in ginocchio

18 febbraio 2010

Ho preso diciotto multe lo scorso anno per avere infranto sempre nello stesso luogo e grosso modo alla stessa ora una barriera della zona a traffico limitato di cui non mi accorgevo, né mi sarei mai accorto se, alla rinfusa, a zaffate, non avessero iniziato a fioccare i verbali. La mia unica fortuna è stata quella di non possedere l’auto, ma di averla soltanto avuta in prestito da mia madre per un paio di mesi: non avessi dovuto restituirla, giungendo i verbali con molti mesi di ritardo (ma pensa) ne avrei collezionate molte di più.

Cosa mi succede se non le pago?, ho domandato all’avvocato. Lui mi ha risposto: non fare cazzate, per carità. Metti via i soldi e pagale. Guadagno poco meno di mille euro al mese, gli dissi, la metà dei quali se ne vanno, mensilmente, nelle rate del mutuo per la casa. Condivido la casa in cui abito con mia sorella maggiore, in cassa integrazione, e attualmente non ho coinquilini. Quella cifra, gli dissi, 1700 euro circa, avrebbe potuto mettermi in ginocchio e del resto la casa, aggiunsi, era tutto ciò che (non) possedevo. Appunto!, mi rispose l’avvocato. La prescrizione te la scordi, ma a un anno e mezzo forse ci arriviamo. Vai in banca e fatti fare un piano di accantonamento. Cento euro al mese, ogni volta che arriva la busta. Niente stronzate o ti portan via tutto: stanne certo. Feci come disse. A fine estate trascorsi qualche giorno al mare da un conoscente che fra gli ospiti annoverava anche il figlio del city-manager della città, persona assai gentile e divertente. Cosa sarebbe successo al figlio del city-manager, mi venne da chiedere (non lo feci), qualora si fosse trovato nella mia stessa situazione? Come gli avrebbe risposto l’avvocato? Ci sarebbe andato dall’avvocato? Non lo sapevo allora, nè lo so adesso, naturalmente. Ho saputo però che l’amico del mio conoscente fa anch’egli (ma và?) l’avvocato, scrive sul giornale locale (non mi risulta fosse giornalista, né pubblicista – diceva del resto di non farlo per soldi, e poi chissà: lo sarà diventato) e che suo padre ha dichiarato negli ultimi anni il reddito più alto della città: è semplice quindi immaginare la differente utilità marginale – per dirla in economico – della medesima cifra (1700 euro), in relazione alle rispettive capacità patrimoniali. Leggendo di corruzione e soprattutto impunità, sicurissimo quanto a ciò che m’aspetta (non ho scampo – e la sanzione che pago non è solo salata, ma tutto fuorché dissuasiva), mi viene da domandare: delinea, una situazione siffatta, i contorni di un problema politico? Ciò che ho appena scritto, qualora fosse letto dal conoscente del mio amico, potrebbe danneggiarmi? Sottende, quel che sento ed esprimo, un’istanza giustizialista, qualunquista, populista e forcaiola? Di che colore è, se è politico, il colore di questo problema?

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6 Risposte to “in ginocchio”

  1. Gioia said

    Credo il problema sia prepolitico. Ci sono delle leggi e vanno applicate. Chi infrange la legge viene sanzionato. Chi viene sanzionato deve corrispondere la sanzione. E questo è uguale per tutti. Queste sono le basi sulle quali si fonda un discorso dialettico e politico. Che poi la pena pecuniaria per aver attraversato una barriera della zona a traffico limitato sia eccessivamente (e volutamente) alta, che i verbali giungano con mesi di ritardo affinchè il cittadino incappi sempre nel medesimo errore (è solo punitiva ma non dissuasiva), che, di fondo, le multe servano in buona parte a ingrassare le casse comunali, stremate, pare, dopo il crollo della Lehaman Brothers, che l’impunità venga applicata a poche persone scelte, non è un problema nè politico nè prepolitico. Diventa, nell’ordine, un problema etico e un problema legale.

  2. Giuli said

    é davanti agli occhi di tutti, che la legge è uguale per tutti, ma non è applicata nello stesso modo a tutti.

  3. renerzogher said

    …è davanti agli occhi di tutti che la legge non è uguale per tutti…
    “Ci sono delle leggi e vanno applicate. Chi infrange la legge viene sanzionato. Chi viene sanzionato deve corrispondere la sanzione. E questo è uguale per tutti.”
    Siamo sicuri???

    RZ

  4. mbrt0 said

    La legge è generale e astratta – rener, ciao: concordo, ovviamente – ma questo a quanto pare non significa niente, non significa in partcolare che sia applicata allo stesso modo e che la pena, sia ugualmente certa. I pesi e le misure differenti: mi chiedo se questo possa essere tradotto in politicis…

  5. Gioia said

    Renerzogher, è ovvio che la legge viene applicata in modo diverso, e questo è lo scandalo, lo vediamo quotidianamente. Ma è pur vero che se prendi in mano un codice civile o un codice penale, o la costituzione, per esempio, troverai leggi, appunto, generali e astratte. E dunque uguali per tutti. C’è una bella differenza, mi pare, tra la legge e la sua applicazione. Comunque, non mi sembra fosse questo il fulcro del discorso. Semplificando, la domanda era: il fatto che la legge sia in astrazione uguale per tutti ma nella pratica differente, è un problema politico? è impolitico? è apolitico? Siamo nella sfera dell’etica? della morale? e se della politica, di destra? di sinistra? di centro? ecc.

  6. mbrt0 said

    Grazie Gioia per avere inquadrato la cosa, l’hai fatto con più lucidità di quanta ne avessi a disposizione quando ho scritto il post. Rener: scusa, prima ero al lavoro e ti ho risposto molto sbrigativamente. Avevo in mente fra l’altro il problema inerente l’inaggirabile formalità della norma e l’altrettanto inaggirabile realtà delle persone. Avevo anche in mente – ce l’ho da un po’ di giorni, leggendo sui giornali il dibattito intorno alle radici della corruzione nel corpo sociale italiano ovvero nel corpo politico – una sorta di alterità della norma, in quanto tale, il suo provenire letteralmente da un altro luogo, rispetto a quello in cui accade la realtà vivente (come dicono alcuni). Un saluto…

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