fantannuncio a fantamadonna 12

13 gennaio 2013

Ester.

La mamma, debolmente, le ha domandato se non fosse curiosa di farne la conoscenza e, dopo l’incontro, si è limitata a osservarla, annuendo. Il papà si è addormentato. Miriam pensa che il suo silenzio possa aver destato in loro preoccupazione e ha fiutato l’errore, il fraintendimento, il dolore in agguato. Il guizzo negli occhi di Ester gliene offre conferma, la sua grossolanità le offusca la vista. Ed ecco: non so cosa dirti, Ester, si sente dire. Ma non si rende conto del tono che assume, né della forza che mette nello strappare la manica alle mani di lei. Di più: la dirittura della schiena, lo schiudersi del sorriso, il sopracciglio sottile, falcato: la bellezza naturale del primo, istintivo scetticismo di una ragazza, che scatta e taglia netto. Miriam non sa il proprio viso. Non sa cosa racconti. Di cosa parli. Dimmi di te, piuttosto. Come stanno i tuoi figli? Come sta il buon Mattia?
Mattia? Mattia, dici? Un soffio muove la veste. Odora di pioggia.
Proprio Mattia, l’amabile Mattia.
Te l’avranno detto. Ma sì. È ovvio. E’ ovvio, ripete la vecchia, scostandosi. E infatti tu ridi!
Il marito di Ester, dalla tettoia, sotto la quale ha acceso un lume, chiama la moglie, affinché porti l’acqua per lavarsi. Ester si volta, vengo!, e poi sputa per terra. Zoppicando, fa uno o due passi. Ma un momento dopo, guardando le nuvole scure che, sulle colline, iniziano a muoversi, scuote la testa. Torna sui suoi passi e, quasi di profilo, per tenere d’occhio i movimenti di Joab, sussurra: non mi siete mai piaciuti. Hai capito? Né tua madre, che per me non ha mai avuto una parola di gentilezza, né tuo padre, che non ha mai avuto per Joab una parola di amicizia. Tu sembravi una buona bambina. Quando ti vedevo ogni morso allentava la stretta. E se Amos ti veniva vicino la luce prendeva a brillargli negli occhi. Ma non sei diversa. Tre giorni ti sono bastati. Tre giorni in questo paese, che sembra dormire e invece non fa che vegliare. Tre giorni e conosci già tutto, non è vero?
Ester, ho forse detto qualcosa che.
Tu sai quel che hai detto!, sibila Ester.
Ma no. Mattia era…
Mattia non è più qui! Non c’è più! Mattia non c’è più, hai capito? Hai capito? Mattia è morto. E se non è morto, non voglio sapere.
Morto?
Non importa.
Ester…
Ester che cosa? Cosa? Non era possibile tenerlo. E non avremmo dovuto nasconderlo. Ma quando Mattia disse a Joab dei bambini intorno a lui, alla pietraia. Come se facessero la guardia. E Joab pensò che vaneggiasse. Che fosse l’agonia. Ma poi li vide. Vide i bambini. E allora comprese. Non avremmo dovuto tenerlo!
Ester, non importa.
Non importa?
No, non volevo.
Non volevi?
Credimi. Io… non so che cosa…
Parli come un’adulta, ti muovi come un’adulta, sai bene quello che dici. Dunque, cos’è che non volevi? Ferirmi? Vi sento, sapete? Ti sento. Ester ha un brutto carattere. Ester si lamenta. Il marito di Ester, così devoto. Quale sciagura, Ester. La rovina di Joab! Ma non ho che piaghe, io. Lo capisci questo? Lo capiscono, loro? Lo capisce tuo zio?
Ester, scusami. Ho sbagliato. Ho sbagliato…
Ester non sbaglia! Ester conosce le persone, conosce le cose! Perché non mi chiedi di Amos, con cui giocavi? Perché proprio Mattia? L’amabile Mattia.
Non so niente di Mattia, Ester. Ti prego di credermi. Non so niente! Non so cosa ti faccia stare così, ma io non penso male di te, non penso niente, niente. Oh Signore! Cosa ho detto…
L’hai mai visto un lebbrosario?
No…
L’abbiamo lasciato lì, nei pressi, fuori dalle mura, nel deserto intorno a Cafarnao. Li si vedeva, nella distanza, come attraverso il fumo. Giravano nella sabbia livida, sbiancata, e nella sabbia c’era una cavità, la sabbia era una cavità scavata dai loro passi, e loro cadevano a terra, trascinandosi, e si rialzavano, e qualcuno si staccava dal circolo per dirigersi verso le mura della città, per l’acqua, per il cibo, una fiammella nera, a mezza via, un’altra fiammella nera e ancora un’altra nella distanza, e cadevano, come si spegnessero, e si rialzavano, e talora morivano presso i portali della città, dove non potevano stare, non potevano sedersi all’ombra delle mura di cinta, così camminavano dai portali alla cavità, e nella cavità, in circoli di fiammelle nere, seguitavano ad ardere, non li lasciavano entrare se non uno per volta, così uno per volta si staccavano dal circolo e intraprendevano il viaggio, spegnendosi e rialzandosi, e per il resto del giorno e della notte, spegnendosi e rialzandosi, camminavano. Che il sole li bruci. Li bruci tutti.
Ester, non parlare così
L’hai mai visto, Miriam, un lebbrosario?
No, madre mia, no!
Suo padre, Dio l’abbia in gloria, non gli ha permesso di entrare nella casa. Non gliel’ha permesso. Stai lì!, gli diceva. Stai fermo lì, maledizione!, urlava. E Mattia si batteva la testa. Stava sul masso, sotto l’albero, dov’erano prima i bambini, fermo lì!, gli diceva, non muoverti!, e Mattia gli diceva sì, padre, e aveva la veste stracciata, e con la veste stracciata si era fasciato le mani e i piedi e la fronte, ma sul viso e sul torace vedevo corolle, le pupille serrate fra falci di luna, la pelle rotta e riarsa, Miriam, grigia e scura come la cenere del legno, grigia e chiara come la tigna della farina. Si era seduto sul masso dov’erano i bambini, e piangendo si percuoteva, e a me, sua madre, diceva va via!, va via ti dico!, così diceva, vai dentro, maledetta!, e il padre allora domandava al figlio cosa lo avesse spinto qui, perché fosse tornato, e chiamava il Signore battendo la fronte sul suolo e diceva ascoltami!, aiutami!, non abbandonarmi! Quella sera, dopo l’imbrunire, lo condusse oltre le palizzate delle cisterne sull’altura, tenendolo a pochi passi da sé, dietro il costone, passando tra il podere di Gad e quello dei tuoi genitori, un’ora da qui, alla pietraia, fra le serpi e i ragni, dove un tempo andava Shura a pregare, poiché con le bestie in quel luogo i pastori non vanno, poiché anche le bestie in quel luogo impazziscono, e da quella sera gli portava l’acqua e il cibo, e gli portava le bende, e ogni sera si fermava a pregare con lui. Ma non gli permetteva di scendere. Non voleva che Mattia si facesse vedere, non voleva che le persone ne conoscessero la punizione. Ora dimmi, Miriam, se puoi, dei tuoi genitori, vecchi e sterili, e dei tuoi parenti, vecchi e sterili, ora guarda la vecchia Ester, Miriam, e dille che andrai sposa al falegname, discendente di Davide, quarant’anni più vecchio di te, e poi dì alla vecchia Ester, della colomba volata dal bastone del falegname e dell’angelo apparso a Zaccaria, discendente di Levi, tuo zio, Miriam, che viene in paese ad annunciare la pienezza del tempo, e viene in paese proclamando miracoli. A Joab il Signore ha concesso tre figli senza rispetto, che non danno frutti se non quelli che hai appena visto giocare e abbandonano la terra mentre i vecchi fornicano e i ventri delle vecchie si gonfiano. Joab non sapeva i suoi occhi, la linea delle sue labbra, il suo stesso sgomento, come tu Miriam, non conosci il tuo volto privo di segni. Joab non sapeva come di padre in figlio più che la parola il silenzio trasmetta soggezione estraneità debolezza, ma non aveva Joab che il muto alfabeto del volto in risposta alle domande di Shura. Non voleva che la rabbia crescesse frammista alla devozione, e pensava di stare nel giusto, Dio gli aveva dato tre figli, della terra da lavorare, e lui doveva tacere, crescere i figli, lavorare la terra, far rispettare la legge. Così usò il bastone sul figlio quando il figlio alzò la voce contro gli anziani poiché gli anziani parlavano senza sapere la legge, e alzò il bastone sul figlio quando il figlio alzò la voce con il sacerdote poiché parlava secondo la legge, ma non c’era giustizia nei risultati della sua applicazione, e usò il bastone quando il figlio alzò la voce contro il sacerdote dalle parole fluenti, Zaccaria di Betlemme della Classe di Abia discendente di Levi, tuo zio, Miriam, quando questi disse che non di giustizia aveva sete il Signore, seminando sconcerto e indecenza che né il sacerdote né l’assemblea degli anziani né il povero Joab seppero fronteggiare se non chinando il capo, borbottando, soffocando la più ovvia delle domande, quale Dio potesse mai essere e cosa potesse mai volere un Dio che non intenda giustizia. Quale Dio?, domandò allora il figlio, di quale Dio parlate, tu e gli altri vecchi?, e non sapeva Joab quello che il figlio vedeva, non sapeva ciò di cui gli parlava il suo silenzio: un padre, un amico, un fratello, un figlio ammazzati, e l’orrore di un bambino che assiste alle impiccagioni, alle trafitture, alle crocifissioni. Tu non sai chi sei, tu non vuoi ricordare chi sei!, urlò il figlio. Per questo alzò il bastone contro il padre, e chiamandolo vigliacco, chiamandolo traditore, lo rese uguale a chi si era adattato e, senza lutti, indifferente, viveva di ciò che gli era concesso dagli empi. E Dio ha punito il padre per il figlio che si credeva migliore del padre e gli ha reso pazzo il terzogenito. E Joab, che da quel giorno non ha più pregato, aspetta che l’ultimo colono sia tornato dai campi, aspetta che il tramonto trattenga i pastori, aspetta che il calesse del mercante riprenda il sentiero per la pianura. Quando scende l’oscurità Joab si carica le spalle, prende il bastone e porta al diletto l’acqua da bere, i medicamenti, e il cibo per mangiare. Ecco, Miriam. Era questo che volevi? Dell’altro? Non hai più niente da domandare alla vecchia Ester?
Nient’altro! Non dire altro, per carità!
Lasciami dire, invece! Non sarà certo Ester la prima a chiedere conto di quel che succede, e del perché succede.
Madre, abbracciami!
E in ogni modo ciò che succede e le ragioni per cui succede non sembra un problema vostro. A quanto pare il Signore per voi ha sempre in serbo sorprese. Siete speciali. E lasciami!
Per favore, Ester!
Lasciami adesso!
Miriam toglie le mani dalle guance di Ester.
Venite qui. Vi insediate. Prendete la terra. Ma non siete di questa terra! O così pare. Dio per voi ha altri piani. Ma in questi piani non è compresa la restituzione di Mattia, o la ragione di Amos. E quale miracolo sarebbe se il padre e il figlio facessero pace!
Miriam avvicina la fronte di Ester alla sua e cerca di metterle una mano sulla bocca.
Non dire così, Ester, non dire così!
Si è saputo di tua zia, digrigna la vecchia. I vicini del falegname non facevano che parlarne. Già di cinque mesi! Così ha detto Anania. Rideva, se lo vuoi sapere. Come tu hai riso di me. All’età di Elisabetta, un vero miracolo, ha detto. Un angelo. Non il vecchio sacerdote. Non uno sbandato. Non sono cose che accadono a voi, queste! Eppure la vecchia Ester ha già sentito questa storia. Migliaia di volte. La stessa storia. Ed è una storia che ti riguarda, Miriam, o sbaglio?
Ester spinge Miriam lontano da sé.
Tu stai pensando: Ester è cattiva, Ester parla per bocca del demonio.
Ester…
Com’è finita la povera Ester, che tanto mi voleva bene. Ma Ester ricorda. Ricorda le malelingue. Ricorda il vicinato. Date loro il podere, dice Zaccaria. E fu dato loro il podere. Date loro i coloni. E Joab raccoglie i coloni. Fate che lo lavorino. E Joab lo lavora. E quando i figli crescono, il più devoto fra i figli, gli si rivolta contro. Ma adesso dimmi, Miriam: se si trattasse di Ester e non della moglie di tuo zio. Se accadesse a Ester, invece che a tua madre decrepita? Avanti, bambina. Guardami bene. Guardami, ti dico! Ebbene? Cosa direbbero, i vicini del falegname? Cosa vedrebbero? E tu? Cosa diresti, tu?
Afferrandola: cosa vedresti, tu?
Scuotendola: Un miracolo, non è vero?
Penseresti a un miracolo?
Rispondi!
No!, urla Miriam.
Maledetta puttana!
Joab, no!, urla Miriam.
Ancora bestemmi, maledetta!
Ester rotola nella polvere.
Il bastone è nel cielo.
No!, no!
Joab, incurvato, a torso nudo, colpisce con un calcio il recipiente colmo, che si rovescia.
Invece di far quel che devi!
E lo colpisce nuovamente, con il bastone, che si scheggia. E ora lo solleva per colpire, una seconda volta, la moglie.
No!, grida Miriam.
È quasi un latrato.
Il vecchio si arresta.
Guai a te!
Joab si volta verso Miriam, incredulo.
Cos’hai detto?
Guai a te, vecchio!, ripete Miriam.
Le braccia di Miriam, tese lungo i fianchi, si chiudono in due piccoli pugni rossi. Quasi si domanda, Joab, come faccia a stare in equilibrio: tesa verso di lui, inclinata; ma dritta sulle punte, come una lancia piantata di sbieco.
Respira veloce, ansimando. E’ bianca in viso. Un bianco ricamato, di luna. Le narici colano.
Parla!, dice Joab. Cos’hai da dire?
Gli occhi, spalancati, vacillanti.
Aah!, dice la vecchia, da terra. Se parla, si mette a frignare!
Allora?, dice Joab.
Miriam non parla. Scuote la testa.
Ma cosa vuoi che dica. Non la vedi?, sghignazza Ester.
Vai via!, dice Joab.
Miriam dissente.
I pugni, tutti rossi, fremono.
Vattene!, urla il vecchio, piegandosi.
Ma la sua voce è di vetro.

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