angelo

23 ottobre 2010

6 settembre 2010 – 13.54. Scusa ma ho lasciato la stanza e Padova. Non ho potuto avvisarti perché è stato improvvisa. Per i soldi te li invio il 16 settembre per vaglia. Mi dispiace troppo stai tranquillo che ti pagherò. Buona fortuna.

17 settembre 2010 – 8.48. Buongiorno Leo le chiavi le ho fatte inserire nella cassetta postale. I soldi purtroppo ho delle priorità perciò al momento non riesco ad essere puntuale.

17 settembre 2010 – 8.50. E se non sono stato di parola mi dispiace perché ho sempre mantenuto le promesse e anche stavolta lo farò. Per la finestra ho dimenticato di rimetterla al posto se hai delle spese mi dici. Ciao e a presto.

18 settembre 2010 – 14.20. Ti dico lunedì il giorno esatto in cui ti invierò il vaglia. Ciao e grazie.

21 settembre 2010 – 14.15. Tu Leo forse credi che il mondo mio in questo momento gira intorno alle 300 euro che avanzi… tra l’altro soldi in nero. Ti ho detto che ti pagherò e ti pagherò, ma se continui a chiamarmi rischi l’effetto contrario. Poi se non ti sta bene e vuoi rivolgerti ad avvocati o carabinieri ecc ecc fallo pure capirai. E con questo è tutto. Appena risolto questioni importanti ti invio questi maledetti soldi.


Quando venne a vedere la stanza Angelo si presentò in compagnia della fidanzata. Una vera veneta, disse, dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi. Fece un sorriso macchinico, minaccioso, a denti stretti, da cocainomane, e al tempo stesso indifeso – lì per lì pensai a un neonato appena scaturito, non importa se sorridente, quieto, oppure in lacrime: esterrefatto, esploso, completamente pazzo. Mia sorella e io ci guardammo basiti perché, truculenza a parte, conoscevamo la ragazza: si trattava della tabaccaia da cui per anni eravamo andati a comprare le sigarette, avendo il negozio nella via in cui abita nostra madre. Ma sebbene non esistesse fra noi, che al bene del “quartiere bene” di nostra madre siamo sempre stati un po’ ai margini, gran confidenza, approfittammo della provvidenziale agnizione abbandonandoci a convenevoli di grande solennità. Due giorni dopo, quando venne a stabilirsi qui, bevendo il caffè, Angelo volle spiegare. Noi del nord, esordì, avevamo le nostre ragioni, che lui capiva perfettamente perché anche lui, malgrado il cuore, che rimaneva un cuore del sud (evitai di farmi ragguagliare sul cuore), si sentiva fondamentalmente un uomo del nord. Angelo era un uomo del nord, mi spiegò, perché la sua mente era al nord, le sue concezioni erano al nord e se si trovava fisicamente al nord, se si trovava al nord nelle condizioni in cui si trovava, sussurrò, al nord in quelle condizioni: quarant’anni, sai?, era perché imprecando e scapicollando (questo, tuttavia, non lo disse) doveva alfine arrivarci, e una volta arrivatoci doveva trovare una ragazza come la tabaccaia, una veneta precisa, svizzera, austriaca, tedesca: da capo a piedi, sai? Era destino, era scritto – credevo al destino, no?, credevo a ciò che stava scritto?, non sapevo, dissi, evitando di intorrogarlo intorno a dove stesse scritto ciò che stava scritto, supponendo nel cuore, lemma che traducevo con “carattere”, sicché personalmente no, provai a spiegare, ma ne ho buscate tante che, in tutta franchezza, di quel che credo o che credo di credere, mi fido gran poco. La sua vita, sbuffò, non era stata altro che un’interminabile lotta. Contro tutto e tutti, sai? Ma anzitutto contro tutto e tutti da Ancona in giù. Da Ancona? Strinse le mascelle. Mai stato sotto Ancona? Feci spallucce. Non intendo da turista, disse, socchiudendo bonariamente gli occhi, giusto per spalancarli in fiamme: allora non hai idea! Non puoi avere idea! Non capisci! Non capite! Arretrai, quasi spaventato. Lui si placò. Cioè, si, disse, nuovamente bonario. Capite. Non per niente, la Lega. Il nord che lavora. Il nord che guarda l’Europa. Il nord che traina l’economia. Tutto vero. Per carità. Però non capite un cazzo. Questa è la realtà. Non per niente, la Lega. Lavorate, fate soldi, continuate a lavorare, vi arricchite, lavorate ancora di più e non capite un cazzo. Non ti offendi vero? Guarda che è un bene. Nel senso: è meglio che non capiate, sai? Molto meglio.

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Una Risposta to “angelo”

  1. monica said

    io non so se ho capito, ma adesso posso leggere da casa e posso provare a rileggere piano e magari a scriverti quel che sento (e spero diventi un pensiero, come più o meno per Giulio Bollati) quando inizio a leggere certi scritti qui e smetto

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