fantannuncio a fantamadonna 01

28 novembre 2012

Sentiero.

Dalla vigna di fianco alla casa, spostando piccoli tralci, Miriam osserva il solicello calare sul sentiero che conduce in paese. Il calesse con le merci, di ritorno a valle, è passato da poco, e la polvere mossa dalle sue ruote va rapprendendo a mezz’aria in una lunga coda di gatto. Di color farina, con il fresco il sentiero si scheggia d’argento, e finché le case sono rade lo accompagna un muretto di pietre calcaree. Sui tetti, panni stesi lambiscono pialle, panche, morse. Qui e lì sbucano teste ciondolanti di bestie, assicurate con corde ad anelli conficcati nella pietra o sul bordo della strada, laddove il dislivello la congiunge con il piano del tetto. Il cielo, i cui umori addensano sulle cisterne dell’altura, ha scuciture di fumo. Più a valle invece il cammino sale per lenti rettilinei scoperti, punteggiati da qualche ulivo, curvando intorno a una ginestra; e i piedi di Miriam che, con un vaso sotto il braccio si è incamminata, si posano sui suoi sassi spaccati, larghi, lucidati dal trascinarsi dei calzari e dal rollare delle ruote. Sono corrugati, qui e lì, come il tegumento di un animale sopito: il silenzio che si apre al passaggio per chiudersi alle sue spalle, le ricorda che quand’era piccola e per brevi periodi faceva ritorno al paese, fantasticava di camminare sopra una mastodontica groppa.

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