mercoledì 5 settembre: bella addormentata e spring breakers

19 settembre 2012

Due film stasera: Bella addormentata di Marco Bellocchio, magnifico, e Spring Breakers di Harmony Korine, abbastanza interessante.

Bella addormentata è un film profondamente laico sulla libertà. Non è libera l’attrice che si è ritirata dalle scene per stare con la figlia in coma irreversibile, mettendo in scena un teatrino di disperazione, incatenata al suo dolore e alla figlia addormentata; non è libero suo figlio, legato alla madre distante che non riesce ad amarlo e a donargli attenzione; non è libera la ragazza che manifesta affinché la Englaro continui a essere alimentata, bloccata a un falso ricordo d’infanzia e al conseguente risentimento nei confronti del padre; non è libero suo padre, appartenente a un partito politico che vorrebbe votare una legge infame (risentire Berlusconi che dice che Eluana, in coma irreversibile da 17 anni, ha le mestruazioni e quindi potrebbe procreare è talmente terrificante nella sua idiozia, da risultare ributtante), in crisi di coscienza poiché ha aiutato la moglie a morire come ultimo atto d’amore, e vuole votare contro la legge in preparazione; non è libero il ragazzo che manifesta affinché la Englaro possa essere lasciata morire, condizionato dalla presenza di un fratello che palesa momenti di follia e che lo obbliga a interrompere la relazione amorosa appena iniziata con la ragazza che manifesta coi pro-life; non è libera la ragazza tossicodipendente, chiusa nella sua autodistruzione e nella sua volontà suicida; non è libero il medico che tenta di salvarla “perché se vedi una persona che tenta di buttarsi da una finestra, la fermi, e non perché sei un medico, ma perché umanamente è così”, che però è favorevole all’interruzione dell’alimentazione a Eluana. In Bellocchio c’è sempre il conflitto tra le ragioni intime, sentimentali, legate agli affetti, all’amore e quelle razionali, ideologiche se vuoi, e queste due posizioni compongono sempre una dialettica. La bellezza del film sta nel dare dignità a ogni posizione ma soprattutto ai dubbi che muovono i protagonisti, che si confrontano con qualcosa di abissale e misterioso, irriducibile a un discorso e a una qualsiasi razionalizzazione. Impossibile, comunque sintetizzare in poche parole. È un film che andrebbe rivisto almeno una seconda volta per la sua densità, e di cui si potrebbe e dovrebbe parlare per ore. Straordinario.

Spring Breakers è abbastanza interessante per come mette in scena una società consumista in cui ciò che si consuma è indistinto (alcol, droga, sesso, qualsiasi cosa è indifferente), ma bulimico nella sua intenzione. Fortunatamente non è moralista come i film che Korine aveva sceneggiato per Larry Clark (le quattro ragazzine non muoiono, evviva, vedendo puniti i loro “peccati”). È un film profondamente americano. Meno interessante il tentativo provocatorio di “far perdere l’innocenza” alle ragazzine di Disney Channel. Le protagoniste però son state scelte bene, incredibilmente anonime nei loro volti e nei loro corpi un po’ tozzi, un po’ imperfetti (benché adorate dai fans). E sta proprio nell’adorazione della ragazzina anonima (che non ha niente di Lolita: Lolita era il desiderio, queste ragazze sono il godimento) il punto: come quando entri in un supermercato e scegli la bibita dozzinale, che ha una marca precisa, e che poi ti stomacherà con la sua chimica e i suoi colori sgargianti. Fame chimica.

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