Tornato dal bar

9 luglio 2010

centrale di Santa Giustina in Colle, mi apposto di fianco al palchetto, dove l’accompagnatore di padre Bonaccorso sta fumando una sigaretta. Ne approfitto per fumare anch’io. Come sta andando?, domando. Bene, direi. Padre Bonaccorso ha fatto riferimenti alla sua disciplina specifica. Cioè? Le neuroscienze. Ah, faccio. Immaginario, immaginazioni e neuroscienze. Più o meno, dice. (Neuroscienze?, mi domando. Neuroscienze, mi rispondo). Ci conosciamo, sia pur superficialmente, sicché, mentre fumiamo, ci mettiamo a far due chiacchiere.

Prima, un sommario accenno al fronteggiarsi di 1: sempre più marcate tendenze ad approcci etici (norme) o noetici (dogmi), a un 2: parallelo recupero, in ambiti però esterni all’apparato politico della chiesa, di una via estetica (corpo). In seguito, due  parole sulla gnosi – la cattiva gnosi, per l’esattezza – di cui so poco, anzi francamente niente, quindi domando. La gnosi cattiva, mi par di capire, è quella che scinde mente e corpo privilegiando la mente, con ricadute intorno alle quali nella prima parte della conferenza – denunciando, appunto, un sempre più accentuato appiattimento normativo della chiesa su mere funzioni di “agenzia morale” – padre Bonaccorso e Giulio Mozzi si sono espressi in modo ampio e dettagliato. Bòn. Spegnamo le sigarette e ci rimettiamo seduti – sebbene queste brevi sulla gnosi cattiva mi abbiano definitivamente sviato. Poco male, in ogni modo. Siamo infatti alle battute conclusive. E poco più tardi, mentre relatori, organizzatori e accompagnatori si scambiano indirizzi abbracci e numeri di telefono, riguardando gli appunti, penso che non è stata poi malaccio, questa conversazione. Nient’affatto. GM ha esordito ricordando come intorno a opposte, assurde e del tutto strumentali certezze in merito alle condizioni di vita di Eluana, si sia scatenata una guerra il cui esito, per quanto attiene al merito, è stata la chiusura di qualsiasi spazio di confronto, ossia di tolleranza del dubbio. Nella misura in cui tutti sapevano tutto, avevano tutto perfettamente chiaro e di conseguenza conducevano una lotta analoga a quella fra chi sostenga che due + due fa quattro e chi invece asserisca che faccia cinque, il corpo e la condizione di vita di Eluana Englaro, quale puro e semplice casus belli per uno scontro istituzionale, sono stati letteralmente ridotti a terreno (ho pensato: da calpestare. E anche: farci sopra i morti) di scontro fra poteri. Con violentissimi effetti di drammatizzazione, e con stura d’abissi di volgarità mai visti in precedenza (ho pensato: schifo come mi ha fatto Berlusconi quando ha parlato di fertilità in relazione a Eluana, non è riuscito a farmelo nemmeno Scajola, con Biagi). A tutto ciò, in special modo nel merito, si è accompagnato l’oblio e, in seguito, se possibile, un oblio più sordo e perdurante. Naturalmente, non solo la condizione di Eluana era radicalmente inconoscibile, onde una nettissima percezione di mostruosità in relazione a qualsiasi sbandierata certezza. Ma anche inimmaginabile e, guarda un po’: inimmaginata. Non esiste, ha infatti spiegato GM, un immaginario relativo a quel tipo di condizione – questione di problematicità terrificante e universale nella sua connessione, come accennato nel corso della conferenza, con la cosiddetta medicalizzazione della vecchiaia e, più in generale, con il tema della morte nell’Età della tecnica: a mio parere, semplicemente il tema dell’Età della tecnica. Non sono in questo senso disponibili narrazioni né, verosimilmente, poteremmo mai disporne, in senso stretto – stando a casi estremi come quelli di Eluana o di Terry Schiavo; e a maggior ragione intorno alla specifiche condizioni di vita di quella o questa – nel senso di: lei, lei proprio e nessun’altra – ragazza. Sì è trattato, per me, ha raccontato GM, anzitutto di non prendere parte, non scendere in campo, non schierarmi; quindi, di cercare di pormi di fronte alla cosa nel modo più disarmato possibile. Tentando di immaginarmela… Questo tipo di atteggiamento, pensavo io, il tentativo cioè di non prendere parte, di non scrivere un libro contro o a favore, insomma, un libro di schieramento, è probabilmente un elemento che ne ha in qualche modo smorzato la diffusione. Non si può dire si tratti di un libro di cui si è parlato poco o che non si sia salvato; esiste, per esempio, una rassegna stampa piuttosto nutrita. Eppure qualcosa è venuto a mancare, pensavo, facendo mente locale alla trepidazione, palpabile, a pochi giorni dalla pubblicazione. Gioia – assai più utile di me, in simili frangenti – e io, avevamo avuto l’onore di leggere le bozze e di discuterne con l’autore. Il telefonino di Giulio era bollente, l’agenda stracolma: non ricordo una cosa del genere, disse, più o meno. Invece – e non già in ragione della sua eventuale difficoltà, o della rudezza nei confronti di Berlusconi e della Gerarchia – bensì a causa della sua scarsa maneggevolezza, il libro si è, come dire?, raffreddato. Rigettando o, quantomeno, problematizzando radicalmente l’opposizione delle pseudoistanze in conflitto Corpo morto e corpo vivo non si dava infatti come libro “contro” proprio in quanto non enucleava un “a favore” possibile; accusando in tal modo un deficit di determinatezza, riconoscibilità, riassumibilità, notiziabilità, e cioè di puro e semplice essere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: