anni settanta interiori

28 ottobre 2011

(Il brano che segue, scritto, credo, nel 2005, è stato pubblicato, credo, nel 2006, nel volume, a cura di Alberto Fassina: Il viaggio dell’eroe. Il cinema e i riti di passaggio).

Ci sono due o tre film che non devo vedere perché mi mettono addosso la feria, specie quando feria non è. Fanno salire allo sterno la bolla e poi per qualche giorno stai certo che rischio grosso. Mi viene voglia di commettere atti impuri. Di desiderare la donna d’altri. Di disonorare padri e madri. E, naturalmente, di nominare il nome di dio invano. In compenso tendo a non pronunciare falsa testimonianza e, specialmente, a onorare la festa. Direi, pericolosamente. Al punto di immaginarla dilatabile all’intera esistenza. Nella forma di una vacanza. O meglio: di un trip.

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gioia su restless

19 ottobre 2011

Restless di Gus Van Sant con Henry Hopper, Mia Wasikowska, Ryo Kase, Schuyler Fisk, Jane Adams

La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita (…)
Il montaggio opera dunque sul materiale del film ciò che la morte opera sulla vita.

Pier Paolo Pasolini

Nel cinema, come nella vita, la posta in gioco è il tempo. Per Annabel, malata terminale di tumore al cervello, il tempo a disposizione è poco: tre mesi. Il problema è: come guadagnare tempo? Le possibilità sono due (per il regista e per la protagonista): dilatarlo – come era già accaduto ai ragazzi di Elephant, al Blake di Last Days o ad Alex in Paranoid Park, tutti personaggi che vivevano il tempo come un disagio, abitando una specie di vuoto – oppure viverlo a una velocità doppia, tripla, rendendo i giorni che restano pieni come un’intera esistenza.

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