dopocena (due)

9 marzo 2010

Dopo avermi domandato dove in quel momento mi trovi – sto lavorando, Nando. Lavorando? Lavorando, si. Sono al lavoro. Ah... Tutto bene? – mentre la sirena di un neonato rotea in sottofondo, mi chiede sconnessamente se per caso conosca un certo locale da poco aperto, in centro, dove si suona dal vivo. No, gli faccio. Non mi pare… No?, risponde. No… Ah, masì. Eiazam, haisto l’alt. Cioè novosai l’alt. L’alt?, dico. È!, fa lui. Eh? È!… Nando, dico, n-non. Aaah!, dice. Embè. Nooo, epperò, figàààta. Comunque, guarda, no. Ma saimi che ah? Tsè! Noe! Figuuura. Onoe?…

Mi si stanno attorcigliando gli occhi.

Semmai allora cì, no? Sanerai! Onò? È!, veramente…

Guardo il cellulare: ‘cazzo sta farneticando? Sono le nove e venti, deve avere appena finito di mangiare. Avrà bevuto, mi sto dicendo, mentre qualcosa, tonfando – ah!, scusa! Scusa solo… – interrompe il delirio. SALA SETTE, SALA SETTE!, urla Diego, frattanto. Dalla porta del bagno, dove mi sono spostato, vedo Poldo, riflesso sui pannelli della regia, piroettare con la cassetta degli attrezzi in mano e un grosso pezzo di sabbione moldavo fra i denti.

Pronto?, pronto, ci sei? Sono qui, Nando, eccomi. Ah. Si. No, ti dicevo…, riprende. Se càpiti. No? Nel senso, dice, che lui si porta la chitarra. Nel senso, dice: sempre. Vai in giro sempre con la chitarra? In macchina, fa. In macchina. Son sempre io, dice. Ech! Quello di sempre… Uch! È! Onò? Non solo quando si reca in quel locale, dice. Ma cosa? La chitarra! Ah, faccio, te la porti sempre dietro. Ovvio, no? Se càpiti, insomma… Ho incontrato Hank. Una vita. Sempre lost. Ma cos’haw, cazzo? Un castoro? (Credo si riferisca alla tintura dei capelli del vecchio Hank). Arh-arh-arh! Sempre nghè? Arh-arh! A@w!! Il neonato strepita in doppler. Ma mentre asciugo il truogolo prorompono anche risucchi ravvicinati. Nando?, faccio, con il cellulare fra mascella e spalla – credo di tradire un pizzico di preoccupazione: il timbro dei rugli mi pare infatti un po’ troppo baritonale per appartenere a un neonato (è padre, dunque, penso: ma tu guarda, era così spaventato un tempo;  “guarda là, ne ha sfornato un altro”, diceva delle donne di amici comuni, cioè: amiche comuni).

Cosa fai il primo di marzo?, mi domanda. La voce sembra più chiara, squillante. Non lo so, gli dico. Hai mica sentito Don Papa Luciani? Don Papa Luciani? Si, dalle parti. Cioè. Ciòk. Nah? Nfhh (il neonato: si avvicina e si allontana, risucchiando). Cos’è successo? No, intendo dire, sai dov’è? Il centro Papa… E’! Llllg. Nh! No, perché il primo marzo tengo una conferenza. Ah, faccio. Si, dice, non da solo, ovviamente. Con gosombra, treo, cioè finanziaria, treo, gugugù, ù, si!, è, ombra, ombra, ovvio, partito democratico, adesso, tutta una farsa, non ne hai idea, arh-arh-arh – rèèèèèèèèèè: il neonato: rèèèèèèè: mi sta incidendo l’infinito nel timpano – ma sì, sono sempre io cosa credi?, quello di sempre, sulla finanziaria, ma é hffn e alrn tò!, dice. Eh? È! La mia prima conferenza, ci pensi? Bè, Nando, che dire? Complimenti. Ecco, appunto. Ci pensi? E tu, arh-arh-arh?! Da non credergnh, eeh? Quando lo fai questo libro? Ne hai fatto uno? Quanni? Unzelli? Arh-arh-arh! Sono sempre io, cosa credi? Lo si saotempi, cambiano. È! Pieno di mediocri, dai. Tu sei intelligente, ahm, anch’io, lo soe carattere debole, ma raziobùm!, un attimo e raziobàm!, conquista da me, bàmsolo, completamente a nespolo. Uno l’hai fatto noi? Il secondo, ti presento Camon! Tanta maman, dispinta mediocre erfh… Non c’è bisogno, dico. Eeh? Non c’è bisogno! Ah! Uok! Grazie comunque. Gnà, ‘ntelligente, intelligentino mediocri, non possochè renditi. Allora è Don Papa Luciani se càpiti il marzo la finanzaria… E’ che la sera lavoro, Nando. Comunque se posso. Ma tu lavori? Si, sto lavorando. Pazzesco! Mi becchi tra l’altro in un momento un po’ delicato. Arh-arh… Ti lascio, ti lascio, allò. Rèèèèèèèè. Buo… clik.


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3 Risposte to “dopocena (due)”

  1. Hank said

    In effetti ho visto Nando tre o quattro settimane fa, prima che cadesse la neve. Mi ha telefonato (credo fosse la prima volta in vita che ricevevo una telefonata da lui) e io gli ho semplicemente detto di raggiungermi. Abbiamo passato una serata moderatamente etilica in compagnia di molta gente (tra cui qualche fotomodella quarantenne secondo gli standard ora vigenti) e ha passato quasi tutta la prima parte dell’incontro a complimentarsi con i miei capelli castorini (lui che invece di capelli praticamente non ne ha più). Poi, quando i cocktail iniziavano a fare il loro effetto, mi ha offerto anche la possibilità di accedere a qualche bel lavoretto in ambito commerciale (sai è il settore dove si guadagna meglio!) o, comunque, di prendere in considerazione una mia ipotetica candidatura per un qualche ruolo dirigenziale non meglio specificato.
    In definitiva mi è sembrato molto nostalgico (non banalizziamo però, un nostalgico tipo la Récherce) e forse anche un po’ in cerca di aiuto. Soprattutto però, e di questo sono sicuro, mi è sembrato ossessivamente in vena di riscatto. O meglio in tentativo di lifting di reputazione Ma riscatto o lifting da e di che cosa? Non escluderei che ne avesse combinata qualcuna. Sai com’è in certi ambienti …

  2. mbrt0 said

    Ciao Hank. Dev’essere stata anche una serata divertente, se non altro per l’immaginario vagamente losangelino suscitato dal mix di Fotomodelle Quarantenni & contesto di cocktailiero e musicistico semirevival descritto in effetti da un Nando un po’ cacofonico , sempre sia riuscito a capire qualcosa. Quanto alla sua contabilità, più o meno esistenziale, chissà, ma sotto certi aspetti era un tipo dalle lunghe, pervicaci affezioni. Magari sotto la glaciazione continua ad ardere un nucleo d’incandescente italianissima passionalità. Che dire? Boh.

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