domparapapà (due)

21 marzo 2010

Lisciandosi i baffi, Daniel ci aveva domandato se avessimo un’idea circa le eventuali opinioni politiche dei seguaci di don Paolo Spoladore. A pensarci, aveva detto, è evidente, eppure non ci avevo mai pensato, non avevo mai messo a fuoco finché quattro chiacchiere con mia sorella e mio cognato, l’altro giorno, mi hanno fatto accendere in testa questa serie di lampadine.

Daniel affonda i baffi nella ricca schiuma della seconda Slalom. Pigia le labbra una sull’altra, godendo lentamente. Poi muta espressione, dissente e fa: Beppe Grillo. Proprio lui. Beppe Grillo. Uhm. Ci può stare, in effetti, fa Gioia. Non è che ci possa stare, dice Daniel, è proprio così. Beppe Grillo. Posso dire? Vuoi che ti dica? Guarda: la cartina di tornasole: mia sorella e mio cognato. Domenica scorsa. Hai presente? Laurea in economia, lavoro in banca, matrimonio, mutuo, figlio in arrivo. Domenica in chiesa, lui fino a qualche tempo fa postdemocristiano, Buttiglione, Casini, Follini – adesso non ricordo esattamente, di quelle parti in ogni modo. Più sul versante PD, invece, lei. Anche se moderatamente, nessun estremismo, nessun avventurismo, direi nessun entusiasmo (come darle torto), qualche simpatia per Fini, qualche simpatia per Di Pietro, anche se meno, troppo grezzo, poco elegante, sudaticcio, sputacchiante, irruente. Ma tutti due: sbadiglio sistematico, piede di piombo, cesso facile e cefalea latente precauzionale. Cioè, per dire: una qualsiasi cazzata sulle coppie di fatto piuttosto che sul processo breve, un qualsiasi accenno alle moratorie piuttosto che alla pillola del giorno dopo, mi spiego?, qualsiasi cosa, ed ecco l’intera sintomatologia di questa nuova influenza strisciante che miete vittime in giro da qualche settimana precipitare nel bel mezzo del discorso: ho mica sentito?, no?, non sono io quello che legge i giornali?, vado un attimo in bagno, ho dimenticato le pastiglie, si è fatto così tardi, domani devo svegliarmi prima dei canti, ciao – mi spiego? Fino a qualche tempo fa, per lo meno. Perché poi le cose hanno cominciato a cambiare. Qualche sbadiglio in meno, qualche risposta in più, non molto articolata per la verità, ma sai: quand’è il silenzio delle tenebre interstellari che ti sei abituato ad auscultare, anche lo scarto infinitesimale, la minima radiazione di sotto-sottofondo ti sembra un’epifania. A un certo momento sono apparsi i dati. Da un po’ di tempo: dati. Numeri. Cifre. Ed ecco la prima lampadina: il numero dei politici condannati alla camera e al senato. Il numero dei termovalorizzatori in funzione. Il numero delle auto blu del sindaco in carica. La media artmetica ponderata mensile delle figure di merda internazionali del presidente del consiglio. Sai quel genere di risposta, tipo: pensala come vuoi, ma i numeri son questi? Sai quel genere di risposta tipo: dì quello che vuoi, ma eh-eh-eh carta canta? Ecco. Così. Guarda che non è per ridire. In verità io li invidio, anche. Cose a posto.  Programma eseguito. Protocollo compilato. Carte in regola. E tutto sommato anche in tempi accettabili, no?, sui trentacinque.  Persone serene. Con i loro interessi, i loro giri di amici, la palestra, il ballo latino, la maratona del Santo, la degustazione del venerdì, la sagra del ciurlo, la festa del caco, quella del tallero al kamut. Insomma domenica siamo a tavola con i miei e io dico che tutto questo baccano sui corsi di comunicazione di Padre Rock mi pare eccessivo. Perché, appunto, loro, mia sorella e mio cognato, li hanno fatti, i suoi corsi di comunicazione. E mia madre si sarebbe anche interessata, non fosse stato appunto per il baccano. Adesso che i miei stanno per andare in pensione. Una stagione nuova, con le sue problematiche. Lo sappiamo, no? Quanta gente sclera quando va in pensione? Quanti sono i suicidi di neopensionati d’oro? Quali sono le fasce d’età più avvezze al consumo di psicofarmaci e alcol? Cosa mi dite di questa recente e sottaciuta espansione dei mercati di eroina, morfina crack e oppio? Crederete mica sia colpa di Morgan, vero? Per non parlare di pornografia, prostituzione e pedofilia. Il problema non è come impiegare il tempo. I modi sono tanti, lo sappiamo. Il problema, il problema vero è significare qualcosa. Cioè: la vedo dura, per mio padre, mettersi con la paletta sulle strisce pedonali, e la vedo altrettanto dura per mia madre, fra le aiuole del parco, la mattina, con il giubbino a specchio per l’energia solare, a cacche di cane. Non ce li vedo a fare gli econonni, voglio dire. No, perché si stava palando proprio di econonni, l’altro giorno. Si stava dicendo che non c’è niente che negli econonni non vada, ma c’è e purtroppo sarà sempre più grave, piuttosto, un problema di significato. Insomma, faccio: econonno, va bene, nessun problema. Ma, io dico: econonno e basta? Non è un po’ poco? Non è piuttosto a: econonno: perché?, che dovrebbe darsi una risposta? Non è qui che il nervo è scoperto? Macché. Mio cognato salta su dicendo che non lascio parlare, che dovrei imparare a lasciar parlare anche gli altri. Saranno loro a stabilire il significato della loro scelta, dice. No, faccio. Certo. Volevo soltanto dire che il problema non è l’ecologia. L’ecologia viene dopo, no? Prima viene il nonno. Il problema è il nonno, faccio. Il nonno. Sembrava parlassi arabo. Allora interviene mia sorella e mi fa: c’è un problema di comunicazione, certo. Anzitutto con sé stessi. Ma affermare che il nonno non sia ecologico in sé, sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda. L’ecologia non è un problema d’età, Daniel. Ma di tempo. Solo che si tratta di un tempo. Uno specifico tempo, come per ogni cosa.

(cont-)

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4 Risposte to “domparapapà (due)”

  1. monica said

    niente più?

    • mbrt0 said

      Ciao Monica, no, niente più, in questi giorni. Poco tempo, tutto a pezzetti. Ho provato a finire un racconto che avevo mollato a fine agosto, pensavo fosse più semplice, invece non ci capivo più niente e così sono stato solo su quello, senza più scrivere il blog. Grazie per essere passata e aver fatto segno, però. Ciao!

  2. marta turato said

    ciao stea.

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