cena

21 febbraio 2010

E’ l’ora di cena, le macchine sono in funzione, e Poldo, meticoloso, sta disponendo le vettovaglie sul tavolo di montaggio. Sopra il margine della tovaglietta (due strappi di scottex azzurro), in un contenitore di plastica opaca s’intravvede una bistecchina semicarbonizzata in un flutto verdeblù di tegoline e spinaci; in un analogo contenitore, alla destra del vuoto lasciato dalla pasta pomodoro-pecorino-zucchine, ancora nel forno, di fianco a due pacchetti di creackers, verdeggiano invece ciuffi di lattuga da condire. Oltre alla bottiglietta di minerale ci sono un paio di arance, una banana, un kiwi e uno jogurt, mentre nel recipiente sotto il mio naso fuma una fagiolata knorr. Abbiamo inoltre ordinato, insieme, una porzione di patate tex-mex, giù all’Old Wild West e Diego, il capo, che sta facendosi un giro di controllo, dovrebbe portarcele.

Quando il microonde emette il segnale acustico di fine cottura Poldo si precipita allo sportello, ma prima di estrarre il piatto sbuffante libera da un incartatamento in alluminio una sorta di lingotto marroncino, puntinato di bianco, che somiglia moltissimo a un panetto di fumo scadente. Me ne stavo scordando!, esclama. C’è anche il dolce, stasera, ragazzi! Ne assaggiate un po’, vero? Mune, all’opposta estremità del tavolo, abbassa gli occhi sugli spicchi della sua mela. Dovete assolutamente assaggiarlo!, scalpita Poldo, bagnandosi l’indice, pigiandolo sul domopack e portando la pralina alla lingua. Il sabbione è una vera goduria, tòsi. Sabbione? Si!, mai sentito? No, faccio. Bè, è mio zio in effetti che lo chiama così, mia zia invece dice il nome in moldavo. E’ un dolce molto famoso, in Moldavia! Ma è moldava, tua zia?, domando. Diciamo di si. Come diciamo? Diciamo nel senso che mia zia è moldava, ma mio zio è missionario. Anzi… diciamo che era missionario. Mune alza gli occhi dagli spicchi di mela come da un sogno. Diego, frattanto, in ufficio-regia, regge in controluce il pezzetto di dolce contemplando ora noi ora quel che ha in mano. Non so se ho capito, faccio. Tua zia è moldava, invece tuo zio… Mio zio è stato in Brasile, dice Poldo. Poi però è dovuto tornare, e adesso è disoccupato. Ma è prete?, faccio. Chi? Tuo zio. No, è missionario, fa lui. Ma è disoccupato, adesso. Ha una certa età. E poi, il suo, qui da noi, non è  mai stato un settore di punta. Già, dice Mune. Mai stato… Ma non è colpa sua. Sa il brasiliano, è plurilaureato. In cosa? In lettere. E poi?, faccio. Cosa? Hai detto che tuo zio è plurilaureato… Pluraaale, suggerisce Diego, allungandosi sul tavolo per prendere un altro pezzetto di dolce.  Lettere, no?, mi sussurra.

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