parigi

30 aprile 2011

E così con Gioia andiamo a Parigi per una settimana.

Io non ci sono mai stato, lei invece ci è stata già due o tre volte, sicché in terra di Francia – conoscendo bene, fra l’altro, la lingua – sarà la mia guida. Le mie vacanze ideali non sono mai state legate alla visita di città importanti o alla partecipazione a eventi culturali come festival o mostre; fosse per me azzarderei a piedi l’attraversamento delle Alpi o mi metterei sulle spalle uno zaino con l’idea di dormire sotto le stelle della Franchigena: il Cammino di Santiago, insieme all’interrail fatto quando avevo appena diciannove anni, resta di gran lunga la vacanza più bella della mia vita. Il tempo però è tiranno e i soldi scarseggiano: non è un caso se in quarantacinque primavere mi sia ritrovato solamente due volte, a diciannove e a trentanove anni, nella disponibilità di un mese intero – un tempo congruo qualora si senta il bisogno di cambiare un po’ il passo. Gioia, inoltre, pur non disdegnando affatto passeggiate e pedalate en plein air, non è molto avvezza a questo genere di esperienze che, del resto, intraprese in solitudine, mi sono sempre apparse più sensate. Certa che, per il tipo che secondo lei sono, me ne innamorerò all’istante, teneva tantissimo a farmi vedere la sua città d’elezione, il luogo in cui, se i sogni potessero avverarsi, metterebbe radici. Così, quando ha espresso il desiderio di andarci, le ho detto subito si, e mi sono messo di buona lena a risparmiare. Fortuna ha voluto che a causa di rimborsi fiscali che non mi aspettavo le buste paga di dicembre e gennaio siano state particolarmente laute, e poter prenotare con largo anticipo abbia reso la spesa assai più abbordabile di quanto temessi. A entusiasmo, tuttavia, ho carburato un po’ lentamente, tanto che in un paio di occasioni, bisticciando, lei mi ha fatto notare quanto poco, sia sotto il profilo organizzativo, sia sotto quello della semplice curiosità, stessi partecipando. La verità è che per certi aspetti questi ultimi sono stati mesi difficili; l’aver frequentato più assiduamente la famiglia ha suscitato spesso il sentimento del tempo e della morte, acuendo la percezione dei tredici anni di differenza d’età che mi separano da lei. Cosa ti piacerebbe vedere?, mi domandava. E che ne so?, le rispondevo. Non hai dato un’occhiata alla guida? Per lei è diverso, pensavo, anche a causa del numero di location in cui sono state girate scene di pellicole importanti non soltanto in relazione alla storia del cinema, ma soprattutto per quanto concerne la sua formazione, la sua educazione sentimentale. Io, ho pensato, mi sono innamorato di Gioia anche per questo, per come parlo con lei, per il modo in cui rende presenti le cose e le persone che ama e mettendomene a parte, riesca a farmi sentire il mondo più aperto, libero, ospitale e bello. L’altra sera dopo avermi fatto vedere le sequenze iniziali di The Dreamers di Bernardo Bertolucci, indicandomi contemporaneamente sulla piantina della città i luoghi in cui gli attori si muovevano, ha trovato l’indirizzo e il sito del bistrot in cui Quentin Tarantino ha girato la scena in cui Shosanna, la protagonista di Inglorious Basterds, scopre che Frederick, il suo corteggiatore, è un eroe nazista. Io non funziono così, mi era successo di dirle cercando, senza riuscire, di ricordare romanzi, canzoni, eventi storici per me altrettanto importanti. Quando pensavo a questa nostra vacanza mi pareva ci fosse talmente tanta e celebrata roba a Parigi che il solo provare a far mente locale mi faceva mettere sulla difensiva. Adriano, una di queste sere, parlando della vita notturna parigina, ha detto: quella città è talmente grande che io, a cena, non ci sono mai arrivato! Mario ha aggiunto: è enorme, ma oltre che per tutto ciò che contiene, è bella perché è sempre stata oggetto di progettazione urbanistica, sicché per vasta possa sembrarti, non hai mai l’impressione di trovarti in un luogo insensato. Mentre scrivo queste ultime righe, pensando che domani a quest’ora saremo sul treno, sento crescere l’eccitazione. Dormiremo in cuccetta, come non mi era più successo da quando ero bambino. E lunedì mattina, per colazione, saremo finalmente altrove.

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3 Risposte to “parigi”

  1. Gioia said

    Già che ci siamo…

  2. Giordano said

    Se i film e le metropoli fossero una droga (anche le metropoli che hanno ormai smarrito la propria identità e si sono trasformate in un luna park per turisti) io sarei un tossicodipendente.
    Chiedo scusa per questa immagine un po’ scema, ma fosse per me andrei nella Ville Lumière tutti i fine settimana. Anche se la mia droga preferita si chiama New York. Che vuole, sono un ragazzo dai gusti semplici.
    Se penso che domani mi tocca tornare a Resana…madonna…!
    Buon viaggio a tutti e due.

  3. paolab said

    buon compleanno a te e felice parigi a entrambi. paola

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