riportando

5 maggio 2010

Il romanzo di Nicola Lagioia (Riportando tutto a casa, Einaudi 2009) è molto bello, dice Gioia l’altra notte, solo che gli manca qualcosa che ne allenta la credibilità. Cosa vuoi dire?, le faccio. Ho l’impressione che l’autore sia troppo lontano dalla  morte per gli scopi che si pone, dice lei. O meglio, per gli scopi che sembra porre in capo al suo alter ego, la voce narrante del romanzo. Così, malgrado questa storia di formazione o, che dir si voglia, corruzione,  insomma questa cosa che sta al romanzo di formazione più o meno come la distopia sta all’utopia abbia un gran numero di momenti e argomenti notevoli e una collera implacabile, mai inelegante, nei confronti dell’ipocrisia neoborghese dei rampanti anni ’80, malgrado tutto il buono che contiene, voglio dire, il romanzo sembra quasi il fiore dai colori violenti di una pianta carnivora, ma delicata, in cattività, della quale stai ancora pensando “che bella” quando appoggiandola al tavolo ti accorgi che i petali si sono afflosciati.

Averne, però, di romanzieri così, le faccio: abbiamo letto il primo della classe, te ne sarai resa conto. Non ci piove, fa lei, un’autentica macchina da guerra. Eppure, dice, forse il problema sta in questo. Le faccio: è il primo, vuoi dire, ma è dentro, sta dentro alla classe. Sorride: qualsiasi cosa sia la classe di cui parli. Sorrido a mia volta. Non solo Gioia, per come la vedo, è tipicamente una prima della classe, ma mi attraversa l’immagine del rappresentante di classe di quand’ero al liceo (il suo soprannome era Sperma); e appunto, sia per il ruolo di rappresentante in sé considerato, sia pensando a chi era il mio rappresentante, mi viene un sorriso. Questa cosa della lontananza della morte però mi rimane molto impressa, sicché la notte seguente, andando a dormire, ripropongo il discorso. Guarda che l’hai detta tu questa cosa, mi dice. Io? L’hai detta tu, si. Poco prima di passarmi il libro. Ma davvero? Eh già, dice. L’altra notte… D’un tratto mi rendo conto che Gioia, mentre sorride, ha gli occhi di un azzurro chiarissimo. Devo essermi addormentato, penso. Sto sognando. E infatti mi sveglio.

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