i conti di mia madre

17 dicembre 2010

Ho un amico che scrive libri, mi racconta Marica, la tizia che tiene i conti a mia madre. Mi ha dato da leggere la bozza del suo ultimo romanzo e dice di averci messo tutto, dentro. Proprio tutto, ha detto.

E’ la storia di uno scrittore che immagina uno scrittore e questo scrittore immaginato scrive e scrive e scrive per tutta la vita. Fantastico, le ho detto. Ma non è questo il punto. Il punto è per chi scrive. Lo scrittore immaginato dal mio amico scrittore, dice Marica, scrive durante tutto il corso della sua vita per una donna, un’unica donna, sempre la stessa. Avrebbe potuto scrivere per un uomo, fosse stato frocio, il succo non cambia, ma lo scrittore immaginato dall’amico scrittore non era frocio o meglio, il mio amico scrittore non è frocio, quindi non me lo vedo a mettere in piedi una pippa in cui si finge frocio per cui racconta di uno scrittore che non è frocio che per tutta la vita scrive per una figa al fine di dimostrare che lui, lo scrittore, in verità è frocio, quindi, cari lettori froci, rizzate le antenne: c’è qui uno scrittore frocio con una foia da kilo, fatevi sotto!, anche se conosco della gente che lo farebbe. Eeeh? Altro ché! Più di uno, ne conosco, e non solo maschi, né solamente per soldi. Non ho mica capito, le faccio. No?, dice Marica. Ma è semplice: non fa altro che scrivere di un tipo che scrive per una figa perché è frocio, capisci? In che senso, scusa, le faccio. Ma come, in che senso. E’ ovvio! Non mi pare, faccio. Marica appoggia il bicchiere sul tavolino, dà un’alzatina di spalle, si passa le dita sulla leggera peluria bionda sopra le labbra. Un altro giro?, dice. Mh!, mugugno, ingollando l’ultimo sorso di negroni.

Nella vita, per campare, Marica fa l’intermediatrice finanziaria free-lance, un lavoro, dice, che ti porta a vedere molta gente, ti costringe a occuparti di psicologia, sebbene non secondo le modalità di uno psicologo – cioè ti porta a occuparti necessariamente, di psicologia, per lavoro, capisci?, per ottenere risultati, roba quantificabile, insomma niente minchiate teoriche. Stiamo bevendo sotto casa di mia madre, cui Marica ha appena fatto i conti – azioni obbligazioni, qualche migliaio di euro da far fruttare sul mercato. Finisce spesso che, se mi trovo da quelle parti, si scenda dabbasso insieme. Mentre fa le carte – a me pare sempre le faccia le carte, come una chiromante – ci diamo del lei, ma poi, quando scendiamo a bere – di solito passa da mia madre poco prima dell’ora di cena, alla fine, cioè, del suo giro – cambiamo registro e ci diamo del tu. E’ una in gamba, nel complesso, secondo me, ho detto a mia madre. Mi sembra una persona onesta, Lei ha dato una scrollatina di spalle. Non è molto carina, è vero. Ma è ordinata, onesta, solida. E’ molto pulita. Mamma, cazzo! Cosa? Come cosa? Manca solo la cilindrata dell’automobile! Quale automobile? La sua! Di lei! E poi non è il mio tipo! Per carità!, Leo, non sia mai! Mi era soltanto sembrato che poteste andare d’accordo. Sapevi che ha pubblicato un libro di racconti?

Mia madre aveva deciso di vendere uno dei due mini appartamenti di sua proprietà nell’attesa che noi figli trovassimo finalmente uno straccio di lavoro con un contratto che ci consentisse di accendere un mutuo. Non voleva abbandonare la valle di lacrime lasciandoci in braghe di tela. Non voglio andarmene senza lasciare un segno, diceva. C’era suo fratello, cioè mio zio, che premeva per quei miniappartamenti e, disse, sembrava un ottimo momento per fare investimenti, così aveva venduto i mini a mio zio e, nell’attesa che ci sistemassimo, aveva deciso di affidarsi a questa conoscente di suo fratello. Mio zio ne aveva in effetti parlato molto bene il Natale precedente, a pranzo e, considerato che tipo sia mio zio, quanto sappia essere scorbutico, pensammo dovesse essere proprio brava. Io continuo a pensarla così. Secondo me, mamma, Marica è davvero brava. Non è stata colpa sua. Secondo me, mamma, non è il caso di disinvestire. Quei soldi non li rivedi più, è ovvio. Non nella loro interezza. Ma di lei, mi fido. Se ha detto che farà di tutto per recuperare il recuperabile, vedrai che è così. C’era stato il grande crack e metà del capitale, cioè dei soldi ricavati dalla vendita dei due appartamentini, tre mesi dopo la vendita stessa, era andata letteralmente in fumo. Imbarazzante. Sia con Marica che con mio zio. Molto imbarazzante. Realizzato in una decina di giorni l’accaduto, mia madre aveva passato un paio di settimane a letto, fra ansiolitici e sonniferi. Poi, pian piano, si era tirata su. Mio zio le faceva visita. E Marica, più agguerrita che mai, era ancora fra noi, puntuale, una volta la settimana. Col coltello fra i denti.

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