venerdì 7 settembre: passion e un giorno speciale

21 settembre 2012

Stasera gli ultimi due film (non so se domani vedrò qualcosa, forse un premiato o più probabilmente niente): Passion di Brian De Palma e Un giorno speciale di Francesca Comencini.

Passion è un gigantesco gioco di specchi, di riverberi delle ossessioni proprie del regista (che rimanda al solito a Hitchcock ma anche a se stesso – Dress to Kill, Sisters), ma, in un certo senso, si pone come qualcosa di totalmente opposto a Redacted. Se in Redacted l’immagine manipolata, “falsa” (il regista vede in Internet filmati che a sua volta rimette in scena e rifilma per poi montarli sulla base di una sceneggiatura), smaschera qualcosa di vero e reale, in “Passion” il problema della verità non si pone nemmeno: tutto è un trompe l’œil, un divetissement in cui le tre donne (che manipolano immagini per mestiere, lavorando nella pubblicità) si specchiano una nell’altra, Christine e Dani potrebbero tranquillamente essere le proiezioni di Isabelle (vedere le tonalità e lo stile dell’abbigliamento, il tipo di sensualità, il rapporto sadomasochistico – servo-padrone – che le lega e che è completamente reversibile). D’altra parte il riferimento insistito a L’Après-midi d’un faune, nella sua versione danzata, risulta abbastanza esplicito: il balletto mette in scena in maniera onirica l’incontro di un fauno, carico di desiderio, con delle ninfe e il gioco con una di loro, che però, spaventata, scappa, lasciando cadere uno scialle che il fauno cerca di possedere come se fosse il corpo della ninfa. Gioco masturbatorio. Una sciarpa è anche l’oggetto che può scagionare o meno la protagonista, colpevole di omicidio, omicidio che non è mai mostrato direttamente nel film, ma attraverso il filmato di un cellulare. Certo la struttura che mescola sogno e veglia, ricordando forse Mulholland Drive, ma senza il ricorso a una psicologia che potrebbe caratterizzare i personaggi, confonde ancor più il piano narrativo, ma nel momento in cui si accetta il gioco questo non pone un problema. L’Identificazione di una donna, attraverso immagini e simulacri che riverberano e collassano l’uno nell’altro, rimane affascinante e giocoso, ma per nulla vuoto. Bel film.

Un giorno speciale, invece, è un film a tesi, girato (anche piuttosto bene) con le migliori intenzioni da Francesca Comencini, mostrando però i limiti di un’opera didascalica e supportata da una sceneggiatura a dir poco imbarazzante. Una ragazza, spinta dalla madre, deve incontrare un politico che le darà una mano a iniziare la carriera d’attrice. La va a prendere un coetaneo, al primo giorno di lavoro come autista (lavoro ottenuto grazie all’intercessione di un prete). Poiché il politico continua a rimandare l’incontro, i due trascorreranno la giornata assieme, un po’ bisticciando, un po’ innamorandosi, fino alla conclusione, ovvia, in cui la ragazza verrà ricevuta dal politico, gli si concederà nello squallore più totale e tornerà a casa con altrettanto squallore addosso. Il ragazzo, disgustato, deciderà di mollare il lavoro. Sì, lo so. La storia non è certo nuova: basta scorrere (ormai da un po’ di anni) le prime pagine di “Repubblica” per trovare ogni giorno testimonianze sempre nuove e sempre uguali di situazioni del genere. Però, perché devi piazzarmi il monologo della ragazza che schifata dice che cercando lavoro in Internet come cassiera o come cameriera, siccome è carina, le chiedono solo prestazioni sessuali (davvero?), e poi la fai capitolare di fronte al politico viscido che allunga immediatamente le mani? Perché è un po’ confusa e incoerente? Sì? Bene. Ma, allora, se la ragazza ha delle ambiguità o delle latenze, magari non sarebbe male rendere il personaggio un po’ più complesso. Perché poi le fai rubare un vestito da 5.000 euro per poi buttarlo in spregio al lusso? Sempre perché ha moti di attrazione/repulsione nei confronti di quel mondo? Sì? E provare a renderlo un po’ meno schematico? In quale mondo, dopo che hai letteralmente rubato 5.000 euro, e i bodyguard del negozio ti hanno anche preso e minacciano di chiamare la polizia, tu dici, con atteggiamento da donna vissuta ma con una parlata da periferia romana anni ’50, “Mo’ chiamo il mio agggente”, i bodyguard e le commesse, spaventati, ti lasciano andare? Spiegazione: “Perché quando vai nei negozi da ricchi devi fa ‘a stronza e te credono”. Ma perché la maggior parte dei film italiani deve essere scritta coi piedi in questo modo, come se gli sceneggiatori avessero come unico contatto col mondo il tg di Mentana e le prime pagine di “Repubblica”? Ma questi se li fanno due passi per strada? Perché i personaggi devono essere raccontati con una tale banalità, pur con le migliori intenzioni? E perché gli spettatori devono essere sempre trattati come degli imbecilli e tutto quanto deve esser loro spigato nei minimi dettagli (sai mai che “il messaggio” non venga colto)? Se è l’inconscio (collettivo) al potere quello che alla Comencini interessa affrontare, ecco, basterebbe anche solo la sequenza delle terme di Bella addormentata, col politico in crisi che parla con un altro deputato, psicanalista, a spazzar via qualsiasi faccetta anonima e carina, qualsiasi banalità di cui sono infarciti i dialoghi, qualunque frase didascalica, e a dimostrare che vale più una visione, per quanto onirica, di una “spiega” di comune e ovvio buon senso.

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7 Risposte to “venerdì 7 settembre: passion e un giorno speciale

  1. Certo che la prima foto del post è proprio inquietante…:-)

  2. Gioia said

    Ciao Sabrina,
    eh già. Il film ha anche un bel paio di colpi di scena. Comunque De Palma gioca volutamente con le atmosfere noir e il risultato è effettivamente inquietante.
    Un caro saluto
    gioia

  3. Hai mai conosciuto personalmente registi, Gioia? A chi ti senti più vicina?
    Cari saluti a te.

  4. Gioia said

    Ciao Sabrina,
    no, personalmente no. Mi è capitato una volta di chiacchierare con Silvio Soldini, che oltre a essere un buon regista è anche una persona molto disponibile e gentile. Poi,per lavoro,mi è capitato di incrociare dei registi e magari scambiare qualche parola, ma da qui a dire di conoscerli ce ne passa.
    Posso dirti alcuni dei registi che preferisco, i cui film mi hanno turbato, appassionato o che ho amato in modo particolare, ma sicuramente ne dimenticherò moltissimi: Antonioni, Fellini, Godard, Resnais, Bellocchio, Bertolucci, Tsai Ming-liang, Kim Ki-duk, Kubrick, Bergman, Tarantino, Tsukamoto, Olmi, Altman, F. F. Coppola, Scorsese, Fuller, Nicholas Ray, Wong Kar-wai, Wang Bing, Hellman, Truffaut, Cronenberg, Desplechin, Renoir, Sokurov, Tarkovski, P.T. Anderson, Peckinpah, Apichatpong Weerasethakul, Lubitsch, Wilder, Welles, Hitchcock, Marker, ma la lista è infinita e davvero ne sto dimenticando moltissimi…
    A presto
    gioia

  5. Gioia said

    E poi Cassavetes, Lynch, Huston, Garrel, Rossellini, De Sica, Kitano, lo stesso De Palma, Malick, molte cose di Allen, e molti altri

  6. Grazie a Dio ne abbiamo di veramente buoni. Il Cinema è difficilissimo. Ottimi gusti.

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