Lido di Venezia, Mostra del cinema, notte di giovedì 9 settembre. Devo al genio di Cahier la chiave per il godimento a scoppio ritardato e quindi, voglio sperare, per ulteriori visioni, in città, di una pellicola che dal poco che avevo sentito avrebbe dovuto rivelarsi pane per i miei denti, mentre all’uscita dalla sala mi aveva lasciato con un bel po’ di frustrazione e disorientamento. Impressioni insufficienti a farmi bollare il film, la cui tenuta, sul piano squisitamente estetico, mi sembrava poco discutibile; riconducibili piuttosto al senso di un’ingiustificata sproporzione, quasi di tranello, fra la complessità del dispositivo narratologico esibito – per così dire il vassoio: davvero grande e ricamato e finemente disegnato – e la portata, il tipo di verità, insomma la posta in gioco di una visione di sapore lynchano ed enfaticamente noir: lei è veramente lei?, lui è veramente lui?, avranno commesso o non avranno commesso il crimine?, etc. – ossia la modesta quantità di cibo, per quanto raffinata e haute cuisine a esso destinata. Si tratta di Road to Nowhere di Monte Hellman. Un ottimo, anzi il migliore candidato al Leone d’oro; vincitore meritatissimo del Leone speciale e tuttavia, come pronosticato da Gioia e Cahier quella stessa sera, di distribuzione nazionale quanto mai incerta. Un capolavoro, o qualcosa che, alla seconda visione del film, la mattina seguente, mi è sembrato avvicinarglisi molto. Un bellissimo film che forse in Italia non vedremo mai.

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onirotecnica

9 settembre 2010

Fischia il vento, infuria la bufera, scarpe rotte (o fradice e inutilizzabili) ma noi si deve andare. Al cinema. Per lo più al dormitorio, la sala in cui seguo la sezione Orizzonti.

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il sogno di fabio capello

7 settembre 2010

… e poi stavo studiando la Fenomenologia di Hegel, lasciata direttamente a Padova con il grosso di ciò su cui ero concentrato e che tuttavia ho sognato, Hegel, voglio dire, ci pensi?, dicevo a Gioia, insieme a Fabio Capello e al Cahier, in una specie di galleria d’arte, davanti a un quadro di fango.

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sabato

5 settembre 2010

È deprimente, tutto è deprimente in questo posto, il giorno come la notte, l’alba come il tramonto, penso, mentre i piedi nei sandali vanno riacquistando calore dopo il pomeriggio trascorso in dormitorio, la gelida sala in cui viene proiettata la maggior parte della sezione Orizzonti, che seguo con più assiduità di altre e che, malgrado gli agguati del sonno, ospita le cose migliori viste in questi giorni – un paio di documentari mi hanno regalato ciò che cercavo e che in una mostra come questa mi sembra ovvio cercare, trasportandomi in realtà e forme di vita agli antipodi dal mondo in cui vivo, tutto ciò che questo luogo di martellante distrazione e queste giornate di chiacchiera, nevrastenia, attesa, abiti, sfarzo, povertà di ogni genere, soprattutto relazionale, penso, soprattutto discorsiva, soprattutto umana in cui, per amore e soltanto per amore sono andato a cacciarmi… agli antipodi da tutto ciò, dicevo, che del mondo in cui vivo questa situazione compendia, riassume e rilancia a smisurata altezza.

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giovedì

3 settembre 2010

Dopo la prima serata di film, ieri, mercoledì, con la visione di Black Swan di Darren Aronofsky e dell’acclamatissimo Machete, di Robert Rodriuez, oggi è il mio primo vero e proprio giorno di proiezioni all-day.

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martedì

1 settembre 2010

In mattinata, sul tardi, arrivano all’appartamento nuovo – in cui ci siamo spostati ieri dopo avere trascorso i primi due giorni dov’eravamo alloggiati lo scorso anno – le giornaliste di Avvenire e di Radio popolare. Salutano, controllano, prendono possesso della doppia matrimoniale, disfano le valigie, telefonano, scherzano, sono di fretta perché nel pomeriggio hanno già alcune anticipate stampa di cui devono scrivere sulle rispettive testate.

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