falso scrittore/sacco di merda

11 novembre 2011

(Grosso modo da ottobre sto provando a scrivere un testo che non si presta gran che, per il momento, a questo blog, e mi impegna molto. Così, di tanto in tanto, per tappare un po’ la falla, vado in cerca, nel ventre del pc, di vecchie cose non totalmente impresentabili. Credo di aver scritto il brano che segue nell’inverno fra il ’97 e il ’98 – o, al massimo, in quello fra il ’98 e il ’99. Credo si tratti del mio primo racconto “finito” – quanto meno, da me considerato “finito”, a quell’epoca. Non ricordo più se l’ho dato in lettura a qualcuno. Nel complesso, però, ne andavo abbastanza fiero).

 

Eravamo stati il Maestro Della Scrittura e io al Gazebo con un pacco di fogli scritti a discutere. Il Maestro era anche insolitamente su di giri, proprio contento, aveva per la testa quest’idea grandiosa di un poema sul culto dei morti oggi in Italia e mi raccontava in merito un sacco di cose, tipo che andava scattando fotografie ai margini delle strade e laddove scorgeva mazzi di fiori foto biglietti lapidi e via dicendo documentava tutto. Io, naturalmente, benché angelicato, sprofondavo di brutto: di notizie buone per me non ne aveva manco per il cì e ogni cosa lieta o peggio bella che avesse il solo difetto di non riguardarmi era una rasoiata alla gola. Poi il Maestro va via e io decido tristissimo di farmi un’altra birra restando ancora un po’ a corrispondere sensi poco e niente amorosi, quand’ecco arriva l’Architetto che non vedo da un pezzo perché da un pezzo non vado al Gazebo, specie all’ora, assai tarda, della Banda Degli Ultimi. L’Architetto mi vede, mi punta, s’appoggia, mi scruta, si siede e a quattr’occhi mi fa: così tu saresti uno scrittore? Al che io un pelo sbalùno e non so che cosa rispondergli, ma lui beffardo m’incalza: così tu saresti uno scrittore? E io, no, bè, non sono un vero scrittore, non ho pubblicato niente, tuttavia. Ah!, fa lui. Allora lo scrittore vero è quell’altro, quello con cui parlavi. Bè, si. E’ il Maestro Della Scrittura. Dunque tu non sei il vero scrittore. Ecco, io… Tu sei il Falso Scrittore! Come?, gli faccio. Non fare il fesso, hai capito benissimo, l’hai detto! Ma cosa? Tu non sei affatto il Vero Scrittore! Il Vero Scrittore è quello che è appena andato via. Sì, cioè. Quello è il Maestro Della Scrittura. Dunque tu non sei che il Falso Scrittore! Come sarebbe a dire?, gli faccio. Sarebbe a dire che di Scrittore Vero ce ne era uno solo, qui dentro. Qui dentro c’era un solo Vero Scrittore, uno soltanto, mi dispiace dirtelo, ma il Vero Scrittore, l’unico Vero Scrittore che ha camminato si è seduto e si è scolato tre Gruber doppio malto una Dab Emmaus nera una Bandini chiara un Macavalon dodici anni due scanfèrle con la tàvana uno Zwobodtz caldo un Bongovich alla menta uno spritz uno sprotz un doppio spratz e un rum Mathusalem extra antiguo, qui dentro non sei tu! No! E invece si!, e si vede lontano un chilometro, ahimè: non sei tu, assolutamente. No, gli ripeto, Architetto, t’inganni!, anch’io sono il Vero Scrittore!, anch’io lo sono!, solo che sono Inedito. Cosa sei tu? Sono Inedito! Inedito? Certamente. Ma per cortesia. Chiudi il becco, và. Tu non sei Inedito: sarai, semmai, inedito. D’accordo, non sarò Inedito, bensì inedito. Ma lo sono. Hmm, fa lui, passando una mano sul mento. Inedito, eh? Certo. E allora?, gli faccio. Hmm, continua a mugugnare. Tu non mi credi, Architetto! Inedito, ripete l’Architetto, guardingo. Ho anche un contatto con un editore!, gli dico. Ma cosa vuoi avere! Ho un contatto, ho un contatto! Tu sei il Falso Scrittore! Non è vero, io c’ho il contatto, Architetto, credimi! Mavadavialchiùl! Architetto: credimi! Ho il contatto! Vadaviailchiùl, falso scrittore del cazzo!, non ti credo, punto e basta! Tu non sei nient’altro che un pajazo!, tu sei al massimo il Falso Scrittore! Ma Architetto: come tu sei il Vero Architetto, anche se hai lavorato molto poco, diciamo pure, praticamente niente, in vita tua, io sono il Vero Scrittore anche se ho scritto molto poco, anzi praticamente niente! Devi credermi! Ah, è così?, fa lui. Ah, è così che la metti! Certo! Io sono il Vero Scrittore! E quello che è appena andato via? Chi è, secondo te? Parliamoci chiaro: avresti coraggio di dire che il Falso Scrittore non sei tu ma è lui? Assolutamente no! Lui è lo Scrittore Verissimo. Lui ti ripeto è il Maestro Della Scrittura! Scrittore più Vero di lui non esiste! Lui è lo Scrittore Verissimo! Così lui è lo Scrittore Verissimo, mentre tu saresti soltanto lo Scrittore Vero. Già, Architetto: già. Tu scrivi dunque! Tu l’hai detto, Architetto. Così tu scrivi! Certo, altrimenti non sarei lo Scrittore Vero. E così scriveresti… Architetto! ‘Domande fai? Certo che scrivo. Scrivo, sebbene è come non avessi scritto niente, perché non ho mai pubblicato un rigo, ma questo ché vuol dire? Io sono Inedito. E cosa scrivi, caro il mio Falso Inedito! Architetto, diocaro… Insomma, che cazzo scrivi? Bè, non saprei, ho scritto una roba sola. Dunque hai scritto. In un certo senso. Cioè non hai scritto. Ti ripeto… Vedi, allora? Vedi che vieni con me? Vedi che non sei il Vero Scrittore? Tu sei il Falso Scrittore! Non è vero! Io non sono il Falso Scrittore. Altro ché invece. Tu sei il Falso Scrittore, sei il Falso Scrittore In Persona, come io sono l’Architetto lui è Nick la Noce, lui è Tega, lui è Blurb, lui è Caballo… Tu sei il Falso Scrittore! A questo punto arriva la Cosca De Las Noces, altresì detta La Banda Degli Ultimi. Asserragliatisi attorno al tavolo, Nick La noce, Tega, Caballo, Blurb, Mirko, Nuk, Drovora, Slivoviz, Gina Paulorka, Oliva, attaccano in coro sulla melodia dei tre piccoli porcellini:

Egli è il Falso Scrittor!

Egli è,

Un impostor!

Egli è il Falso scrittor…

Minchia! Minchia e riminchia! Ma perché io Falso e voi Veri? Architetto! Lui mica è il Falso Caballo, lui non è mica il Falso Nick La Noce, lui non è mica il Falso Tega, lui mica è il Falso Blurb, e tu non sei mica il Falso Architetto! Perché solo io devo essere il Falso Scrittore?

Egli è il Falso Scrittor!

Egli è,

Un impostor!

Egli è il Falso scrittor…

Io non sono affatto il Falso Scrittore. Io sono il Vero Scrittore, mettitelo bene in testa! Mettetevelo bene in testa anche voi! Io non sono affatto il Falso Scrittore: io sono il Vero Scrittore!

Egli è il Falso Scrittor!

Egli è,

Un impostor!

E allora dimmi, Falso Scrittore Pretenzioso, chi ti ha detto che devi scrivere? Eh? Te l’ha detto forse il dottore?

Egli è il falso scrittor

glie l’ha detto anche il dottor!

Te l’ha detto la mamma?

Egli è il falso scrittor

lo dice anche il genitor!

Te l’ha detto lo strizza? Il prete? Il partito? Te lo ha forse detto dio?

Ch’egli sia il falso scrittor,

è parola del signor!

No Architetto, non me l’ha detto nessuno.

Ahà!

Vedi?

Ahà! Ahà!

Vedi che ho ragione?

Egli è il Falso Scrittor!

Egli è,

Un impostor!

Egli è il Falso scrittor…

Architetto! E voi tutti, pure. Un attimo. Lasciatemi dire, lasciatemi spiegare. Anzitutto, Architetto, tu fai domande fuorvianti. Ah, fuorvianti, eh? Sicuro, fuorvianti. A me di scrivere non me l’ha consigliato nessuno: è vero. Ma ragiona: chi doveva consigliarmelo? A te chi ti ha consigliato di fare l’Architetto? Il dottore? Lo psichiatra? No! Bastardi! Nessuno! Mai! Ma io sono l’Architetto! Io sono io, hai capito? IO SONO IO!

Egli è l’Architetto!

Viva l’Architetto!

Appunto, ragazzi, appunto! Ascoltatemi…

Abbasso il Falso Scrittore!

Falso Scrittore di merda!

Hai appena detto una grande verità, Architetto! Certo, lo so bene! Ho detto una grande verità! Rifletti, dunque! Riflettete…

Egli è il Falso Scrittor!

Egli è…

E fate silenzio, cazzo!

A me nessuno ha detto di scrivere. Nessuno, Architetto. Nessuno! Ma è proprio per questo che sono il Vero Scrittore, capisci?! E’ come per te! E’ come per voi!

Falso!

‘Pòcrita

Potàna!

Ma come, non capite? Non capite? Ascoltate!, Architetto, ascoltami!: non vai a dire a uno che è una certa cosa di essere esattamente la cosa che è già! Ma quando mai! Gli dici di diventare qualcos’altro, non trovi? Tua madre ti diceva forse di essere come sei? E la tua ex moglie? E tuo figlio? Tuo figlio ti diceva forse: Papà, insomma: sii l’Architetto? No di certo! Ti hanno detto cose più sensate, Architetto. Giusto? Infatti anche a me hanno detto cose più sensate! Tipo trova un lavoro, lavora un po’ di più, sfrutta il tuo titolo di studi; questo mi hanno detto. Nessuno mi ha detto di essere quello che sono. Cioè il Vero Scrittore. Persino il Maestro Della Scrittura non me l’ha detto! Nessuno mi ha mai considerato semplicemente per quello che sono, capisci? Per questo io non sono affatto il Falso Scrittore! E ti dirò di più, ziocane! Poiché tutti vogliono che io sia il Falso Scrittore, io non sono e non sarò mai il falso scrittore! In verità, dunque, Architetto, io proclamo che tu sei tu, Architetto: per questo sei tu! Sei d’accordo? Siete d’accordo? D’altronde voi siete voi: per questo siete voi! Ma ora lui, ragazzi, a lui gli occhi, a lui, ragazzi, l’Architetto: osservatelo, osservatelo bene: lo vedete?, mettetelo a fuoco… ma è evidente! Lui non è affatto lui!, lui non è lui per tutti, è chiaro no?, lo vedete ne sono certo!, massì!, è lampante, direi!, e direi anzi di più: lui, in certo qual senso, non è affatto lui per nessuno! L’architetto a ben vedere non è per nessuno! Nessuno! Ma… No!, ancora un istante, Architetto. Silenzio! Ooh! Seguitemi bene: ci siete?, vedete? si? ecco, così, sì, si, è perfetto!, poiché proprio per questo motivo lui è lui! Eeehh? Calma!, calma Architetto! Calmatevi, cazzo!, un istante!, un momento! voi, adesso: osservatevi, Oliva!, Drovora!, Blurb, Nuk, Caballo, Nick la Noce, Gina Paulorka, si, così, così, per bene, piaaano, cazzo!, vedete?, comprendete? Ma certo, certo!, è proprio così: voi non siete affatto voi!, lo sapete, lo so, lo sappiamo, voi non siete voi e proprio per questo voi siete voi e nient’altro che voi!, proprio per questo io non sono affatto ciò che a prima vista credete, cioè il Falso Scrittore: io sono io!, Architetto, come tu hai ben detto poc’anzi, IO SONO IO, cioè il Vero Scrittore!

Ooohhh

Va bene, va bene… calmiamoci. Calma ho detto! Quanto a te: stronzate, Falso Scrittore, stronzate! Architetto: la Banda non sembra pensarla al tuo stesso modo. Io sono io, Architetto. Ah!, tu saresti tu. Esatto. Dunque tu sei tu. Giusto, Architetto: vedo che finalmente ragioni. Sta bene, Falso Scrittore. Però tu non sei tu. Già. Proprio così, ora mi è tutto chiaro. Io non sono io, loro non sono loro. Ma tu sei tu, giusto? Di conseguenza noi siamo noi. Ma se noi siamo noi, tu non sei tu. No, un attimo, non fraintendere: se io non sono io allora tu non sei tu, ma se tu sei tu allora anch’io sono io cioè se tu sei… No-no-no non fraintendo affatto: è tutto chiaro, chiarissimo. Sarebbe a dire? Ebbene, Falso Scrittore, hai vinto, te lo concedo: tu non sei il Falso Scrittore. Finalmente, perdiana! Tu non sei affatto il Falso Scrittore: tu sei tu, in effetti. Tuttavia tu non sei tu. Vale a dire? Vale a dire che tu non sei il Falso Scrittore, e non sei nemmeno il Vero Scrittore.

Non sarai il Falso Scrittor,

ma rimani

un impostor!

Calma, ragazzi! Calma… Orbene, Falso Scrittore: devo confessarti, credo, a nome di tutti, che mi meraviglio di me: come ho fatto?, anzi, come abbiamo fatto a non capire immediatamente? Eppure sei sempre stato qui, sotto i nostri occhi. Con i tuoi fogli di carta. Con il tuo sacchetto pieno di carta. Tu non sei affatto il Falso Scrittore. Lasciatelo dire poiché è evidente specie dopo quest’ultima tua perorazione che non sei ancora in grado, non sei assolutamente in grado, ragazzo mio, di guardare dentro di te e di capire: e questo ai miei occhi ti rende già un poco più embè. Cosa? Embè. Ah! Ebbene, Falso Scrittore, vedi: tu in effetti non sei il Falso Scrittore. No. Tuttavia, l’embè che tu sei nega anche l’opposto. Difatti, tu non sei nemmeno il Vero Scrittore. Insomma, Falso Scrittore: tu non sei né il Vero Scrittore né il Falso Scrittore. Architetto, non potresti rendere un po’ meno oscuro il tuo pensiero? Cosa sarebbe dunque l’embè che mi salva dal nulla? Che nome avrebbe? Ebbene, il tuo embè è presto detto. Ebbene? Ebbene: SACCO DI MERDA. Non comprendo, Architetto: sacco di merda? Esatto: sacco di merda: questo è il tuo embè. Ma che c’entra? Eppure è proprio così: è il tuo embè. Lo so, lo so: ora sei sbalordito, perplesso, smarrito. Lo puoi ben dire! E ti comprendo. Ti ripeto, devo confessarti che mi meraviglio di me: come ho fatto a non capire? Tu, qui, con i tuoi fogli, con il tuo sacchetto, con i tuoi discorsi. Questa strana… atmosfera. Ma ti dirò di più: tu non sei un semplice sacco di merda. Ah no? No, nient’affatto: tu non sei un qualsiasi sacco di merda, e fai bene a rincuorarti: tu sei infatti il Sacco Di Merda. Proprio così! Il Sacco? L’hai detto. Non un, ma Il. Il? Esatto, Il! Ora capisco, perbacco!, era questo che t’irritava. Mi fa piacere, ragazzo. Caro Sacco Di Merda: non ti dispiace vero se a questo punto ti chiamo così? Oh, a questo punto di merda no, Architetto Di Merda: ci mancherebbe. Merda!, così mi piace: basta capirsi, no? Eh, con la pazienza di merda, Architetto Di Merda, con la pazienza di merda. Caro Sacco Di Merda, permettimi allora di fare un brindisi! Di merda? Certo, di merda. Merda! Allora, alla Salute di merda! Come no, Architetto Di Merda. Allora alla tua salute di merda, Sacco Di Merda. Smerdo io, sacco Di Merda. Un bel giro di merda, merda! Ma no, cioè, nerda!, merda! Guerda, m’inmerdo ehrda? Un bel merdo di merda per tutti!

Accimerda!

Merdarola!

Diomerda!

Di merda!, merda, Archimerda Di Merda. Sirda merda la tua merda di merda. Merda di merda. E merda a voi gerda Di Merda. Merda di merda! Ho proprio, cioè prerda, una merda di merda, ‘stasera, pardòn, ‘stamerda.

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4 Risposte to “falso scrittore/sacco di merda”

  1. Giordano said

    Bello. Sembra un incubo. Sembra l’incubo di un giocoliere che lancia in aria le torce infuocate e quando gli ritornano in mano le prende sempre dalla parte del fuoco. Bello.

    • mbrt0 said

      Buongiorno Giordano, lei è veramente gentile. Grazie soprattutto per la bellissima immagine del giocoliere “maledetto”, anche se forse un po’ troppo generosa! Un saluto affettuoso.

  2. Splendido. È un piacere leggerla, Umberto.

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