fantannuncio a fantamadonna 07

23 dicembre 2012

Bambino.

Miriam non sa cosa rispondere – insomma?, non dici niente?, si avvicina il gran giorno, le domanda Ester – e in effetti, in un attimo, quando la vecchia ripeterà esattamente le parole appena pronunciate, Miriam annasperà in un’ansia tanto penosamente febbrile quanto quella esperita da Zaccaria, e più spietatamente all’avvicinarsi del miracoloso natale del Precursore, come Elisabetta tre giorni or sono si è espressa. In questo preciso istante, tuttavia, Miriam è distratta dal bambino che fa vorticare il cane a mezz’aria, poiché ha deliberatamente mollato la casacca alla quale, ringhiando, stava aggrappato e adesso – un capogiro – casacca e bestiola sono un uccello dalle ali bizzarre, spezzate in volo. Miriam sussulta seguendone l’arco fin giù dal dirupo, dove non può più vedere e la vecchia, che fa in tempo a cogliere il cencioso precipitarsi dei bimbi, sputa nel fango coprendo il grumo col piede: lasciali perdere, non starli a guardare, si sfoghino su quella creatura e se ne vadano al diavolo, che è meglio per tutti. Ma finché Ester si spiega, il bambino rimasto, con il volto sfondato e la bocca nera, ancora una volta le inquadra. Miriam ne intuisce l’età, maggiore di quella degli altri, e mentre quello, stirandosi, allarga un enorme sbadiglio, lei rabbrividisce. Il silenzio è d’un tratto assoluto, il tempo stesso, come ogni moto, sembra interrotto, lo sguardo di Ester, sul ciglio della scarpata, è fisso fra steli d’erba gialla; e così resta, del tutto immobile, quando il passo indolente dell’accecato li calpesta. Poi la testa penosa sul gambo del collo scompare ondeggiando fra le spighe matte e un croccare di crosta sbriciola l’incanto. Ester, zoppicando, fa un passo malcerto verso l’angolo dell’abitazione, dove compare il marito che, con il peso del corpo su un piede, spezza un bastone appoggiato di sbieco. Anche lui le osserva e Miriam, rimescolata, poiché insieme al moto tornano la confusione, l’imbarazzo e il presentimento di un differente pericolo, d’un tratto ricorda la palla di stracci cielo e polvere a spire che è Ester. Amos grida, il buon Mattia accorre, poi mani poi gambe poi testa e braccia e polvere a spire dalla palla di stracci di cielo che cade per terra: cos’hai da bestemmiare, donna!, non temi l’ira di Dio? Sarà quella del mio bastone, allora, a raddrizzarti! Lo squarcio rapprende mentre le parole di Ester, come scritte di fumo che ora dissolve, tornano sulla sua bocca identiche a prima: allora?, non dici niente?, si avvicina il gran giorno. E come prima, il cuore di Miriam si stringe.

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