fantannuncio a fantamadonna 03

8 dicembre 2012

Vicinato.

Gli anni passati, quando faceva ritorno dalla capitale dove, grazie all’intercessione dello zio sacerdote, riceveva l’educazione, fermarsi alla fonte le dispiaceva meno che salire in paese. Il silenzio e l’abbandono che regnavano fra i viottoli accidentati e i pochi rachitici campielli erano acuiti sia dai movimenti fuggenti degli sconosciuti, sia dagli occhi di coloro che invece le si facevano incontro – sempre così insistentemente fissi, nella varietà espressiva di volti per altro laconicamente affini. I pochi bambini di cui, dietro un angolo tagliato dal sole oppure fuori dalla finestra della casa di un conoscente, sentiva il vociare, non sapevano esattamente chi o cosa lei fosse; e se i suoi genitori si fermavano all’ombra per scambiare con un vecchio qualche parola, il loro gioco si placava in occhiate spettrali, rotte da uno schiamazzo e dalla fuga, fra le risate, di uno di loro.

Benché Ester non avesse mai avuto un bel carattere e faticasse a nascondere l’irascibilità, Miriam era divertita dal suo ininterrotto recriminare, dallo sbuffare, dal modo in cui rovesciava il capo sillabando invocazioni ben più prossime alla rimostranza (se non proprio alla provocazione) che al lamento. Ma era sempre stata gentile con lei, persino ossequiosa. Al punto da scatenare i ghiribizzi di Amos, lo stolto, di qualche anno più grande. Miriam ricorda come nel mostrarle un sasso dallo strano colore l’avesse sorpresa con una violenta innaffiata; oppure come si fosse lasciato cadere dall’albero sbarrando gli occhi e afferrandola; o ancora, sempre per farle spavento, avventandosi, avesse spalancato le fauci piene di terra e di larve. Il brontolio della madre, tutt’occhi quand’era nei paraggi, cedeva allora a una progressione – ma non capisci niente!, idiota!, proprio niente! – che, fra saltelli, grida e scempiaggini, accendeva il viso di Miriam, rigato di lacrime, del sorriso più luminoso. Cosa ho fatto! Cosa abbiamo fatto! Un indemoniato! Che tu sia lodato, Signore, per tanti doni!

Come i fratelli maggiori, anche Amos era espatriato. Molti maschi prendevano la via di Giuda – Erode innalzava fortezze, svecchiava città e ne fondava di nuove mentre i romani, stringendo il loro dominio, dispiegavano una vasta opera di costruzione e collegamento – per proseguire verso la costa, irretiti dall’opulenza delle metropoli mediterranee. Altri, invece, preferivano i villaggi e le cittadine disseminate lungo i litorali del Lago, sia in Galilea che nel Golan; certo più disadorne, ma meno brulicanti di gente, merci, culti, linguaggi e quindi anche di pericoli. Il maggiore dei figli, riverente, ma di temperamento assai suscettibile, dopo un periodo nel deserto, si era stabilito in uno di quei paesini per dedicarsi a commerci legati all’attività della pesca. Era giunta voce, tuttavia, si fosse unito al seguito di uno dei più irruenti predicatori che battevano la costa, invocando il tempo messianico e infiammando gli animi con parole di intransigente amor patrio.

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