parigi, mercoledì

28 maggio 2011

Mattino abbagliante di brezza. L’acqua sgorga dai tombini e scorre ai bordi dei marciapiedi. Acquistiamo i pan au chocolat alla boulangerie di ieri, ma beviamo il caffè all’angolo della solita fermata, appoggiati al banco, mentre un’anziana signora con lo scialle di lana pulisce il sugo del pollo con un pezzo di pane. Parliamo della serata di ieri e, con un po’ di invidia, di che tipo di vita conduca Cahier, fra un festival e l’altro – non aveva detto, l’estate scorsa, di essere stato in Corea? – facendo ciò che gli piace senza troppi compromessi in una città come questa, diosanto, di giorno in giorno più bella, sbarcando il lunario non senza difficoltà, ma considerati i nostri mille euro scarsi al mese, non peggio di quanto possiamo riuscire a sbarcarlo noi in quel buco di Padova.

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parigi, martedì

24 maggio 2011

È una bella giornata di sole e dalla finestra della stanza guardo per la prima volta i caseggiati che si affacciano fra i riflessi sulla via sottostante dando forma a un quieto fiordo grigio e bianco di tetti spioventi, finestre e abbaini luccicanti. Usciti dall’albergo prendiamo a sinistra e all’angolo della via ci fermiamo per fare colazione al caffè semivuoto. Gioia ha voglia di pan au chocolat che hanno però esaurito e che troviamo alla seconda boulangerie in cui ci imbattiamo lungo le poche centinaia di metri fino all’incrocio con uno dei tipici viali a doppia corsia con ampia area pedonale alberata nel mezzo, che tagliano e angolano tutta Parigi. Prendiamo la metropolitana alla solita fermata diretti al Trocadero chiacchierando di film visti durante l’inverno che presentano scene girate in quell’area. A un addetto in divisa nera e verde che fuma una sigaretta presso una porta di servizio del Musèe de l’homme, all’interno e all’esterno del quale Arnaud Desplechin ha girato le ultime lunghe sequenze del suo I re e la regina, domandiamo se per caso ricordi se la vecchia Cinémathèque Française si trovasse da quella o dall’altra parte del complesso architettonico; e dalle sue indicazioni, per altro esatte, comprendiamo come l’uomo sia convinto che l’istituto si trovi dov’era nel ’68, all’inizio della contestazione, in uno degli interrati del padiglione opposto a quello in cui sostiamo.

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parigi, lunedì

19 maggio 2011

Scendiamo dal treno poco dopo le otto del mattino alla stazione di Bercy e andiamo a far colazione in un bar della formicolante hall insieme ad Adamo, fotografo e designer veneziano trapiantato da quasi vent’anni a Parigi e tornato per un paio di settimane di vacanza nella città natale. Abbiamo passato insieme la notte conversando amabilmente e con bella franchezza, sonnecchiando, in seguito, sopra la miseria di lenzuola e coperte d’ordinanza, chiusi con la sicura nello scompartimento a cuccette perché il treno, e Adamo ne ha fatto le spese, sembra fra i più visitati dai ladri. Al risveglio ci siamo scambiati i numeri di telefono per incontrarci, lavoro di Adamo permettendo, a bere qualche buon bicchiere in uno degli svariati bistrot che ci ha segnalato.

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gioia su habemus papam

16 maggio 2011

Habemus Papam di Nanni Moretti, con Michel Piccoli, Nanni Moretti, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Franco Graziosi, Camillo Milli, Roberto Nobile, Ulrich von Dobschütz, Margherita Buy, Dario Cantarelli, Gianluca Gobbi, Manuela Mandracchia, Teco Celio, Roberto De Francesco, Chiara Causa, Cecilia Dazzi

Cosa resta del padre è il titolo, piuttosto eloquente, dell’ultimo libro di Massimo Recalcati, uscito per l’editore Cortina, qualche mese fa. Lo psicanalista riprende il tema lacaniano dell’evaporazione del padre e, con le dovute riflessioni e i necessari aggiustamenti, prova a leggere, attraverso quel modello, la società occidentale a cavallo del vecchio e nuovo millennio. Cosa resta del padre appare altresì la questione più prossima al tema che muove il bellissimo Habemus Papam di Nanni Moretti.

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