Daniele + Milano 01

27 ottobre 2012

Alle prese con i suoi due lavori – al supermarket e al cinema – gli esami di letteratura, le sempre più angosciose sfuriate di Barbara, e soprattutto con le ultime, convulse fasi della redazione de Il dominio sulla lingua, il giovane amico, oltre che una sicurezza sul piano personale, aveva rappresentato per Leo anche un prezioso risparmio di tempo altrimenti speso a selezionare sconosciuti; e malgrado avesse da subito tribolato per arginarne dinamismo, curiosità, voglia di confrontarsi, competere e, compatibilmente con gli svariati impegni, fare anche un po’ di bagordi, le cose, fra i due, fino all’estate 2004, erano andate, nel complesso, a gonfie vele. Leo aveva coronato il “sogno”, assicurandone la prosecuzione al contratto per ultimare Malloppo.

Daniele si era invece laureato in Scienze della comunicazione, si era iscritto all’albo dei pubblicisti, aveva incassato la promozione presso l’Associazione Salesiana di Cinema e Teatro (ASCD) quindi, passata un’estate addolcita dal vacanziero consolidamento della relazione con Costanza Vainotto, nuova fidanzata e collega di Leo, ma guastata dal veloce sgretolamento post-laurea della sua posizione sia nell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi (UCSD) che nella redazione de Il Settimanale Diocesano (SD), già intorno all’inizio di settembre cantava vittoria, preparandosi per partire, ingaggiato come “autore”, a Milano, da una spumeggiante appaltatrice di format per radio, televisioni e grosse compagnie telefoniche. Si capisce che canto! Mi hanno preso! E oggi se mi gira mi concedo il lusso di mandare quelle teste di cazzo a cagare! Scusa, sai. Fai degnamente il tuo lavoro, scrivi per la Rivista Nazionale Di Cinema, pubblichi racconti in antologie di letteratura, organizzi conferenze e cineforum in campagna, ti laurei in tempo utile, ti prendono in facoltà come cultore della materia, hai messo in cantiere una pubblicazione con l’associazione salesiana di cui per altro sei diventato dirigente, vieni contattato da aziende fra le più avanzate del comparto più avanzato di uno fra i settori più avanzati della comunicazione e invece che sbocciare, fiorire, guadagnare in considerazione e, dal loro punto di vista, pensare che tutto sommato hanno fatto un buon lavoro, che ti hanno tirato su come si deve, che adesso sei a tutti gli effetti un adulto, un professionista, uno sul quale si può fare affidamento, insomma “uno dei nostri”, diventi d’un tratto un ignorante esaltato, un rompicoglioni pieno di seghe mentali, uno che non pensa ad altro che far scarpe, mettersi in mostra, dare ordini e sgomitare. Lo sappiamo, disse. Ci sono razionalizzazioni, ristrutturazioni, accorpamenti e riqualificazioni funzionali. Devono piazzare amici, affini e parenti. Chiaro. Perfetto. Ricevuto. Sappiamo tutti come va il mondo, non siamo nati ieri, e non siamo cresciuti in Scandinavia. Ma a parte il fatto che siamo cattolici e prima che cattolici cristiani, impegnati in quella che fino a prova contraria è pur sempre una Diocesi, cioè un braccio della Chiesa, retto da ministri del culto che la domenica tornano a dir messa e durante la settimana conducono attività che nel complesso e non per niente prendono il nome di Pastorale, a parte tutto questo, malgrado tutto questo, in virtù di tutto questo e proprio perché sappiamo come vanno in realtà le cose, proprio perché passano sopra le nostre teste, proprio perché rispondono a logiche alle quali non ci è sempre dato attingere, proprio perché non ci è sempre permesso far la parte del pastore, della pecora o del cane, proprio perché da sempre fra i cani dimorano i lupi e fra le pecore si insinuano i ladri, proprio per questo, perché lo sappiamo, fra noi, negli uffici, in associazione, al cinema, al teatro, nel mondo, nella vita, non ci si comporta così. Da lupi? Non si prendono in giro i colleghi!, non si umiliano le persone, non si leva alla gente il tappeto da sotto i piedi. Il tappeto? Non si fa mobbing!, sbottò Daniele, prendendo a ricapitolare con quale sadica, untuosa noncuranza Remigio Bronzato, capoufficio alle comunicazioni sociali, il lunedì precedente, gli avesse fatto scrivere sei volte consecutive una circolare farlocca, prima di scuotere la testa e scarabocchiare su un post-it usato quattro righe sgrammaticate ordinandogli di limitarsi, una buona volta, a copiarle. Ma oggi vado in ufficio e mi tolgo la soddisfazione. Bronzatooo!, urlò. Lo vedi questooo?, fece. Tutto nel culooo!, giubilò, schiaffeggiando nell’incavo del gomito il palmo dell’altra mano.

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