Gentile Direttore,

rispondo con rincrescimento e amarezza alla lettera di contestazione da Lei consegnatami in seguito ai fatti occorsi in data 7 e 10 novembre allorché, alla medesima ora, provvedendo agli spettacoli delle ore 22.30, proiettavo rispettivamente “Figli delle stelle” al posto di “Inception” e “Cattivissimo me” in luogo di “Last night”. Gli errori da Lei segnalati sono stati infatti da me commessi svolgendo mansioni lavorative la cui piena ordinarietà non ammette, sia da un punto di vista tecnico, sia da un punto di vista umano, giustificazioni di sorta. L’evitabilità, la ripetizione, la vicinanza temporale degli errori da me commessi lascia spazio soltanto ai sentimenti di cui sopra – di rincrescimento, anzitutto, non solo per quanto concerne i disagi cagionati agli spettatori, costretti ad uscire per comunicare al personale di sala l’accaduto; ma anche per le ricadute delle mie disattenzioni sul sempre ottimo lavoro di squadra dei colleghi e soprattutto sull’immagine di un’azienda che, in particolare attraverso la Sua direzione, ha fatto di puntualità e precisione i cardini di un’eccellenza largamente premiata dal pubblico. E in seconda istanza di amarezza – per quanto invece inerisce l’evitabilità di siffatti errori, nel quadro di professionalità e competenze che un’azienda come la nostra incoraggia e implementa consentendone lo svolgimento al livello più innovativo, non senza motivo d’orgoglio per chi come il sottoscritto in esse è coinvolto. Confidando nella benevolenza e nella fiducia fino a oggi accordatami, vorrei di conseguenza esprimere, sia ai colleghi che a Lei personalmente, le mie più sentite scuse garantendo contestualmente con la massima serietà il mio più severo impegno affinché siffatte negligenze non abbiano in futuro assolutamente a ripetersi.

Distinti saluti

 

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sono forze millenarie

14 novembre 2010

L’altra notte mi sogno di essere nell’appartamento in cui vivo, in una stagione che è adesso, ma sembra settembre, con una luce di taglio da metà febbraio. Eppure fa abbastanza caldo. Suona il telefono e mi dicono che finalmente posso partire per Los Angeles. Io mi dirigo verso il terminal, salgo una lunga scalinata e arrivo nel punto preciso in cui ho appuntamento con Umberto, che parte con me. Al posto suo c’è Sean Penn, che mi saluta con affetto. Ha una camicia azzurra, modi gentili, e il ciuffo di capelli portati all’indietro, in ordine. Un po’ sorpresa gli chiedo perché ci sia lui al posto di Umberto e dove sia Umberto, che ho cercato ripetutamente al telefono e non mi risponde. Al ché Penn, sorridente, afferma: – Umberto ti aspetta a Los Angeles. È già là. Umberto sono io. – No – faccio – tu sei Sean Penn, non sei Umberto. – – continua lui – sono Sean Penn e sono anche Umberto. Riluttante salgo sulla navetta che dovrebbe portarci all’aereo (Padova-Los Angeles, 8 ore senza scali!), ma invece di percorrere pochi metri, attraversiamo una città che è Padova, ma è Milano e sembra la Svizzera. Arriva un’hostess, stizzita mi dice – Dov’è il tuo bagaglio?Non ce l’ho – non avevo niente a casa, non c’era nemmeno la valigia – son partita di fretta. Seccata, scuote la testa e definitiva – Non si può andare a Los Angeles senza un bagaglio. Non puoi partire. Guardo attorno imbarazzata e vedo Penn che mi allunga un computer e mi consiglia di tirar fuori da lì qualche vestito. Io disegno col dito abiti sul monitor che immediatamente si materializzano al mio fianco. E però non sono convinta, è tutto così affrettato, e poi dove diavolo è Umberto, perché non risponde, e su questo mi sveglio e me lo trovo lì vicino a me che dorme.

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