la misura e l’imbarazzo

20 settembre 2011

Alla festa di “Ciak”, la rivista di cinema, alla Mostra del Cinema di Venezia, Gioia e io ci siamo imbattuti in tre suoi amici di vecchia data, giornalisti di professione. La sera prima, se non proprio qualche ora prima, avevano visto il film che, di lì a tre giorni, sarebbe stato decretato Leone d’Oro e, con un entusiasmo un po’ etilico al quale, secondo Gioia, non sono soliti dar corso, ne tessevano, sperticate, le lodi. Ci trovavamo al check della festa, sulla piattaforma che collega la regale scalinata dell’Hotel Excelsior alle lussureggianti piscine, e avevamo esibito l’invito, rimediato per altro in extremis, che gli uomini della sicurezza, tutti di colore, avevano appena strappato. Di fronte a noi, delimitato da fioriere, posacenere e fiaccole, si allungava ancora qualche metro di incerto, popoloso corridoio, oltre il quale un secondo, definitivo check immetteva nell’equorea voragine blu, stroboscopica e riverberante, in cui il proteiforme collettivo degli invitati copulava in preda al tam-tam. Gli amici di Gioia si trovavano alla festa già da un’oretta e, oltre che sfiniti, sembravano anche piuttosto carburati. Domandavano, ora a lei, ora a me, in un rapporto costante, a rotazione, di due a uno – due con Gioia, uno con me – se avessimo visto il Faust di Sokurov.

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Ammiro quelli che, per lavoro o per diletto, riescono a scrivere con ritmi e in condizioni stressanti come quelle che caratterizzano la Mostra del cinema; li ammiro perché immagino debbano stare, con la propria scrittura, in un rapporto di grande, serena, fiduciosa intimità.

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lido – 011-1

5 settembre 2011

Sessantottesima Mostra internazionale d’arte cinematografica della Biennale di Venezia.

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