fantannuncio a fantamadonna 02

1 dicembre 2012

 Fonte.

Alla fonte, in uno spiazzo a mezza via fra la vigna e i due appezzamenti contermini, la vecchia Ester, zoppa, curva sulla treccia dell’acqua, sta riempiendo un orcio. L’orlo del recipiente raschia la pietra viscida, nera, mentre lei, con un gesto del braccio, allontana le vespe. Il marito, a capo scoperto, si sporge sulla pensilina di legno, paglia e argilla che ripara l’ingresso dell’abitazione. La donna si gira appena e, continuando a smanacciare, dà una voce poco convinta ai bambini che giocano, dalla parte opposta dello sterrato, con un cane. Il vecchio, scorgendo Miriam, solleva un braccio in segno di saluto, ma voltando l’angolo per recarsi sul retro, verso la stalla e il catasto della legna, prolunga l’occhiata. Sbrigate le ultime incombenze – un po’ di biada, immagina Miriam, e uno sguardo al vitello, nato da poco e coperto di moscerini – si sciacquerà il viso per sedere all’aperto, sotto la tettoia, con qualche oliva e un po’ di vino. Ester frattanto raddrizza l’orcio e, appoggiandosi al bordo, rumina un rimprovero: i bambini stanno facendo volare il cane per aria, latrante, attaccato con i denti a una delle loro casacche. Non fanno mica niente di male. La vecchia sussulta, sorpresa. Buona sera, Ester. Ah!, buona sera. Buona sera, ripete Ester, il gomito piegato e il pugno su un fianco. Un tafano sfiora il volto di Miriam, che si discosta soffiando. E mentre Ester, in un dito di melma, spinge l’orcio per spostarlo, facendolo ruotare, Miriam si scopre il capo per bagnarsi un po’. Ester la osserva da capo a piedi, trattenendo lo sguardo sulle sue mani arrossate. Poi scuote la testa, sprezzante. Niente di male, ripete, parlando fra sé. Per carità. Qui non hanno rubato. Non ancora, almeno. E il cane, borbotta, non è suo. Ma non li conosce, non sa di chi siano, e non le piacciono. Miriam annuisce ravviando i capelli e asciugando il viso con un lembo della tunica. Poi avvicina il suo vaso, lo inclina e, osservandoli, lo appoggia alla pietra. I bambini sono magrissimi, seminudi, sudici. Quello in disparte, più alto, con la macchia nera sul viso, porta un pugnale a tracolla, e in mano tiene una fionda. Le sta guardando. Gli manca un occhio.

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