said

    però il signor Rezzonico faceva tanto ridere!
    ciao Gioia.

  2. Gioia said

    Ciao Marta!
    Sì, all’epoca Aldo, Giovanni e Giacomo erano divertentissimi!

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